Maria Teresa Ruta: “Implorai Mediaset di non chiudere Ok, il prezzo è giusto. Non ci fu verso”
“Fra quattro anni compirò settant’anni. La mia strada l’ho fatta e ora mi sto dedicando alla mia vita, visto che per troppo tempo non ho potuto farlo”. Maria Teresa Ruta lo afferma col tradizionale sorriso, analizzando con soddisfazione una carriera partita ormai quasi mezzo secolo fa.
Nata a Torino da papà piemontese e mamma calabrese (“ma i miei nonni paterni erano originari di Siracusa e della Romania”), l’amore per il pallone scoccò fin da piccolissima, per via di un grande campo da calcio situato davanti casa: “C’è tuttora ed è molto bello – rivela la conduttrice a Fanpage.it – le squadre di Serie A che venivano in trasferta lo usavano per fare gli allenamenti. Stando al sesto piano si vedeva tutto perfettamente ed essendo una bimba irrequieta la domenica mattina venivo messa sul balcone col compito di avvertire mio padre se qualcuno avesse segnato. Cominciai così a fare le prime telecronache ed imparai una terminologia sportiva di base”.
Laureata in Scienze Politiche, la Ruta iniziò a lavorare già a 15 anni, quando ancora frequentava il liceo. Molteplici i concorsi di bellezza a cui si iscrisse, con due incoronazioni, una a Miss Muretto e l’altra a Miss Mondo Suzuki. A quel punto, la destinazione più logica sarebbe dovuta essere Miss Italia. La madre però si oppose: “Avevo già vinto due concorsi importanti e temeva una delusione. Considerava quel percorso rischioso e non voleva restarci male. ‘Tanto non ti serve, che ci vai a fare’, mi disse. La ascoltai”.
Nel 1978 inaugurò l’esperienza a teatro recitando nella compagnia di Carlo Campanini, alternando l’impegno ai primi passi da modella e indossatrice: “In seguito arrivarono gli spot e la chiamata per fare una delle ‘signorine buonasera’ nel programma con Aldo e Carlo Giuffré. Collaborai inoltre con Ugo Gregoretti e Andrea Camilleri e furono proprio loro a suggerirmi di andare a Roma a svolgere dei provini televisivi che prevedessero il ruolo di presentatrice e non di semplice soubrette. Un amico capocomico mi affittò casa sua nella Capitale per sei mesi e partecipai a tutti i tipi di casting”.
In tal senso, le primissime selezioni per “Fresco Fresco” non andarono bene, mentre il risultato fu positivo nel 1983: “Conducevo con Gianni Ippoliti. Si trattava di una trasmissione estiva quotidiana che andava in onda da diverse località turistiche. Fu un debutto duro che mi temprò”.
Con “Caccia al 13” su Rete 4 ci fu il primo avvicinamento al calcio.
Al timone c’era Roberto Bettega, che se ne andò per volare a giocare in Canada. Il posto rimase scoperto e dopo tante riflessioni qualcuno chiese se ci fosse una donna capace di parlare di pallone. Al provino ci presentammo io e Cristina Parodi.
Fu la svolta.
Approdai a ‘Sereno Variabile’ e a ‘Calcissimo’, un quiz di Rai 2. Finii quindi a ‘Italia Sera’, con Badaloni e la Bonaccorti, e realizzai parecchi scoop. Fui la prima donna a salire sulla Amerigo Vespucci, intervistai Maradona e un esordiente Yuri Chechi. Divenni la ragazza dello sport e un articolo che mi dedicarono risultò determinante.
In che senso?
Affermai che la vera conquista del mondo dello sport da parte di una ragazza bionda che si occupava di calcio ci sarebbe stata solo quando questa sarebbe approdata a ‘Tutto il calcio minuto per minuto’. Il titolo di quell’articolo fu ‘Ciotti, dammi la linea’. Quando lo stesso Ciotti arrivò alla ‘Domenica Sportiva’ e servì individuare una donna che lo affiancasse pensarono inevitabilmente a me. Tieni conto che scrivevo per Tuttosport, dove svolsi il praticantato. Avevo una certa preparazione.
Rimase alla “Ds” per cinque anni. Che ambiente trovò?
Era un contesto ancora totalmente maschile. Alba Parietti e Antonella Clerici arrivarono dopo. Fui accolta dallo stupore e da un minimo di derisione. Non ci fu alcun accanimento, anche se per tutto il primo anno rimasi relegata a ruoli minori. A cambiare le cose fu un elogio in diretta di Trapattoni.
Racconti.
Lo avevo intervistato tempo addietro e una sera domandò perché non fossi seduta al tavolo con gli altri esperti a discutere: ‘Questa ragazza è bravissima e preparata, dovrebbe stare qui’. Lo dichiarò in diretta, davanti a milioni di spettatori. Un attestato di stima che generò piccole invidie.
Da parte di chi?
Delle altre donne. Quando rimasi incinta circolò una lettera interna in cui si chiedeva che rimanessi a casa per via della mia condizione. Ma io non avevo annunciato al pubblico la mia gravidanza. Mettevo abitini stretti coperti dalla giacca. Quella comunicazione si poneva l’obiettivo di arrivare ad una mia sostituzione. Io fui chiara: ‘Se la Rai mi assume e vuole che vada in maternità, sto alle regole’. Ciotti mi venne in soccorso: ‘Maria Teresa lavorerà fino a quando se la sentirà’. Successe che partorii il 4 dicembre, mi rimpiazzarono la settimana successiva e poi il campionato si fermò per la pausa natalizia. Al rientro ero di nuovo al mio posto.
Ciotti coniò per lei innumerevoli definizioni: “Il sorriso che non conosce confini”, “la flemma che non colsi”, “la finestra sul mondo”.
Avevamo un rapporto molto professionale e non compresi subito quanto fosse prezioso per me. Mi sgridava, suggeriva, consigliava. Purtroppo era difficile giocarci a carte. Non voleva mai perdere e nessuno voleva mai sedersi al tavolo con lui. Una volta mi mandarono avanti senza avvisarmi delle sue reazioni. Diciamo che se a riflettori accesi era un adulatore, quando giocava diventava misogino! In ogni caso, un immenso maestro.
L’annuncio in diretta della morte di Gaetano Scirea fu il momento più doloroso di quell’avventura.
Sicuramente. Stiamo parlando di un amico carissimo morto in circostanze tragiche. Ma porto nel cuore anche episodi bellissimi, come i racconti dei trionfi nella scherma e nel basket.
Per Biscardi, al “Processo”, fece l’inviata.
Ci vedevamo a Roma, in redazione. Aldo era una persona simpaticissima e bizzarra. Quell’esperienza fu addirittura più faticosa, dato che dovevo spostarmi in continuazione in giro per l’Italia. Senza dimenticare che facevo anche ‘Giochi senza frontiere’.
In quel periodo posò in topless per “Tv, Sorrisi e Canzoni” assieme ad Emanuela Folliero, Cinzia Lenzi, Antonella Elia e Susanna Messaggio. Oggi una copertina del genere scatenerebbe il finimondo.
Alcune scelte di allora furono compiute con la massima onestà intellettuale e pure con un certo gradimento personale. Era una libera consacrazione. Ci venne proposto, qualcuna accettò, qualcuna no. Per quel che mi riguarda, sulla copertina di ‘Sorrisi’ ci sarei finita anche capovolta. Dagli anni ’80 fino al 2010 c’è stato il mito delle copertine, che poi è svanito. Lanciarono grandi personaggi e furono un tramite utilissimo.
C’è chi, vedendola adesso, parlerebbe di oggettificazione del corpo femminile.
I tempi sono cambiati. Ieri c’erano le copertine, ora ci sono i social. Sono stata una femminista agguerrita e lo sono ancora oggi, ma tante rigidità del politically correct e del MeToo vanno oltre a quello che è un sano rapporto tra uomini e donne. Io sono per la parità, però se in strada mi fanno un fischio non posso dire che non mi faccia piacere. Probabilmente appartengo alla vecchia generazione, ma per me è un modo per sorridere, per gradire un apprezzamento. Non ci trovo volgarità. Poi non lamentiamoci se i maschi non ci corteggiano abbastanza. Forse sono terrorizzati dal nostro atteggiamento.
Torniamo alla tv. Nel 1992 ecco “Giochi senza frontiere”.
Ettore Andenna non mi lasciava molto spazio, pur essendo un eccellente professionista. Sono sincera, da quel punto di vista era un accentratore. Con lui ho dovuto faticare. Conosceva benissimo i giochi e questo aspetto lo portava a pensare di essere l’unico conduttore. Ci sono persone che si mostrano meno generose perché sentono il programma una loro proprietà. Evidentemente quando decisero che dovessi affiancarlo si sentì messo da parte. Lo capivo e non era mio interesse pestargli i piedi. Ma non era l’unico a rivendicare i suoi spazi. Allo ‘Zecchino d’Oro’ stessa storia.
Con Cino Tortorella?
Sì. Ripeteva che il programma era suo. Veniva in camerino e si lamentava. Io lo rassicuravo: ‘Tranquillo, mi metto con i bambini ad alzare le palette’. E lui ribatteva sostenendo che i conti dovesse farli lui. ‘Va bene, fai come credi, non ho problemi’, ripetevo. Sai, con questi personaggi bisognava essere elastici.
“Uno Mattina” fu una tappa decisiva.
Decisiva e faticosissima. Mi permise di migliorare ulteriormente la mia ecletticità, di spaziare su vari argomenti, di occuparmi di cronaca e soprattutto medicina, la mia grande passione. Un giorno venne ospite Maurizio Costanzo per presentare il suo libro. Lo spedì in redazione e la notte prima andai a prenderlo, così da poterlo leggere. Al mattino sapevo tutto. Rimase sorpreso e andando via affermò: ‘Non me lo dimenticherò’. In effetti due anni dopo mi propose il trasferimento a Mediaset. Mi offrì un programma del mattino, ‘Vivere Bene’, contenitore dignitosissimo che, ahimé, non andava in diretta.
In compenso era in diretta “A tu per tu”, con la Clerici.
Antonella aveva proposto un programma di cucina per il mezzogiorno di Canale 5. Il direttore Giorgio Gori lo rifiutò. Si era inventato questo talk, che noi provammo a condurre fino allo stremo. Era una trasmissione da primo pomeriggio, sicuramente inadatta all’ora di pranzo.
Se Gori avesse ascoltato la Clerici, la storia de “La prova del cuoco” avrebbe preso un’altra piega.
Quello spazio era mio, magari avremmo potuto farla assieme, creando due squadre che si sfidavano ai fornelli. Essendo sotto contratto, ne avrei fatto parte. Oppure sarei potuta restare a ‘Vivere Bene’, cedendo ad Antonella il mezzogiorno.
Invece la Clerici se ne andò e ad “A tu per tu” sbarcò Gianfranco Funari.
Credo gli dovessero dei soldi per un programma non fatto e lo collocarono lì (ride, ndr). Io sono sempre stata un soldatino, non mi sono mai ribellata. Lo lasciai fare, vedevo che il progetto non aveva speranze. Me ne rendevo conto. Ad ogni modo, non lo ritengo un fallimento. Ci chiesero il 16% di share e noi raggiungemmo il 15.
Non andò bene nemmeno “Ok, il prezzo è giusto”.
Un grande programma e un grande dispiacere. Mi battei contro la chiusura, tentai in tutte le lingue di convincere Mediaset: ‘Guardate che tra poco entra in vigore l’euro e la gente ha bisogno di capire il valore delle cose’. Non ci fu verso. Leggo spesso che vorrebbero rilanciarlo. Bene, ma se si rifà occorre avere investitori e prodotti. Quel gioco mi mise in contatto con le persone. Incrocio ancora gente che mi dice di essere venuta in studio. Da quella trasmissione è passata molta umanità.
Nel 2003 si imbarcò per “L’Isola dei famosi”.
Stavo conducendo ‘Uno Mattina Estate’ e mi contattò Antonio Marano: ‘Al termine del programma ti andrebbe di andare per due settimane nella Repubblica Dominicana? Ti fai una vacanza e un po’ di reality’. Aveva bisogno di una conduttrice in carriera e mi rassicurò sul fatto che mi avrebbero nominata ed eliminata subito. Non andò così.
Non sapevate minimamente di cosa si trattasse.
Era la prima edizione in Italia. Qualcuno si era informato sulle versioni estere, ma io non ne sapevo niente. Gli organizzatori furono particolarmente crudeli. La prima settimana piovve sempre, perdemmo la prova e non ci fornirono il fuoco. Scoprimmo che non si mangiava per davvero e diversi concorrenti diedero di matto. Non io, che ero abituata alle diete.
Il cachet fu buono?
Macché. Penso di aver preso 200 euro di rimborso al giorno, oltre al compenso di puntata che non toccava i mille euro. Non avevo discusso di soldi, mi interessava prendere parte al primo reality italiano di sopravvivenza. Mi piace descrivermi come la donna delle prime volte.
A “Uno Mattina” aveva accolto sotto la sua ala protettiva Caterina Balivo.
Tutt’oggi mi ringrazia. Era giovanissima e voleva condurre una rubrica di cinema, che però era coperta. Le consigliai di dedicarsi al campo del ‘taglia e cuci’ e la feci istruire da Ivana Magri: ‘Così facendo diventerai la figlia che tutte le spettatrici vorrebbero’. Il successo avuto anni dopo con “Detto Fatto” fu in parte anche merito mio. Lei stessa me lo riconosce.
A “Pechino Express” nel 2018 trionfò inaspettatamente.
Una delle più belle esperienze della mia vita, sotto il profilo umano e lavorativo. Trovai persone splendide. Avevo visto il programma, ma guardarlo da casa non rende esattamente l’idea. Mi ero candidata più volte e la cosa non era andata in porto. Non ero nei loro pensieri. Poi, dopo anni, mi cercarono proponendomi di partecipare col mio compagno Roberto, che declinò non sentendosi predisposto per la tv. Quando tutto sembrava essere scemato si verificarono due avvenimenti che rendono valido il mio soprannome di ‘Ruta di scorta’.
Ovvero?
Filippo Magnini rinunciò al reality in seguito alla squalifica per doping e al suo posto ingaggiarono Le Coliche. Poi squalificarono Eleonora Brigliadori a causa delle sue infelici esternazioni su Nadia Toffa. Risultato? A tre giorni dalla partenza ricevetti la chiamata della produzione. Mi chiesero se avessi tutte le vaccinazioni a posto per partire per l’Africa e mi spiegarono che all’indomani avrei trovato Patrizia Rossetti nel laboratorio per le analisi. In realtà non ci incrociammo e ci vedemmo la primissima volta il giorno della partenza. Ci eravamo sfiorate superficialmente in qualche studio, ma non avevamo mai preso un caffè insieme. Il primo ce lo bevemmo all’aeroporto.
Intesa immediata?
Mi avvisò: ‘Ruta, stiamo una settimana e ce ne torniamo a casa’. Pian piano ci facemmo conoscere e apprezzare. Fummo sempre corrette nelle prove e ogni volta che una coppia veniva eliminata ci incitava pregandoci di vincere. E col mio entusiasmo riuscii a trascinare Patrizia.
Apprendeste della vostra vittoria a Milano la sera stessa della messa in onda. La proclamazione sul posto fu un bluff narrativo?
La gara dell’ultimo giorno era a tempo, c’erano i giudici step by step. Li trovavi in strada, ai semafori, con lo scopo di cronometrarti. Prima partiva una coppia e, a distanza di ore, l’altra. Nessuna delle due squadre conosceva i propri tempi e il diktat alle comparse presenti all’arrivo era quello di accogliere come vincitori entrambi.
Costantino vi celebrò. Eravate pertanto convinte di essere arrivate prime.
Arrivammo emozionate e, appena dopo la registrazione, la produzione ci portò in una casa, ci fece rifocillare, ci fece girare i commenti del confessionale e poi ci spiegò lo scenario: ‘Questa era una gara a tempo, ora dovremo capire che tempi hanno fatto Le Coliche’. Il montaggio lo effettuarono in extremis, a ridosso della puntata, così che nessuno potesse spoilerare l’epilogo.
Due anni dopo, in piena pandemia, entrò nella casa del “Grande Fratello Vip”.
Mi avrebbero voluto nel 2018, ma avevo dato la mia parola a ‘Pechino Express’. Mai avrei rinunciato a quell’esperienza. Il ‘Gf’ l’avrei potuto fare in altre occasioni, ‘Pechino’ no. Sentivo che la chance non si sarebbe ripresentata. Quando invece si rifecero avanti, avanzando l’ipotesi di un ingresso con Guenda, accettai.
Di quell’edizione si ricorda soprattutto l’imbarazzo di San Silvestro, con Alfonso Signorini che vi svelò l’elenco dei personaggi scomparsi mentre voi eravate rinchiusi in Casa.
Fu fuori luogo, soprattutto per i toni. Sembrava stesse annunciando le nomination agli Oscar. Non ebbi modo di controbattere, era talmente forte il mio dolore che non ce la feci. Paolo Rossi era stato il primo a rilasciarmi un’intervista come giornalista. Ero molto legata a lui, fu uno choc.
A proposito di Signorini, la sua caduta ha fatto esultare numerosi detrattori.
Conobbi Alfonso nel 1997 a Mediaset, avremmo dovuto lavorare assieme, ma l’azienda prese altre decisioni e finii a collaborare con Fabrizio Trecca. Non ci eravamo più incontrati e non gli ho mai spedito messaggi per farmi prendere al ‘Gf’. Quando presenziai alla call precedente all’ingresso in Casa lo ringraziai per aver pensato a me e a Guenda. Nient’altro. Ovviamente sono rimasta colpita dalle sue vicende, però nel mondo dello spettacolo è pieno di situazioni poco trasparenti.
Lo assolve?
Non amo le esagerazioni e non mi piacciono le gogne mediatiche. Al contempo, se uno sbaglia deve pagare.
“Isola”, “Pechino Express”, due volte il “Gf”. Si è mai sentita utilizzata solo in funzione dei reality?
Mi va bene così. Non ho santi in paradiso e per me è grasso che cola. Mi diverto anche in questo ruolo. Certo, non nego che mi alletterebbe condurre un programma di medicina, dedicato agli anziani e alla longevità. Ma non l’ho nemmeno mai proposto a chi di dovere. Di recente ci sono stati momenti particolari nella mia vita e mi sono concentrata su altro.