Tiberio Timperi: “Ceno alle 18 e vado a letto dopo Blob. Io, uomo Rai? Sono vicino al pubblico e alle istituzioni”
Alle 5.55, quando su Rai1 parte 1mattina News, Tiberio Timperi è in piedi da ore. È la seconda stagione al timone del programma che apre la giornata della rete ammiraglia, accanto a Maria Soave, dopo una carriera passata tra radio, telegiornali e intrattenimento: Radio Rai, Telemontecarlo, Unomattina in famiglia, I Fatti Vostri. Oggi cena alle sei del pomeriggio e la prima serata non la vede più: "Ballando con le stelle, per me, non pervenuto. Leggo molti libri, però".
A Fanpage.it racconta l'alba come un panificio, il prezzo personale di quella sveglia e il caso del 28 settembre, quando le telecamere del programma hanno inquadrato in diretta il display di un distributore mentre il prezzo della benzina scendeva con l'entrata in vigore del tetto deciso da Eni. Un siparietto che su queste pagine avevamo raccontato come il rischio di uno spot involontario. La sua versione: un po' di fortuna, e una realtà che il programma documentava già da tempo.
Poi gli ascolti, Sanremo come "self service", il gradimento come misura perduta, le prime serate che finiscono all'una di notte. E i maestri, da Gianfranco Funari a Emilio Fede, da Michele Guardì a Maurizio Costanzo. E la gratitudine nei confronti di Angelo Mellone: "Gli ho detto di sì dopo trenta secondi quando mi ha offerto questa opportunità".
Un anno fa, presentando 1mattina News, dicevi che a quell’ora “è come stare ai mercati generali”. Dopo un anno, come si sta?
Potrei dirti che oltre ai mercati generali, dopo un anno, anche in un panificio. Sono un collega di Fabio Volo, per certi versi, visto che era figlio di un panettiere. È una bella comunità di gente che ha un ritmo completamente diverso. Oggettivamente, premesso che non è la miniera, paghi un prezzo altissimo sotto il punto di vista della vita personale. Va bene così, però.
Come cambia la giornata?
La scansione della mia giornata è molto semplice. Dovrei cenare intorno alle 18/18.30, quindi sono in anticipo non solo per la cena, ma anche per l’aperitivo qui a Roma. E poi, dopo Carosello, alias Blob, vado a letto.
Quindi, niente tv in prima serata?
Ballando con le stelle non pervenuto, le partite non so che cosa sono, fiction e telefilm non ne parliamo, anche perché la prima serata ormai slitta a mezzanotte e dintorni ed è marzulliana, praticamente. Vivo un altro mondo, che per certi versi neanche mi dispiace, perché mi evito tante brutture: il traffico, o magari programmi sbagliati. Leggo molti libri.
Cosa stai leggendo?
Ho letto l’ultimo di Romano De Marco, perché gliel’ho presentato la scorsa settimana a Roma, e quello di D’Alema. Sono un onnivoro. Sai che c’è? Mi piace leggere le vite degli altri, perché c’è sempre da imparare. D’Alema ha fotografato il periodo di transizione dalla Prima alla Seconda Repubblica.
Sei un uomo Rai dal 1983, tolte le tante presenze nella tv commerciale. Fare servizio pubblico è un po’ come indossare un’uniforme?
Guarda, io posso dire: sono vicino al pubblico e sono vicino alle istituzioni. Al pubblico perché è quello che ti garantisce che qualcuno ti segua. Se non lo prendi in giro, se non lo perculi, e se sei onesto, e io credo di essere onesto e leale tanto nel privato quanto nel pubblico, ti premia. E poi le istituzioni: mi sento uomo delle istituzioni. Ho rapporti con l’Arma dei Carabinieri, con la Polizia di Stato, quindi con i vari governi che si succedono. È normale che nel nostro lavoro capiti. Quando, per esempio, ho fatto la battaglia per l’applicazione della legge sull’affido condiviso, ho interloquito con tutte le forze politiche. Ho fatto lobby, se vogliamo, dandole un senso nobile, per perorare una causa. Dopodiché, grazie a te che mi definisci uomo Rai. Speriamo che mi definiscano uomo Rai anche i dirigenti.
Che tu sia un uomo Rai mi sembrava fuori discussione.
A volte qualche dubbio mi viene. Per esempio la radio: io sono esule da Radio Rai e sono in onda su una radio privata, e sì che Radio2 e RaiStereoDue sono posti che ho frequentato per molto tempo. A volte c’è un pizzico di amarezza, ma si sa che non si può essere simpatici o apprezzati da tutti. Quello che dispiace è che ogni volta, ma non a tutti, devi rispiegare chi sei e quello che hai fatto.
Per esempio?
Io ho fatto la prima serata, ho fatto dei quiz, Sette per uno con Jocelyn, e magari qualcuno se ne dimentica, e questo ti dispiace. Però, ripeto, io sono un carabiniere mancato. Mi sarebbe piaciuto vestire la divisa dei Carabinieri, e quindi: obbedisco. A volte faccio anche presente certe cose, garbatamente. Dopodiché mi danno un ordine, lo eseguo e lo faccio al meglio di quello che posso fare.
Ti piacerebbe tornare all’intrattenimento?
Anni fa ho condotto su Canale 5 Lingo, un quiz nello slot estivo della Ruota della Fortuna, e andò molto bene. Ho fatto la prima serata, all’epoca, ed è sempre andata molto bene: ho sempre vinto, una volta ho pareggiato, ma Canale 5 aveva messo contro “Heat – La sfida” con Robert De Niro e Al Pacino, e andammo pari e patta, che era comunque un bel risultato. Ho fatto anche programmi come Verdetto finale, reinterpretandoli come se fosse una seduta psicologica.
E gli ascolti, li guardi?
No, non li guardo. Nel senso: a volte dicono “Oh, ieri abbiamo fatto il 21”. L’altro anno, noi abbiamo fatto il 21% e non era il periodo di Sanremo. Perché Sanremo è una tavola, un self service dove tutti quanti vengono, mangiano e se ne vanno senza pagare il conto. Tutti fanno i fenomeni con gli ascolti di Sanremo. Noi invece abbiamo fatto quel 21 nell’ultima settimana. Questo sì, mi fa piacere. Però io vado in onda sempre con quello spirito: un giorno ti va bene, un giorno ti va male. A me interessa molto, invece, il gradimento. Sarebbe bello ripristinare l’indice di gradimento, perché non si può vivere in una società quantitativa. Dimmi quanti follower hai e ti dirò chi sei: magari sei un cretino, però c’hai 2 milioni di follower, chi se ne frega? La vera sfida è mettere la qualità nella quantità.
Che ne pensi delle prime serate che partono tardi, che si inoltrano fino a tarda notte per arrivare a raggiungere uno share più alto?
Non discuto quello che fanno gli altri. Però, se io entro in competizione vorrei vincere senza alchimie. Poi lo fanno perché così fanno tutti. Però, ripeto, io quando mi metto a condurre un programma me ne frego del resto. Penso a farlo bene. Punto. Sono stato abituato da mio padre, ogni sera prima di andare a letto, a farmi l’esame di coscienza: mi sono comportato bene, mi sono comportato male? Punto.
A proposito di comportarsi bene o male. Il 28 settembre siete andati a inquadrare il distributore mentre il prezzo della benzina scendeva in diretta. Era la notizia del giorno, magari anche un pezzo di colore, ma non posso non farti notare che potesse sembrare una sorta di spot al Governo.
Premesso che io sono uno degli autori del programma, e che ho un capo progetto molto in gamba, ti dico che in quel caso abbiamo avuto semplicemente fortuna perché mentre lui stava lì, il benzinaio stava aggiornando la tabella dei prezzi.
E se tra un mese i prezzi risalgono, ci andrete di nuovo sotto le pompe?
Ma noi i prezzi della benzina li documentavamo già prima, anche l’anno scorso. Quindi, per noi nessun problema: fotografiamo la realtà, ognuno poi si fa la sua idea.
Alessandro Banchero, l’inviato, è stato molto bravo, quindi.
Davvero bravissimo. Senza nulla togliere agli altri, è una bella squadra, ma lui è una rivelazione. Lavoriamo con un buon clima, aiutati anche dal fatto che quando le cose vanno bene siamo tutti quanti più contenti.
E con Maria Soave?
Maria è una sveglia, intelligente, sa di cosa parla, ha un range di argomenti molto ampio, senso dell’umorismo. È la compagna ideale che ogni conduttore vorrebbe avere.
Chi sono i tuoi maestri? Chi sono le persone che ti hanno lasciato qualcosa che usi ancora oggi?
Ho avuto una lunga frequentazione a Milano con Gianfranco Funari, che mi ha spiegato i meccanismi della televisione. Un altro molto in gamba, Emilio Fede. Una volta mi diceva: “Tiberio, tu parli troppo velocemente, dovresti rallentare, come faccio io. Non perché io non sia capace, ma a volte mi scordo le cose, faccio delle pause e la gente è convinta che io stia pensando; nel frattempo recupero tutto”. Un genio, un animale televisivo. I fondamentali della televisione di una volta li ho presi da Michele Guardì, inevitabilmente. E poi due dirigenti della radio: Maurizio Riganti, che era quello che aveva messo in onda Alto Gradimento, e Massimiliano Fasan, che mi chiamò alla conduzione di Hit Parade. E chi mi chiamò a Telemontecarlo, Roberto Quintini. Anche Maurizio Costanzo, con lunghe frequentazioni al Costanzo Show. Sono queste le persone a cui devo qualcosa.
Nomi molto diversi tra loro.
Sì, e ne sono contento perché la mia non è stata una monocultura televisiva. Ho lavorato a Telemontecarlo, che era un coacervo, un mix di americano e internazionale come approccio alle news. Poi ho lavorato in Fininvest, e a me piace chiamarla Fininvest perché il mio cuore è rimasto a quel periodo, era veramente una bella esperienza. E poi ho lavorato in Rai, a San Marino RTV, e nelle tante radio private. Essere multiculturale come approccio professionale è di grandissimo aiuto. È la chiave. E mi fa piacere che questo, per esempio, Mellone me lo riconosca.
Che rapporto c’è con lui?
A lui sono molto grato. E a me stesso sono grato per aver detto di sì a lui in 30 secondi, quando mi ha proposto 1mattina News. Quindi grazie a me e grazie a lui: ho fatto bene a scegliere questo programma.
Cosa cambieresti della tv generalista?
Come telespettatore mi piacerebbe, ma per me sarebbe comunque impossibile, avere una prima serata a orari ragionevoli. Sento che è una richiesta che arriva anche dal pubblico. Tanti mi fermano per strada e mi dicono questa cosa.
La percepisci come un’urgenza?
Le urgenze sono altre. Anche perché chi fa televisione non salva il mondo, ricordiamolo. È quanto di più effimero possa esistere, però si hanno delle grosse responsabilità, questo è chiaro. Bisogna sempre fare attenzione, e si può sbagliare. Io più di una volta ho sbagliato, ma si impara dai propri errori.