Diaco contro Ravagnani a BellaMà, Bevilacqua (M5s): “Un’aggressione, la Rai non può rimanere in silenzio”
La senatrice del Movimento 5 Stelle Dolores Bevilacqua, componente dimissionaria della Commissione di Vigilanza Rai, parla a Fanpage.it di quanto accaduto nella puntata di BellaMà del 3 novembre e della mancata presa di posizione della Rai nei confronti del programma e del suo conduttore, Pierluigi Diaco. L'intervista ad Alberto Ravagnani, l'ex prete diventato volto di Ballando con le stelle 2026, è stata "un'altra indegna pagina del servizio pubblico", parlando chiaramente di "una forma di aggressione".
Nell’intervista denuncia il silenzio dei vertici aziendali e la perdita di pluralismo, con una Commissione di Vigilanza "paralizzata". Nel mirino anche la gestione di Rai 3, tra ascolti in calo e "amichettocrazia". Bevilacqua contesta inoltre la narrazione di una rete finalmente liberata da "Telekabul" e ipotizza un progressivo indebolimento del servizio pubblico, con possibili ricadute sugli equilibri politici e sull’informazione.
Cosa hai visto ieri in tv a BellaMà?
Una pagina indegna del servizio pubblico. Non è possibile pensare di usare uno strumento come quello della televisione per dare dimostrazione di una totale incapacità e insensibilità nel trattare temi, argomenti e questioni assolutamente personali. Questioni di cui bisogna avere, prima di tutto, profondo rispetto per il soggetto che subisce, ma anche per chi assiste. È stata una vera e propria aggressione, i social ne hanno subito dato testimonianza. E c'è da dire una cosa importantissima.
Dimmi.
Noi, come Commissione di Vigilanza, all'inizio dell'operatività della Commissione, quando ancora svolgeva le proprie funzioni, abbiamo lavorato al contratto di servizio. Le funzioni della Commissione sono proprio quelle di indirizzo e di vigilanza sul fatto che il servizio pubblico rispetti determinati standard. All'interno del contratto di servizio, una delle battaglie su cui ci siamo fortemente impegnati è stata proprio quella della trattazione di temi come l'educazione affettiva, sentimentale e sessuale. Sono argomenti che sappiamo benissimo essere molto ostici, evidentemente, per la maggioranza.
Cosa chiedevate?
Chiedevamo quindi particolare cura e attenzione da parte di un servizio pubblico che ha la responsabilità di trattare tutti i temi, ma nel rispetto della sensibilità non solo di chi è oggetto, o meglio soggetto, di una trasmissione, ma anche del messaggio che viene poi trasmesso agli utenti del servizio pubblico. Ecco, questo annacquamento ha portato esattamente a quello che stiamo vivendo in questi giorni. Una deriva che lascia sgomenti anche per il silenzio da parte dei vertici. È inaccettabile, anche per TeleMeloni, far passare come normale, o come se non fosse successo nulla di particolare, questo tipo di situazioni.
Come accaduto ultimamente anche con Vespa e Sabrina Brizzola.
Assolutamente e faccio un salto un po' indietro di qualche anno, con riferimento alla puntata di Vespa in cui si parlava del diritto ad abortire e c'erano tutti uomini al tavolo. Questi sono segnali che, messi insieme uno dietro l'altro, danno la misura del decadimento di determinati valori all'interno del servizio pubblico. Sono valori che non possono avere colore politico, non possono essere messi in discussione dalla maggioranza di turno, ma devono essere patrimonio degli italiani, così come deve esserlo il servizio pubblico.

In particolare oggi cosa vorreste dire a Diaco?
Gli farei proprio questa domanda: lui ritiene, da conduttore del servizio pubblico, che la sua prestazione sia stata all'altezza del servizio pubblico? Io penso di no e, se è così, dovrebbe trarre le dovute conseguenze. Anche perché conduce un programma che parla ai ragazzi. Tra l'altro, viviamo in un momento in cui il disagio giovanile è diventato un'emergenza sociale. Affrontare temi di questo tipo in quella maniera, rivolgendosi a un pubblico già esposto e sollecitato e non adeguatamente tutelato dalla società in cui viviamo, per i milioni di motivi che conosciamo, rende tutto ancora più grave.
E lato Rai?
Quello che stupisce è il silenzio da parte dei vertici, che continuano a far finta di niente, come se fossero dei passanti, invece di assumere una posizione. Il servizio pubblico, per un dirigente, un amministratore delegato o un direttore, impone una particolare cautela e comporta una responsabilità. Anche perché le scelte di chi conduce un determinato programma sono scelte che i vertici rivendicano. Ed è giusto che intervengano quando, evidentemente, la scelta che hanno fatto non risulta all'altezza.
Almeno nel prendere una distanza.
Esatto, prendere le distanze come forma di dissenso. Perché, insomma, il silenzio è complice, no?
Lo dicevamo prima, è accaduto di recente con Vespa, le cui scuse pubbliche si sono rivelate una pezza peggiore del buco…
Io sono rimasta… Era meglio, a quel punto, se fosse rimasto in silenzio. Sentire le scuse accompagnate da un "Però i giovani vengano preparati" e poi ricordare, per citarne solo una, la presidente del Consiglio che bisticcia con la calcolatrice in diretta, mentre mi pare che l'atteggiamento di Vespa fosse tutt'altro che incalzante… Che segnale diamo ai giovani, alla nuova generazione? Che sopra di loro passiamo con gli scarponi?
Due pesi e due misure.
C'è in più un atteggiamento paternalistico e di strafottenza nei confronti di persone che vengono ulteriormente delegittimate nelle loro richieste. Il messaggio che passa è: la tua richiesta per me vale meno perché sei giovane, non hai studiato, non sei preparato, non sai nemmeno per cosa scendi in piazza. Noi abbiamo un conduttore che, nel raccontare le proteste dei giovani, si toglie la casacca dell'arbitro e si mette quella del dodicesimo uomo in campo.
Stamattina leggevo una tua nota sul flop ascolti di Filorosso di Antonino Monteleone, in cui definisci "questa Rai, a guida meloniana, tutto fuorché un'azienda sana". Perché?
Il governo Meloni e gli esponenti della maggioranza sono arrivati con grandi proclami, sostenendo che la meritocrazia avrebbe portato il servizio pubblico a livelli mai raggiunti. Ecco, i livelli mai raggiunti effettivamente li hanno toccati, perché hanno fatto sprofondare Rai 3 più di tutte. Hanno completamente cambiato l'identità della rete, utilizzando alcuni programmi come se fossero degli sfollagente, perché il pubblico è transitato massicciamente da Rai 3 a La7. Soprattutto, sono partiti con la meritocrazia e sono approdati a un'amichettocrazia che non ha precedenti.
Com'è stato possibile?
Il problema è che, se lo stesso amministratore delegato si vanta di aver liberato Rai 3 dall'idea di essere Telekabul, dimostra semplicemente di non avere rispetto delle professionalità che hanno reso grande Rai 3 e l'hanno resa un punto di riferimento per l'approfondimento, l'informazione e anche per un modo più ragionato di intendere il servizio pubblico. Tutto questo è stato tradito e sostituito. E la gente, a pancia, lo capisce.
E questi flop che apparentemente passano inosservati?
La gente non segue quei programmi non perché non ci siano bravi conduttori. Infatti io non attacco mai la persona nel merito. Il problema è il merito della questione. Poteva esserci chiunque al posto di Monteleone: il problema è che quel contenuto non funziona. La gente non punisce Monteleone. Il fatto che ci sia Monteleone è una conseguenza delle decisioni prese da questa dirigenza, che a tutto ha guardato tranne che a preservare il valore del servizio pubblico.
Sembra esserci incapacità di ammissione nei confronti della fallibilità di alcune scelte.
Potrebbe anche essere voluto. Noi ci interroghiamo, da persone benpensanti, sull'incapacità di ammettere un fallimento. Però, quando ti ostini su questa strada, come si dice, errare è umano, perseverare è diabolico. Allora forse l'obiettivo non è quello di cambiare la narrazione, personalizzando il servizio pubblico. Forse l'obiettivo è quello di assottigliarlo, perché se poi non senti di dover prendere posizione nemmeno in casi come quello di Vespa o di Diaco, c'è qualcosa di più profondo.
E cosa ci guadagnerebbero?
Nella migliore delle ipotesi sono incapaci, nella peggiore delle ipotesi lo stanno facendo volontariamente. Non so quale delle due sia peggio. Ricordiamoci che una delle forze di maggioranza è competitor diretta del servizio pubblico. C'è da un lato una forza politica che si sta prendendo la rivincita e sta colonizzando tutto quello che può, un'altra che vede di buon occhio la perdita di posizioni del servizio pubblico a vantaggio di Mediaset, e poi in mezzo c'è pure la Lega, che del taglio del canone ha fatto una bandiera, anche se in questa riforma il taglio del canone non c'è. Da parte di queste forze di maggioranza ho visto tutto tranne l'interesse a farlo crescere e valorizzarlo. E c'è anche altro.
Cosa?
Dal servizio pubblico passa anche il fatto che questo governo e questa maggioranza, soprattutto Fratelli d'Italia, continuino a restare alti nei sondaggi. Lo abbiamo visto nel modo in cui sono state trattate le manifestazioni e nel modo in cui non sono stati trattati gli scandali in Sicilia o nelle Marche. Anche il modo in cui sono stati affrontati nelle varie trasmissioni determinati temi, che se fossero stati percepiti diversamente dalle persone avrebbero probabilmente cambiato il segno, o quantomeno le cifre, dei sondaggi.