Proteste in Rai per i flop di Filorosso di Monteleone e Patù, il Pd: “Prodotti scadenti e soldi sprecati”

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Tra i flop di Filorosso e Patù e le accuse della Vigilanza, il PD punto il dito contro il fallimento di una gestione ossessionata dalla linea politica.

Prosegue il momento di crisi di alcuni programmi di approfondimento di prima serata Rai. Le ultime rilevazioni Auditel hanno trasformato le prime serate dedicate all'informazione e all'approfondimento in un bollettino di guerra. I dati mortificanti di titoli come Filorosso su Rai 3 (stabilmente attorno all'1.5%-2% di share) e di Patù su Rai 2 (sceso fino all'1.2%) diventano inevitabilmente materiale di scontro politico.

Ad alzare la voce nelle scorse ore sono stati i componenti del Partito Democratico in Commissione di Vigilanza Rai, con una nota che non lascia spazio ad interpretazioni ammorbidite: "Stanno riducendo la Rai ad una occupazione militare e per giunta con un prodotto scadente e spreco di soldi senza limiti. La dimostrazione sono i numeri di FiloRosso e Patù. In Rai ormai funziona così: più costa il programma, meno lo vede nessuno".

Il tema dell'ossessione politica

L'attacco dell'opposizione punta i riflettori su nomi specifici, in particolare quello di Antonino Monteleone a Filorosso,  dipinto come espressione diretta dell'era sovranista e di un vertice aziendale intenzionato a presidiare le reti. Ma al di là delle schermaglie di partito, la dichiarazione del Pd Vigilanza evidenzia un paradosso strutturale più profondo di cui parlavamo anche nei giorni scorsi.

La narrazione e la gestione strategica di Viale Mazzini negli ultimi tempi sembrano essere state totalmente assorbite dall'unica grande preoccupazione di ingabbiare l'approfondimento giornalistico in una narrazione specifica e ridisegnare l'identità di una rete come Rai3. Si è spesa un'energia monumentale nel monitorare Report, nel disinnescare o arginare Sigfrido Ranucci e nei faticosi tentativi di bilanciare la presenza di voci sgradite all'esecutivo.

Le proteste del PD

La tesi del PD ("più costa il programma, meno lo vede nessuno") intercetta la più grande illusione di chiunque tenti di fare "occupazione militare" del servizio pubblico: pensare che l'occupazione dei palinsesti corrisponda automaticamente all'occupazione dell'immaginario collettivo. In un mercato televisivo frammentato, dove il pubblico ha a disposizione una quantità infinita di alternative (dalla Rete4 dei talk urlati alla La7 di DiMartedì e Otto e mezzo), la Rai rischia nel provare a trasformare alcuni contenitori di approfondimento in emanazioni del pensiero di governo. Il risultato è la fuga fisiologica degli spettatori, che rifiutano l'offerta.

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