Il disastro annunciato di Inciocchi dopo i flop di Monteleone: a forza di pensare a Report, Rai dimentica il resto

Immagine
Dopo un’estate spesa interamente sulla “questione Report”, il resto del reparto Approfondimenti Rai continua a produrre disfatte. L’incapacità di scegliere linee editoriali chiare tocca Rai 3 e trasforma Rai 2 in una terra di nessuno.

A giudicare dall'attivismo dei vertici di Viale Mazzini, la direzione Approfondimento della Rai sembra avere un'unica, grande priorità: la gestione del "caso Report" e delle sue relative code polemiche. Ma mentre il direttore Paolo Corsini profonde energie nell'interminabile braccio di ferro con Sigfrido Ranucci e la redazione dello storico programma d'inchiesta, il resto del reparto da lui guidato mostra una cronica incapacità di scegliere su cosa investire e come costruire un'offerta d'informazione coerente. Una crisi di visione che colpisce Rai 3 e trova il suo epicentro disastroso su Rai 2.

Se la terza rete, pur sottoposta negli ultimi anni a una severa "pulizia identitaria", prova a difendere la sua vocazione storica tra mille contorsioni, la seconda rete appare ormai dimenticata: un territorio esposto a esperimenti sgangherati, sviste di palinsesto e scommesse che paiono perse prima ancora di partire.

Il "dogma" Monteleone e il cortocircuito di Rai 3

Il primo e più clamoroso sintomo di questa confusione strategica riguarda Filorosso, condotto per la sesta edizione da Antonino Monteleone su Rai 3. Un programma che continua a faticare enormemente nel trovare una strada e un'identità, zavorrato fin dall'inizio dal pregiudizio (non lontano dal dato di fatto) della vicinanza ideale e politica del conduttore al centrodestra di governo.

Ciò che colpisce non è soltanto l'inconsistenza del dato d'ascolto, ma la cieca blindatura istituzionale di cui gode la trasmissione. In qualunque altra stagione televisiva o sotto gestioni meno politicizzate, numeri così palesemente negativi avrebbero portato a un ridimensionamento o a una chiusura anticipata. E invece Monteleone incassa la fiducia incondizionata della direzione che, come riportato da Giuseppe Candela, starebbe spingendo per l'ennesima revisione del format con l'inserimento di "servizi in stile Le Iene". Una mossa che dimostra la totale assenza di una linea editoriale definita: si rincorrono format altrui pur di puntellare un esperimento che non ingrana.

L'esordio disastroso di "Patù" e la resa di Rai 2

Come se la lezione di Rai 3 non fosse bastata a mostrare le crepe della direzione, il 7 ottobre su Rai 2 è arrivato il turno di Roberto Inciocchi e del suo nuovo programma, Patù. Un debutto che ha tutto il sapore del massacro programmato a tavolino.

Lanciare un format d'approfondimento ex novo nel mercoledì sera equivale infatti a un suicidio di palinsesto: una serata affollatissima che vede schierati i colossi Chi l'ha visto? (proprio su Rai 3), l'approfondimento di Aldo Cazzullo su La7, la risposta di Bianca Berlinguer su Rete 4, le corazzate d'intrattenimento come Tale e Quale Show su Rai 1 e La Ruota dei Campioni su Canale 5, senza dimenticare l'imminente ritorno del "Tavolo" di Che Tempo Che Fa sul Nove. Il risultato Auditel è stato la diretta conseguenza di questa collocazione folle: un mortificante 1,4% di share con poco più di 200mila telespettatori.

Collocazione suicida, accompagnata da una formula visibilmente sfilacciata: dalle buone intenzioni di un blocco d'apertura sulla Xylella (tema ormai lontano dal centro del dibattito TV), si è passati a un talk politico del tutto sovrapponibile a quelli proposti a qualsiasi ora del giorno, per poi scivolare nel surrealismo involontario dell'intervista "impossibile" ad Alan Turing realizzata con l'intelligenza artificiale. Un'operazione che nelle intenzioni voleva apparire innovativa, ma che ha lasciato il retrogusto amaro di un'irrimediabile "cringiata".

Un reparto senza bussola

I casi di Filorosso su Rai 3 e di Patù su Rai 2 sono le due facce della stessa medaglia: dimostrano che quando ci si impegna principalmente sulle "guerre di religione" interne, come il presidio del dossier Report, si perde del tutto di vista la missione di fondo del servizio pubblico.

Mentre Rai 1 vive sulla certezza della sua liturgia pop e rassicurante, la direzione Approfondimento vaga senza una bussola. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: format stravolti in corsa su Rai 3 per salvare i propri beniamini e una Rai 2 trasformata in cimitero delle idee, priva di target e di cura editoriale, dove la costruzione dei programmi risponde più al presidio manuale delle caselle che alla qualità offerta agli spettatori.

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views