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Elena Sofia Ricci ha ragione sull’orario della prima serata, ma la colpa è anche nostra

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L’attrice contesta in casa Rai l’orario a cui vanno in onda le fiction. Il problema esiste, ma la fatica del set non è l’argomento giusto per raccontarlo. E dietro lo slittamento c’è una guerra di ascolti a cui partecipiamo tutti.

Elena Sofia Ricci dice bene. La prima serata di Rai 1 non è più una prima serata, e lei lo ha detto nel posto meno comodo: alla conferenza stampa della sua serie, in casa dell'azienda che la manda in onda. "Mandarci in onda così tardi è una mancanza di rispetto enorme nei confronti del pubblico". È uno sfogo che non passerà inosservato.

Sul merito c'è poco da discutere. Una volta le fiction cominciavano dopo il telegiornale, oggi cominciano quando chi lavora l'indomani ha già fatto i conti con la sveglia e i ragazzi dovrebbero essere a letto. L'attrice parla di "una sostanziale seconda serata" e la definizione è corretta.

Dove il discorso si indebolisce è nella retorica che lo accompagna. Il lavoro della troupe, l'anima e il cuore, il freddo e il caldo, "è faticosissimo questo lavoro". Tutto vero, nessuno lo mette in dubbio. Ma la fatica non è un argomento, perché la fatica la fa anche chi quella serie dovrebbe guardarla. Anzi: è proprio perché si alza presto che a quell'ora non ce la fa a cominciarla. La ragione più forte Ricci l'aveva già dichiarata: è quella del pubblico. Basta semplicemente parlare di questo ed hai già vinto.

Poi bisogna capire perché succede. La televisione pubblica ha deciso di fare la guerra dei pacchi contro la ruota. Affari Tuoi da una parte, La Ruota della Fortuna dall'altra. Il risultato è un access prime time che si allunga come il caro vecchio Tiramolla (ve lo ricordate?) perché lì ci sono gli ascolti facili e la pubblicità che conta.

La Rai, servizio pubblico, è costretta a ragionare da tv commerciale. E qui è necessario un momento di onestà intellettuale, perché è vero anche il contrario: i pacchi durano tanto perché li guardiamo. Nessun dirigente allunga un programma che il pubblico abbandona. Se quella fascia si è mangiata la serata è perché ogni sera milioni di persone restano lì, noi compresi. Si può fare di necessità virtù, allora. Prendere atto che quella battaglia la Rai non può permettersi di perderla, e che a pagarne il prezzo è il prodotto che viene dopo.

Resta, però, il problema. Perché una fiction costa mesi di lavoro e soldi in buona parte pubblici, e mandarla in onda quando una parte del suo pubblico non può più seguirla significa investire su qualcosa e poi ridurne da soli il valore. RaiPlay è una risposta, ma non è la stessa cosa – e su questo Ricci ha ragione di nuovo: una serie vista ciascuno per conto proprio non è una serata passata insieme. La questione, insomma, non è se l'attrice abbia esagerato nei toni. È se la Rai (e anche Mediaset, e anche noi giornalisti, e anche noi pubblico) possa continuare a chiamare prima serata qualcosa che non lo è più.

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Gennaro Marco Duello (1983) è un giornalista professionista e scrittore. Laureato in Scienze della Comunicazione al Suor Orsola Benincasa di Napoli. Lavora a Fanpage.it dal 2011. È autore di "Un male purissimo" (Rogiosi, 2022) e "California Milk Bar - La voragine di Secondigliano" (Rogiosi, 2023). "Un desiderio di ieri" (2025) è il suo ultimo romanzo. 
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