Nel frenetico risiko dei palinsesti televisivi, lo spostamento di un programma di successo è spesso solo una questione di Auditel e ascolti. Ma c'è uno spostamento in questa settimana che può fare più rumore del previsto e riguarda un pilastro dei palinsesti Rai: Tale e Quale Show. Il programma di Carlo Conti, già costretto a spostarsi dal venerdì al mercoledì in questa stagione, eccezionalmente traslocherà al martedì per fare spazio a una prima serata celebrativa delle Forze Armate. Si tratta di "Insieme – La forza che unisce", l'appuntamento trasmesso dal Circo Massimo, condotto da Nicola Savino ed Elenoire Casalegno alla presenza delle massime cariche istituzionali per la Festa delle Forze Armate del 4 novembre promossa dal Ministero della Difesa.
Di per sé, un evento televisivo dedicato alle forze dell'ordine e all'apparato di difesa dello Stato non costituisce una notizia scandalosa. Si tratta però di una serata che svela molto delle priorità simboliche del servizio pubblico e diventa un indicatore politico significativo in questo momento storico. A colpire è la cornice in cui si inserisce: quel tempismo imperfetto che fa cadere questo evento nella stagione delle proteste. Un caso? Forse sì, ma non del tutto.
La scelta di blindare una prima serata generalista per una celebrazione di Stato come questa cade in un momento storico in cui gli equilibri sociali del Paese sono fortemente messi in discussione da una stagione di proteste tese, attraversate da cortei, mobilitazioni e tensioni crescenti.
L'urgenza securitaria, una priorità del governo che penetra anche la Rai
Qualcuno reputerà questo ragionamento una speculazione politica (probabilmente lo è), ma per quanto la serata celebrativa in questione non sia stata decisa nelle ultime settimane, è veramente difficile disgiungere questa sovraesposizione delle forze armate dalla narrazione dominante in Tv sui fatti di queste settimane, in totale continuità con l'urgenza securitaria che caratterizza l'azione di governo sin dal primo giorno.
Qui sta la beffarda casualità di questa coincidenza: non serve ipotizzare una regia machiavellica o la volontà esplicita di silenziare la piazza a tavolino. La forza rivelatrice di questa operazione risiede proprio nella sua spontaneità istituzionale. Il fatto che per il servizio pubblico sia fisiologico dedicare la vetrina del prime time alle divise proprio mentre le piazze bruciano di disagio sociale, funziona come un'infallibile cartina di tornasole dello stato delle cose. Insomma: la televisione che mette a nudo l'inconscio del Paese ufficiale.
Il dibattito pubblico mainstream ha d'altronde sistematicamente optato per una riduzione e una rimozione della complessità politica del dissenso in questi ultimi anni e in particolare in queste ultime settimane, polarizzando l'attenzione quasi esclusivamente sui danni materiali, le famose "vetrine rotte", e sui momenti di scontro. Un'operazione di focalizzazione mediatica che ha avuto diversi momenti televisivi apicali, primo fra tutti il caso Vespa-Brizzola, e che è servita a delegittimare la protesta alla radice, riducendola a mera questione di ordine pubblico.
La provocazione: perché non mandarla su Italiana?
È proprio a questo punto che il ragionamento si apre a una provocazione di tipo industriale e culturale. Da poche settimane la Rai ha inaugurato Italiana, il nuovo canale nato (non senza feroci polemiche etiche e politiche) sulle ceneri di Rai Scuola. Un'operazione fortemente voluta da questa dirigenza per alimentare la narrazione del territorio, delle radici, dell'identità e dei campanili che costituiscono il pilastro valoriale del corso telemeloniano a vocazione sovranista, sebbene il direttore Mellone lo neghi in un'intervista a Fanpage.
E allora la domanda – inevitabilmente provocatoria, soprattutto alla luce dei riscontri di pubblico non proprio esaltanti registrati da questo stesso evento un anno fa – sorge spontanea: se l'obiettivo primario della Rai odierna è celebrare la sacralità del territorio, l'italianità e, in fondo, la patria e le istituzioni, perché non considerare proprio Italiana per la messa in onda di questo speciale?
Una risposta a una domanda provocatoria è difficile da ottenere, ma è un po' come dire che quando si tratta di blindare il consenso e occupare lo spazio simbolico della nazione, le nuove creature identitarie della tv di Stato non bastano. C'è bisogno del prime time di Rai 1, della generalista pesante, del bacino nazionalpopolare. Il Circo Massimo illuminato a festa, le autorità in prima fila e la retorica della difesa dello Stato servono a imporre una gerarchia di valore che non contempla le nicchie.