Rai Scuola via dalla TV per fare spazio a Italiana, il Pd insorge ma l’azienda si difende: “Sarà su Rai Play”

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Dal 1 ottobre lo storico canale lascia il posto al nuovo spazio dedicato al Made in Italy e al racconto identitario. Opposizioni e docenti lanciano una petizione da oltre 36mila firme, ma Viale Mazzini e la maggioranza replicano: “Nessun taglio, i contenuti formativi traslocano sull’on-demand dove sono i giovani”.

A partire dal 1 ottobre 2026, sulla frequenza 57 del digitale terrestre non andranno più in onda le lezioni, i documentari scientifici e la divulgazione di Rai Scuola. Al suo posto debutterà “Italiana”, un nuovo canale tematico interamente incentrato sul racconto delle eccellenze del Made in Italy, dell'artigianato, dei borghi e della valorizzazione delle radici territoriali del Paese. I contenuti didattici destinati alle aule e agli studenti abbandoneranno definitivamente il modello televisivo tradizionale per traslocare sull'on-demand "RaiPlay Scuola e Learning". Una svolta editoriale approvata all'unanimità dal Consiglio d'Amministrazione della Rai che ha scatenato un vero e proprio scontro politico e sociale.

La protesta di docenti e opposizioni

La decisione ha provocato reazioni svariate e decise. In poche ore, una petizione online lanciata da insegnanti e rappresentanti del settore ha superato quota 36mila firme per chiedere di mantenere attivo il canale. Tra le voci più critiche si è levata quella del docente Enrico Galiano, che ha definito "una barzelletta" l'idea di cancellare un presidio culturale in favore di un racconto puramente identitario. Sul fronte politico, la misura ha compattato le opposizioni. Le deputate del Partito Democratico Anna Ascani e Irene Manzi hanno denunciato come l'abbandono del canale 57 rappresenti una rinuncia alla primaria missione di servizio pubblico: secondo loro, "lo share non può essere l'unico parametro con cui misurare il valore dell'educazione". Ancor più dura l'ex presidente della Commissione di Vigilanza Barbara Floridia (M5S), che ha accusato il centrodestra di voler "costruire una narrazione ideologica e marginalizzare il pensiero critico".

La difesa della Rai e di FdI: "Nessun addio, è una fake news"

L'ondata di critiche ha spinto Viale Mazzini e gli esponenti di maggioranza a intervenire per smentire quello che hanno bollato come "un allarme pretestuoso e da fake news". Con una nota di chiarimento, la Rai ha precisato che la funzione divulgativa della TV di Stato non verrà meno, ma semplicemente ammodernata per raggiungere il suo pubblico di riferimento. I dati forniti dall'azienda mostrano infatti una drastica contrazione degli ascolti della TV lineare per Rai Scuola: dallo 0,14% di share medio registrato nel 2024 allo 0,09% toccato nei primi mesi del 2026. "Pensare che per raggiungere i nativi digitali sia indispensabile mantenerli davanti a un canale tradizionale è come sostenere che per usare una biblioteca sia necessario consultare i cataloghi cartacei", spiegano da Viale Mazzini. I parlamentari di Fratelli d'Italia in Commissione Vigilanza hanno rivendicato la bontà della scelta, ricordando come il voto in CdA sia stato unanime e che il canale "Italiana" risponde appieno ai doveri del contratto di servizio per la valorizzazione del patrimonio nazionale.

La vicenda accende i riflettori sulla profonda trasformazione in atto all'interno della TV di Stato. Se da un lato l'abbandono del palinsesto prefissato asseconda le abitudini delle nuove generazioni, ormai abituate a fruire dei contenuti video in modalità on-demand, dall'altro l'ingresso di "Italiana" segna un riposizionamento strategico sulle reti generaliste e tematiche del digitale terrestre. La scommessa dell'azienda si sposta ora interamente su RaiPlay: dimostrare che la didattica digitale saprà rimanere accessibile a tutti, senza che il passaggio al web finisca per disperdere un patrimonio educativo costruito in quasi trent'anni di storia televisiva.

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