Rai verso la sospensione di Ranucci: “Report potrebbe ripartire senza conduttore”
Il dossier più scomodo dell'anno televisivo è arrivato sulla scrivania di Giampaolo Rossi e nessuna delle opzioni che contiene è indolore. La Rai è orientata a togliere a Sigfrido Ranucci la conduzione di Report, con la relazione del comitato etico depositata e l'inchiesta su Valter Lavitola che continua a produrre carte. A viale Mazzini il punto non è più il "se", ma il "come". Se l'azienda interviene, l'etichetta di TeleMeloni arriva prima ancora del comunicato ufficiale. Se resta ferma, il caso si allunga di settimana in settimana e i vertici restano nel mirino. In mezzo c'è una stagione elettorale che trasforma ogni mossa aziendale in un messaggio politico.
Sospendere senza allontanare: la linea di viale Mazzini
Le ricostruzioni dei quotidiani convergono su un punto: l'orientamento sarebbe la sospensione dalla conduzione, non l'uscita del giornalista dalla Rai. Una misura che prova a tenere insieme due esigenze opposte, proteggere il marchio Report e non consegnare a Ranucci lo status di espulso, ma che si scontra con il calendario. Al conduttore mancherebbero due anni al traguardo pensionistico, mentre un giudizio definitivo sul procedimento che riguarda Lavitola si misura in un arco di tempo ben più largo. Decidere adesso significa quindi ridisegnare il palinsesto di novembre senza avere in mano alcun verdetto.
Dentro l'azienda la preoccupazione ricorrente è di natura reputazionale, e viene riassunta con una formula che gira da giorni negli uffici: "Il rischio è quello di trasformarlo in una specie di martire".
Il toto-conduttori e i veti incrociati
La sospensione apre subito il secondo fronte, in apparenza tecnico e nei fatti politico: chi lancerà i servizi dall'8 novembre, data fissata per il ritorno del programma su Rai 3. Nel mare magnum di nomi e possibili altrimenti, al momento appaiono concrete due direzioni. La prima è la continuità interna, con gli inviati storici del programma: Giorgio Mottola, Giulio Valesini, Paolo Mondani sono i profili che la redazione accetterebbe senza traumi. La voce di Federico Ruffo, come già svelato da Fanpage.it, sarebbe al momento insistente, ma anche imprecisa: la Rai non ha mai contattato Ruffo, almeno al momento.
L'ipotesi della stagione senza conduttore
C'è una terza via, e a viale Mazzini viene trattata come qualcosa di più di un esercizio teorico. Secondo quanto apprende Fanpage.it, tra le soluzioni allo studio ci sarebbe una stagione interlocutoria senza conduzione: "Potrebbe anche ripartire senza conduttore", ci confermano fonti vicine. Nessun volto al centro dello studio, il programma costruito come sequenza di inchieste, con ogni giornalista della redazione che introduce il proprio servizio davanti alla telecamera. Un Report corale, che rinvia la scelta del successore e disinnesca la lettura politica dell'incoronazione.
I vantaggi per l'azienda si contano in fretta. Nessuno riceve il programma in dote, quindi nessuno può essere descritto come il fedelissimo piazzato dai vertici. La redazione, che sul nome del successore non ha una posizione unanime, non viene spaccata. Il marchio resta in onda e conserva il suo valore pubblicitario, che per l'ad Rossi è una voce di bilancio prima ancora che una questione editoriale. E il tempo lavora da solo: quando arriveranno gli esiti giudiziari, la casella della conduzione sarà ancora aperta.
Il fronte giudiziario che detta i tempi
Sul versante penale la difesa di Valter Lavitola continua a spostare l'attenzione sul conduttore. L'avvocato Sergio Cola ha indicato il momento in cui anche Ranucci si sarebbe rivolto al ministero dell'Interno per un rafforzamento della protezione: l'audizione in Commissione Antimafia del 4 novembre 2025, quando il giornalista chiese di secretare parte delle proprie dichiarazioni e definì "anomala" l'assegnazione di una scorta di quarto livello a fronte di quello che considerava un progetto di omicidio.
Il legale è tornato anche sulla tesi secondo cui il conduttore avrebbe potuto intuire, dopo l'attentato del 16 ottobre 2025, chi ci fosse dietro. Nessun elemento di riscontro è stato però indicato a sostegno, e resta senza risposta la domanda su come l'assistito abbia potuto conoscere il contenuto di un verbale secretato. Il gip, va ricordato, considera Ranucci parte lesa ed estraneo all'attentato.
Le prossime scadenze pesano sulla decisione aziendale. Il 20 agosto è l'ultimo giorno utile per depositare il ricorso davanti al Riesame, e la replica della procura potrebbe tradursi nel deposito di nuove carte: in cima alla lista c'è l'informativa dell'Arma che ha fatto da impalcatura al provvedimento di custodia cautelare. Documenti che, stando a chi li ha letti, restituirebbero un quadro assai più dettagliato dei contatti tra l'ex editore e il conduttore.
Il passo di lato che non arriva
Tra i corridoi Rai circola da giorni una previsione: un ritiro volontario risolverebbe il problema di tutti, a partire dall'ad, che eviterebbe la firma su un provvedimento scomodo. Ma i segnali vanno nella direzione opposta. Ranucci ha rimesso in moto il tour di Diario di un trapezista, ventitré tappe da qui a dicembre, ha lasciato filtrare di essere già al lavoro sulla prossima edizione e ha rivendicato la propria posizione con un paragone che ha acceso la polemica, quello con Falcone e Borsellino. Di autosospendersi, insomma, non si vede traccia.
Il silenzio dell'Usigrai, il sindacato interno che su casi molto meno gravi ha alzato barricate, viene letto come il termometro più affidabile della solitudine del conduttore. Nel frattempo la politica non aspetta: dopo la richiesta di sospensione arrivata da Matteo Salvini, il presidente del Senato Ignazio La Russa ha spostato il bersaglio dal conduttore al format, sostenendo che Report vada cambiato e non eliminato. Sul fronte opposto Paolo Mieli invita a non fabbricare un martire e a lasciare Ranucci al suo posto almeno fino a fine anno.