Caso Ranucci, il giudice del lavoro si riserva su Report: domenica scade il termine Rai per il conduttore

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Il giudice del lavoro di Roma si riserva sul ricorso di Sigfrido Ranucci contro la rimozione da Report. Né lui né Corsini ascoltati, domenica scade il termine per scegliere tra Tg3 e RaiNews.

Nessuna decisione, per ora. Il giudice del lavoro del Tribunale di Roma si è riservato sul ricorso con cui Sigfrido Ranucci chiede di tornare alla guida di Report, dopo la rimozione dalla conduzione comunicata dalla Rai il 28 agosto. L'udienza di oggi, venerdì 25 settembre, si è chiusa senza che venissero ascoltati né il giornalista né Paolo Corsini, direttore degli Approfondimenti Rai, citato come testimone.

Adesso l'avversario più insidioso per Ranucci è il calendario: domenica 27 settembre scade il termine entro cui dovrebbe scegliere uno dei tre incarichi alternativi che l'azienda gli ha messo sul tavolo.

Cosa è successo in aula

A esaminare il fascicolo è la giudice Donatella Casari. Il ricorso è stato depositato ai sensi dell'articolo 700 del codice di procedura civile, la procedura cautelare d'urgenza: l'unica strada per incidere su un palinsesto che ha già una data cerchiata in rosso, l'8 novembre, giorno in cui dovrebbe partire la nuova stagione del programma di Rai3.

All'uscita dal Tribunale, uno dei legali dell'azienda, l'avvocato Maurizio Santori, ha tratteggiato i possibili passaggi successivi: "Il giudice dovrà anche valutare se fare una prova orale (ascoltare testimoni, ndr), oppure acquisire una eventuale memoria. Tale atto servirà a esplicitare meglio quali sono le richieste del nostro assistito e le doglianze nei confronti della decisione presa ad agosto scorso dalla Rai".

Tradotto: la partita non si chiude in un giorno. Se la giudice dovesse disporre l'audizione dei testimoni, Corsini compreso, i tempi si allungherebbero. Se invece si accontentasse di una memoria scritta, la decisione potrebbe arrivare più in fretta. In entrambi i casi, dovrà valutare i due requisiti classici della tutela d'urgenza: la parvenza di fondatezza del diritto rivendicato e il rischio di un danno grave e non riparabile nell'attesa di una causa ordinaria.

Cosa chiede Ranucci e cosa risponde la Rai

A rappresentare il giornalista è un collegio di giuslavoristi composto dai professori Franco Focareta e Franco Scarpelli e dall'avvocato Stefano Rossi, all'interno della squadra dello studio coordinato da Roberto De Vita. Il ricorso contesta tre punti: motivazioni del provvedimento giudicate carenti, un demansionamento e un trattamento discriminatorio, che secondo la difesa avrebbe anche una matrice politica. La richiesta è il reintegro di Ranucci come autore e conduttore in tempo utile per la prima puntata, oltre al congelamento della scadenza di domenica.

Viale Mazzini ribalta la prospettiva. L'azienda rivendica il proprio potere di riorganizzare le mansioni di un dipendente con contratto subordinato, a patto di rispettarne l'inquadramento, e presenta le tre proposte di ricollocazione come una garanzia di continuità professionale. Corsini, dal canto suo, avrebbe respinto qualsiasi lettura politica della scelta, rivendicandone la natura editoriale. Negli ambienti aziendali, la sintesi circolata nelle ultime settimane è più brusca: sarebbero venute meno fiducia e credibilità.

Cosa succede adesso

La riserva della giudice lascia sul tavolo tre scenari: un accoglimento del ricorso, che riporterebbe Ranucci in studio accanto o al posto della nuova squadra; un rigetto, che renderebbe definitiva, almeno in via cautelare, la sua uscita da Report; oppure un supplemento di istruttoria, con testimoni e memorie, che sposterebbe la decisione più avanti. Domenica prossima, intanto, scade il termine per la riassegnazione proposta dalla Rai: Ranucci non ha scelto, e non ha intenzione di farlo, tra il Tg3 e RaiNews. Dall'8 novembre, però, Report tornerà e, comunque vada, Claudia Di Pasquale e Daniele Piervincenzi, conduttori designati, o Ranucci dovranno sedersi dietro il bancone di Report e dire "buonasera".

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