Milena Gabanelli dice no al ritorno a Report: “Non va bene il rito della riesumazione”

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Milena Gabanelli chiude a un rientro in Report: la proposta sarebbe arrivata per vie informali, il no è secco. La fondatrice difende la redazione mentre la Rai decide su Sigfrido Ranucci.

Il nome che avrebbe messo tutti d'accordo si è tolto dal tavolo da solo. Milena Gabanelli ha escluso qualsiasi rientro alla guida di Report in un colloquio telefonico con Hoara Borselli per Il Giornale, poi rilanciato dall'ANSA: "Ho lasciato la conduzione di Report dieci anni fa e non intendo tornare a Report". Nessuna formula interlocutoria, nessuna porta socchiusa per il futuro: "Con tutto il bene che voglio a Report, so che appartiene al mio passato. Non voglio tornare: se non fosse così sarei rimasta".

Alla domanda diretta sulle voci che da settimane la indicano come soluzione per la prossima stagione, la fondatrice del programma non smentisce: "Se questa voce gira è evidente che mi è stata fatta questa richiesta". Poi arriva la precisazione, che vale più della conferma: "Diciamo che mi è stata fatta pervenire. Ma il pervenuto per me vale quasi zero".

Tradotto: nessuno l'ha chiamata mettendoci la faccia. Un dettaglio che si incastra con quanto Fanpage.it aveva già ricostruito nei giorni scorsi a proposito di Federico Ruffo, indicato da più parti come successore designato senza che l'azienda lo avesse mai contattato. Il totonomi per la guida del programma di Rai 3 si sta svolgendo quasi interamente per interposta persona: candidature che circolano sui giornali, sondaggi informali, messaggi recapitati da terzi. Nessuna proposta che qualcuno sia disposto a firmare.

Il ritorno della fondatrice avrebbe risolto più di un problema a viale Mazzini. Un profilo sopra le parti, una biografia difficile da attaccare, un'operazione che nessuno avrebbe potuto liquidare come occupazione politica del programma. Gabanelli rifiuta esattamente quella funzione, e lo fa con l'immagine più sgradevole disponibile: "Quindi no, non intendo tornare anche perché non va bene il rito della riesumazione. Io sono fuori".

"Colpire la squadra mi pare che sia un delitto"

C'è però un punto su cui la giornalista sceglie di non restare neutrale, e riguarda la redazione. "E poi sia chiara una cosa: i programmi sono fatti dalla squadra. Uno da solo non fa niente. Colpire la squadra mi pare che sia un delitto". Sulla vicenda giudiziaria, invece, muro. "Sul caso Lavitola non parlo. C'è già tanta gente che parla e dice di tutto e di più. Io mi tengo fuori. Un mio virgolettato sulla vicenda Report non lo avrai e non lo avrà nessuno".

Una posizione che va letta per quello che è. Gabanelli non difende Ranucci e non lo attacca: si sottrae al processo mediatico e sposta il baricentro sul gruppo di lavoro, l'unico soggetto che nel dibattito di queste settimane non ha voce.

Cosa resta sul tavolo di Giampaolo Rossi

Con il nome più comodo fuori gioco, le opzioni davanti all'amministratore delegato tornano a essere quelle scomode. Sul suo tavolo c'è il parere del comitato etico, mentre la ripartenza è in calendario per l'8 novembre su Rai 3. La via della continuità interna passa dagli inviati storici – Giorgio Mottola, Giulio Valesini, Paolo Mondani – che dentro la redazione non incontrerebbero resistenze. Sui giornali continua a circolare anche l'ipotesi di un innesto esterno di peso, con il nome di Peter Gomez tra i più ricorrenti. Poi c'è la terza via della stagione senza conduttore, che sposta in avanti la decisione e toglie a chiunque l'etichetta di prescelto dai vertici.

Nel frattempo il titolare della poltrona non arretra di un centimetro: ieri il conduttore ha annunciato un'azione legale contro la magistrata Clementina Forleo per un post comparso su Facebook, segnale di una linea di resistenza che non contempla passi indietro volontari. Il no di Gabanelli toglie all'azienda l'unica soluzione che avrebbe potuto essere presentata come neutra. Tutte quelle rimaste hanno un costo politico, e qualcuno dovrà firmarle.

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