Ranucci querela la magistrata Forleo perché scrive che ‘in un Paese normale sarebbe stato già indagato per estorsione’

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Sigfrido Ranucci querela la magistrata Clementina Forleo per il post Facebook del 16 agosto su Report e il caso del conduttore. Il legale De Vita: affermazioni calunniose. La replica: una riflessione da cittadina.

Sigfrido Ranucci contro tutti. Il conduttore di Report ha conferito mandato ai propri legali per procedere nei confronti di Clementina Forleo, consigliera della Corte d'appello di Roma, dopo il post che la magistrata ha pubblicato sulla sua pagina Facebook domenica 16 agosto. La decisione, filtrata nella mattinata del 19 agosto attraverso l'ANSA da fonti vicine al giornalista, arriva in una fase in cui il caso Ranucci si muove su tre piani paralleli: quello penale legato all'attentato di cui il conduttore è stato vittima, quello aziendale sul futuro della trasmissione, quello politico sulle reazioni che ogni singolo passaggio della vicenda continua a generare.

Il post che ha spinto Ranucci a rivolgersi ai suoi avvocati

Nel testo diffuso il 16 agosto, Forleo pone una serie di domande dirette sul conduttore di Report: "Chi sta ricattando Ranucci? Perché vuole a tutti costi mantenere il timone di Report (trasmissione del servizio pubblico) con la minaccia di spifferare le chat con tutti? E chi sono i tutti di cui parla?". Il passaggio successivo è quello che pesa di più sul piano giuridico, perché evoca un'ipotesi di reato: secondo la magistrata, "in un Paese normale (attentato falso o vero a parte) Ranucci sarebbe stato già indagato per estorsione e i suoi telefoni sequestrati: solo per tali gravi intimidazioni".

Il riferimento è a frasi che Il Foglio, in un pezzo firmato da Carmelo Caruso, ha attribuito al giornalista: "Se mi tolgono la conduzione, allora ci divertiamo", "nel mio telefono ho le chat di tutti". Frasi mai confermate dall'interessato e finora prive di riscontro documentale.

Il legale Roberto De Vita: "Affermazioni gravemente calunniose"

A mettere nero su bianco la posizione del giornalista è l'avvocato Roberto De Vita, che ha spiegato le ragioni della querela senza attenuanti diplomatiche: "Dispiace che una magistrata, ben consapevole dell'importanza delle dichiarazioni pubbliche di chi riveste ruoli istituzionali, abbia fatto affermazioni prive di fondamento e gravemente calunniose, per le quali il dr. Ranucci è costretto a rivolgersi all'Autorità giudiziaria". E ancora: "Parole ben oltre la perdita di sobrietà, con gravi conseguenze legali".

Nella stessa giornata il difensore ha allargato il ragionamento al fronte aziendale, e qui il messaggio diventa un avvertimento a viale Mazzini: "Ogni iniziativa che la Rai dovesse assumere in questo momento nei confronti di Sigfrido Ranucci, e quindi della trasmissione Report, sarebbe inevitabilmente inquinata dalle falsità che, nonostante la posizione netta e chiara della Autorità Giudiziaria sulla vittima e la sua inconsapevolezza, sono state alimentate incessantemente da polemiche pretestuose anche all'interno dell'Azienda". Tradotto: qualsiasi provvedimento adottato adesso nascerebbe viziato, e come tale contestabile.

La replica di Clementina Forleo: "Ho fatto solo una riflessione"

La magistrata non ha arretrato. Interpellata dal Giornale, ha chiarito di essersi espressa da privata cittadina su notizie già circolate sulla stampa, aggiungendo: "Se dovesse essere vera la notizia, evidentemente costituente reato, mi auguro che questa messaggistica venga fuori al più presto, nell'interesse di tutti". Alle agenzie ha poi precisato il perimetro del suo intervento: "Chiarisco che ho fatto solo una riflessione a delle notizie riportate sugli organi di stampa e in particolare sul Foglio a firma di Carmelo Caruso e da Salvo Sottile sulla sua pagina Facebook. Notizie che non sono state mai smentite dall'interessato. In uno Stato di diritto ciascuno risponde delle sue condotte e delle sue querele".

Nel corso della stessa intervista la magistrata ha rimesso in discussione l'applauso in piedi che l'Associazione nazionale magistrati aveva riservato al conduttore durante l'assemblea di ottobre sulla riforma della giustizia. La tesi è che in quell'occasione l'Anm si sia "ersa a soggetto politico", trovando in un cronista appena scampato a un agguato la figura più spendibile sul piano simbolico. Un rilievo che sposta il baricentro della polemica dal singolo post a un tema più scomodo, quello del rapporto tra magistratura associata e informazione televisiva.

La reazione della politica e il fronte aperto in Rai

La querela ha prodotto in poche ore una reazione politica. Galeazzo Bignami, che guida il gruppo di Fratelli d'Italia alla Camera, ha definito "surreale che Sigfrido Ranucci invece di chiarire le molte zone d'ombra del suo comportamento quereli il magistrato Clementina Forleo che, in virtù della sua esperienza, segnala una serie di anomalie". Una lettura che ribalta l'iniziativa legale: non difesa della reputazione, ma tentativo di chiudere il dibattito.

Sullo sfondo resta il nodo che tiene insieme tutto il resto. Libero ha scritto che dentro l'azienda la partita sarebbe già chiusa: il giornalista fuori dalla guida del programma e un incarico sostitutivo da individuare altrove nell'organigramma, con l'annuncio atteso tra gli ultimi giorni di agosto e i primi di settembre. Un percorso che però non è affatto lineare: un esperto sentito da Fanpage.it ha spiegato che l'azienda si sarebbe esposta a un ricorso nel momento in cui ha portato la vicenda sul terreno del codice etico anziché su quello editoriale, offrendo al giornalista argomenti per una richiesta di sospensiva davanti al giudice del lavoro.

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