La colpa non è di Peppone Calabrese, ma il suo volto sta diventando inevitabilmente il simbolo di una tendenza che caratterizza la Rai di queste settimane agostane e affligge il suo pubblico: le repliche. Il conduttore (qui la sua intervista di qualche giorno fa) continua a intrattenere gli spettatori di Rai1 ogni mattina con il suo Camper Osteria Italia, ma da diversi giorni vanno in onda le registrazioni di puntate già trasmesse poche settimane fa. Una scelta editoriale che ha prodotto più volte situazioni imbarazzanti, legate ad annunci connessi all'attualità del giorno della diretta che, fatti a pochi giorni di distanza dall'accaduto, riescono a risultare clamorosamente inattuali, se non del tutto surreali e grotteschi.
Era successo con l'annuncio della partita dei mondiali tra Francia e Marocco, riproposto a mondiali ormai conclusi, è successo anche con la puntata andata in onda il 21 agosto, segnata dal ricordo commosso di Franco Baresi che era scomparso poche ore prima, sì, ma della puntata del 31 luglio scorso. Sono solo i casi più eclatanti di una tendenza che sta caratterizzando anche altre trasmissioni Rai, come l'appuntamento con UnoMattina Weekly del 26 luglio, ritrasmesso il 16 agosto.
Si tratta semplicemente di repliche, accade per tanti altri programmi, dirà ragionevolmente qualcuno. E in effetti è vero, la regola d'ingaggio tra la televisione e gli spettatori è che non tutto vada in onda in diretta e che replicare sia lecito, anzi che sia addirittura una scelta editoriale creativa quando la televisione del passato viene riletta, in chiave critica o inserita in particolari percorsi narrativi: Techetechetè ne è un perfetto esempio. Ma non è certo questo il caso.
Qui siamo davanti a qualcosa di diverso. Mandare in onda una trasmissione con una vocazione quotidiana a due settimane di distanza e farlo senza considerare nemmeno l'eventualità di applicare tagli a momenti specifici di attualità che potrebbero apparire tristemente scaduti dopo 20 giorni significa una sola cosa: sciatteria. Vuol dire sottovalutare il pubblico televisivo dell'estate e ritenere quella di agosto una finestra tutto sommato secondaria, di scarsa rilevanza, quando è stata proprio l'estate del 2025, con il caso de La Ruota della Fortuna, a dimostrare alla televisione pubblica che è proprio quello dell'estate il tempo in cui, con i giusti investimenti, si possono ribaltare logiche apparentemente inscalfibili e operare cambiamenti che restano nel tempo.
D'altronde, che la Rai faccia abuso di repliche in modo scriteriato e senza un nesso, sfruttando il proprio archivio come elemento riempitivo e senza un'idea precisa, è problema che persiste da tempo e su più livelli. Come possono i vertici aziendali pensare, anche solo lontanamente, alla costruzione dell’assenza e dell’attesa per la nuova stagione, se programmi come Domenica In non si fermano mai e vengono riproposti a ciclo continuo anche in estate? Per non parlare del caso più eclatante di sfruttamento intensivo di repliche, che porta il nome del Commissario Montalbano.
Replicare non è un peccato, ma farlo senza cura trasforma il servizio pubblico in un banale pilota automatico. Se davvero la Rai vuole valorizzare il proprio archivio e difendere la propria identità, parola tanto cara ai vertici dell'azienda, non può permettersi certi passaggi a vuoto in una stagione, l'estate, che non è un parcheggio a basso costo. Si può fare sperimentazione anche con il passato, purché ci sia un’idea dietro; si possono conquistare nuovi spettatori anche ad agosto, purché non gli si offra la sensazione di guardare gli scarti del giorno prima.