Chef Antonio Lorenzon: “Mio marito mi ha sostenuto quando mi hanno annientato psicologicamente, ci manca un figlio”

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Intervista allo chef Antonio Lorenzon, vincitore di MasterChef 9. Oggi ha 51 anni e racconta la sua storia: i 58mila euro vinti, il periodo buio in cui si sentiva annientato psicologicamente, l’unione civile con il marito Daniel Bellinchiodo, le gustose ricette su Food Network nel programma A tavola con Lorenzon e il suo hotel ristorante, Elegance Room.

Intervista ad Antonio Lorenzon. Lo chef si è fatto conoscere dal pubblico vincendo MasterChef 9. Oggi ha 51 anni ed è uno dei volti più amati di Food Network. Ogni lunedì, alle ore 22:00, propone gustose ricette e piatti belli come quadri nel programma A tavola con Lorenzon. Su Fanpage.it, racconta la sua storia: i 58mila euro vinti e come li ha investiti, il periodo buio tra le difficoltà sul lavoro e il dolore per la morte del padre, i 25 anni d'amore con il marito Daniel Bellinchiodo, il desiderio di avere un figlio e poi quel sogno realizzato che è Elegance Room, il suo hotel ristorante.

La passione per la cucina affonda le radici nella tua infanzia. Qual è il primo ricordo a cui la ricolleghi?

Ero bambino, trascorrevo i pomeriggi con mia nonna perché i miei genitori lavoravano. Volevo sempre cucinare con lei, ma ero troppo piccolo. Così, mi dava un sacchetto di riso e mi faceva separare i chicchi bianchi da quelli neri. Poi mi diceva: "Se questo riso viene buono è perché hai fatto un'ottima scelta" e quindi mi sentivo importante. Pensavo: "L'ho preparato io, questo risotto è mio".

Nel 2019 hai deciso di partecipare a MasterChef per superare un momento difficile della tua vita. Cosa ti stava succedendo?

Stavo affrontando un periodo molto particolare per via di alcuni problemi con un precedente lavoro. Ero entrato in un loop, un meccanismo che non mi permetteva più di stare bene. Inoltre nel 2015 era morto mio padre, non avevo mai avuto un lutto in famiglia. Davo la sua presenza per scontata, quando è scomparso mi mancava tantissimo. Mi sono dedicato alla cucina come sfogo.

Chi ti è stato vicino in quel periodo?

Il mio compagno Daniel è stato fondamentale. Meno male che c'era lui. Ero in terapia da uno psichiatra. Sono stati sette mesi molto pesanti, molto duri. E lui mi è sempre stato vicino. Ancora oggi è Daniel che mi tira su quando sono giù di corda o quando mi sembra di non essere adeguato o capace. Mi dice sempre che sono il numero uno e mi aiuta a vedere le cose nella giusta prospettiva. Anche l'iscrizione a MasterChef è merito suo.

È stata una sua idea?

Sì. Spesso le persone che venivano a cena da noi mi dicevano: "Mamma mia, dovresti aprire un ristorante". Così, un po' per gioco, una domenica il mio compagno Daniel mi ha spronato a iscrivermi a MasterChef.

Il 5 marzo 2020 hai vinto Masterchef 9. Che significato ha avuto per te quella vittoria?

Un riscatto, perché – come ti raccontavo – mi avevano annientato psicologicamente da un punto di vista lavorativo. Mi avevano fatto credere che non fossi più capace di fare niente. E in quel momento ho vinto MasterChef e ho capito che non era vero. È stata una rinascita. Ho capito che potevo ricominciare da capo in un altro settore. Ho dato una svolta alla mia vita, cambiando completamente ambito lavorativo.

Come hai investito il montepremi da 100mila euro in gettoni d'oro?

Erano 58mila euro netti. Avevo iniziato i lavori della mia attività, l'Elegance Room, e quei soldi sono stati una manna dal cielo. Sono riuscito a saldare gli elettricisti, l'idraulico, una parte dei costi che stavo sostenendo.

Lo chef Antonio Lorenzon e l'unione civile con Daniel Bellinchiodo

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Lo chef Antonio Lorenzon e Daniel Bellinchiodo nel giorno dell'unione civile

In finale, poi, è arrivata la romantica proposta di matrimonio a Daniel.

Non se l'aspettava nessuno, nemmeno io (ride, ndr). Mi è venuto d'istinto all'ultimo momento. Il giorno prima ho comprato l'anello. Era un periodo in cui ero stanco e lui era sempre lì a sostenermi. E poi sapevo che era la persona più importante della mia vita. Era giusto fargli capire che sarebbe stato così per sempre. Mi sono detto: "Vado a comprare l'anello, lo tengo in tasca e vediamo cosa succede". Quando ho vinto, non ho avuto dubbi. Era arrivato il momento. Avevano già spento le telecamere e c'era silenzio. Ho detto: "Scusate, devo dire una cosa". Le hanno riaccese subito.

L'11 ottobre 2022 c'è stata l'unione civile, che peso ha avuto per voi quel rito?

Io e Daniel festeggeremo 25 anni insieme il 18 febbraio 2027. Ci siamo fidanzati nel 2002. E nel 2022 ricorrevano i vent'anni. Per noi è stato molto importante celebrare il matrimonio, sia per avere una sicurezza in più che per festeggiare tutti questi anni, questo amore, questa vita passata insieme. Abbiamo un'età piuttosto avanzata (ride, ndr), io ho 51 anni. Ci sembrava l'ora di farlo. Non si sa mai cosa può succedere.

Dopo quasi 25 anni insieme, che bilancio tracci?

In questi anni il mondo è cambiato. L'unica cosa che non è cambiata è l'amore tra noi due: anzi è sempre più forte. Magari non ci sono le farfalle, è normale, però c'è un rispetto pazzesco e la voglia di costruire una vita. Non abbiamo figli, ma abbiamo costruito il ristorante, la nostra attività, la nostra casa. Lavoriamo tantissimo, facciamo sacrifici però siamo soddisfatti. E quando c'è un problema, questo ci fortifica, ci unisce, perché lo affrontiamo insieme. Forse il segreto del nostro rapporto è proprio questo: aver tanta voglia di fare cose insieme. Quindi il bilancio è super positivo.

L'idea di non essere padre ti pesa?

Qualche anno fa, prima del Covid, abbiamo iniziato a fare un corso per l'affido di bambini. Ci sarebbe piaciuto dare amore e cura a un bambino che aveva delle lacune familiari. Poi c'è stata la pandemia e abbiamo dovuto abbandonare l'idea. Non si poteva più andare dai bambini, non si poteva più fare niente. Con il passare degli anni, abbiamo fatto dei ragionamenti, ci siamo chiesti se fosse destino non averne. Però un bambino ci manca, perché un domani non avremo nessuno con cui trascorrere la vecchiaia e a cui lasciare ciò che abbiamo creato. Questa cosa un po' la soffriamo. Confidiamo nei nipoti, che ci amano.

Quindi è un discorso ormai accantonato?

Mai dire mai nella vita, magari tra qualche anno…A un certo punto abbiamo anche pensato di fare come Sandra Mondaini e Raimondo Vianello e adottare un'intera famiglia (ride, ndr). Magari una famiglia meno fortunata a cui possiamo dare una vita migliore. Anche se i miei nipoti non sono d'accordo. Comunque non si sa mai, è un pensiero che facciamo. Negli anni potrebbe capitare.

Tu e Daniel sembrate molto affiatati, vi capita mai di litigare?

Abbiamo discusso anche oggi (ride, ndr). In realtà, non si tratta di vere e proprie litigate, più che altro capita di discutere per stupidaggini. Ma il mio ragionamento è questo: se so già che non ti lascerei mai e che dopo tre o quattro giorni torna tutto come prima, che senso ha sprecare tempo? Assodato che ci amiamo e vogliamo stare insieme per sempre, tanto vale risolvere la discussione in cinque minuti, fare pace e andare avanti.

Le ricette dello chef Antonio Lorenzon su Food Network

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Antonio Lorenzon su Food Network con A tavola con Lorenzon

Ogni lunedì va in onda su Food Network il vostro programma A tavola con Lorenzon, che è arrivato alla quarta stagione. Come scegli le ricette da proporre agli spettatori?

È un percorso abbastanza complesso. Deve essere una ricetta facile, replicabile e bisogna stare attenti a non averla già fatta. Devi ideare sempre qualcosa di nuovo, mettendoci ingredienti molto semplici e dimostrando che chiunque può cimentarsi e provare a farla. Credimi, se Daniel fa qualcosa vuol dire che è veramente facile. In cucina è proprio negato.

Davvero? Nonostante i tanti anni trascorsi al tuo fianco?

Giudica tu. Stavamo registrando una puntata e Daniel doveva preparare degli ingredienti e poi pulire. E cosa ha fatto? Ha buttato via quello che dovevamo mettere in pentola e ha tenuto lo scarto. Io, gli autori e la produzione ci siamo guardati increduli. E non è tutto.

Racconta.

Era la primissima registrazione. Daniel doveva solo tagliare i pomodori, ma era nervoso e agitato. Ha preso il coltello e zac, si è tagliato il dito. Era basito anche lui: "No, non è possibile". Abbiamo perso ore per fermare il sangue e risistemare tutto.

Antonio Lorenzon dopo la vittoria di MasterChef 9, oggi ha 51 anni e gestisce un hotel ristorante

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Antonio Lorenzon oggi

La location di A tavola con Lorenzon è l'Elegance Restaurant che si trova nella struttura Elegance Room. Questa attività è nata con una coincidenza, quasi un segno del destino.

Inizialmente pensavamo di avviare un'attività in Francia. Un giorno eravamo seduti al tavolino di un bar a Bassano del Grappa quando abbiamo visto una donna che esponeva un cartello fuori dal palazzo di fronte: "Vendesi". Siamo andati a vedere e abbiamo comprato questo stabile in cui è nata Elegance Room, la mia attività.

Come funziona questa struttura?

Siamo stati i primi in Italia a creare questo tipo di hotel. Puoi fare il check-in online e ti arriva un QR Code. Davanti alla struttura c'è un totem, basta usare il QR Code e si aprono le porte fino ad arrivare alla tua camera. È tutto automatizzato. Oppure se ti trovi a Bassano del Grappa e non sai dove andare, puoi fermarti da noi. Il totem ti indica le eventuali camere disponibili. Metti i tuoi dati, paghi e ottieni il QR code che ti consente l'accesso immediato.

Qual è il tuo ruolo?

Posso dire di aver costruito tutto io, l'arredo, i tessuti, le piante. Per me è come un figlio. Gli ho dedicato tanto tempo perché ci tenevo che fosse un posto magico. Quando i clienti entrano devono sentirsi coccolati, devono sentirsi a casa. Insomma, curo la parte artistica ed estetica.

Anche tuo marito ha un ruolo nell'hotel?

Lui si occupa di tutta la parte dell'ospitalità quindi la gestione delle prenotazioni, la parte contrattuale con le assicurazioni, la burocrazia, la contabilità, il mutuo perché ne abbiamo uno che durerà ancora per parecchi anni.

Daniel ha anche un altro lavoro.

Sì lavora in Svizzera. Vive lì dal lunedì al venerdì, poi rientra e passiamo il weekend insieme. È direttore di una clinica psichiatrica a Lugano.

Quando si tratta del tuo settore lavorativo, c'è un vivo dibattito tra gli chef che sostengono di fare fatica a trovare persone disposte a lavorare nei loro ristoranti e lavoratori che li accusano di pagare poco e di infliggere turni massacranti. Tu dove ti collochi in questo dibattito?

Da una parte è vero che non si trova più personale che voglia fare questo tipo di lavoro, perché è un lavoro duro. Implica tante ore in cucina e quindi serve tanta passione. Però è altrettanto vero che il lavoro in cucina è spesso sottopagato. Se paghi bene chi lavora, ne riconosci i meriti e gli permetti di fare strada, le persone disposte a lavorare e a rimanere si trovano.

Dopo la vittoria a MasterChef, un libro di ricette, il tuo programma su Food Network e l'Elegance Room, qual è il prossimo sogno da realizzare?

Ho due sogni nel cassetto. Vorrei aprire un locale e vorrei proseguire l'esperienza nel mondo della televisione. Dopo A tavola con Lorenzon, mi piacerebbe fare ancora di più nella cucina di Food Network. Sarebbe veramente bello.

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