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Vespa che zittisce Sabrina Brizzola è lo specchio di un sistema che dà lezioni ai giovani invece di ascoltarli

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A Porta a Porta lo scontro tra Bruno Vespa e la coordinatrice dell’UDU Sabrina Brizzola sul diritto allo studio si chiude con l’ennesima paternale non richiesta. Il conduttore le dice di “andare a studiare” mentre stava denunciando i costi proibitivi dell’università: è lo specchio di un sistema che, anziché ascoltare i giovani, preferisce impartire loro lezioni superflue.

C'è un'abitudine malsana nella televisione italiana: quando chi rappresenta il dissenso giovanile si presenta in certi studi televisivi, spesso non viene accolto come un interlocutore, ma come un alunno impreparato da correggere. È quanto è accaduto martedì 20 ottobre a Porta a Porta, dove il confronto tra Bruno Vespa e Sabrina Brizzola, coordinatrice nazionale dell'UDU (Unione degli Universitari) e volto della protesta delle tende, si è trasformato in una spiacevole lezione a senso unico. Tra interruzioni ripetute e richiami allo "studio", il conduttore ha scelto la linea della lectio magistralis, liquidando le sacrosante denunce sul diritto allo studio con un "andate a studiare".

Il motivo della discussione

Il tema era quello che, negli ultimi giorni, occupa legittimamente le prime pagine dei giornali, le conversazioni al bar e tutti i social network: le proteste sul caro vita nelle grandi città, in primis Milano. La puntata di Porta a Porta, nettamente orientata sulla condanna alle frange violente che si infiltrano nei cortei, ha portato avanti una narrazione che ha insistito a più riprese nel sottolineare come dietro ai disordini ci siano spesso ragazzi di seconda generazione. Ma il clima è cambiato quando si è passati alle ragioni strutturali della protesta: il caro affitti, il costo della vita e la sostenibilità economica dello studio universitario. È a quel punto che Sabrina Brizzola ha osato compiere l'affronto che più di ogni altro manda in bestia Bruno Vespa: puntare il dito contro l'esecutivo. "È compito del governo garantire a queste persone il diritto allo studio. Il diritto allo studio, in questo momento, in Italia non è garantito". Una tesi che avrebbe meritato un confronto nel merito, ma che è stata stoppata sul nascere dal padrone di casa, con modi a dir poco opinabili.

La paternale di Bruno Vespa: "Quando venite qui, dovete studiare"

Vespa ha iniziato a interrompere la rappresentante degli studenti: "In che senso non è garantito, mi spieghi". Di fronte alla replica dell'attivista, che faceva notare la criticità legata al tasso di abbandono dei percorsi scolastici, la risposta del conduttore è scivolata nel tono paternalistico: "Siccome lei è informata, la prego di vedersi le statistiche". Ma quando Brizzola ha provato a proseguire il suo ragionamento, la porta si è chiusa del tutto: "No, mi lasci parlare", ha tagliato corto il conduttore, cogliendo l'assist per sbandierare i meriti patriottici: "Qui c'è il massimo recupero storico di abbandono scolastico, noi con un anno di anticipo rispetto ai target dell'Unione Europea". Poi la stoccata finale, che è anche il manifesto di un certo modo di fare televisione: "Quando parlate, voi giovani, documentatevi prima, questo lavoro è fatto anche di studio. Quando venite qui, venite preparati, dovete studiare".

Nonostante l'imbarazzo, l'attivista è riuscita a riportare la discussione sui numeri reali che toccano le tasche delle famiglie e dei fuorisede:

Se posso rispondere, l'Italia è l'unico paese in Europa che non copre tutte le spese di studio degli studenti universitari. Questo è un dato che, se qualcuno può confutarmi, sono contenta di ascoltare. Le borse di studio non vengono interamente coperte, le università vengono definanziate e sostenere le spese di studio è diventato sempre più difficile.

Brizzola, dunque, solleva una questione strutturale e irrisolta. Ma il prezzo da pagare è stato quello di dover sottostare alla ramanzina del suo interlocutore. Il paradosso è tutto qui: la vecchia guardia che intima a una rappresentante nazionale degli studenti di "andare a studiare", dimenticando – o fingendo di non capire – il punto cardine della protesta. Lei sta urlando che vorrebbe farlo, che avrebbe tutti i meriti per farlo, ma che il sistema economico attuale ha tolto a lei e a milioni di studenti i mezzi per permetterselo. Di fronte al suo grido, la risposta della tv di Stato è lo specchio di un sistema che, anziché ascoltare i giovani, preferisce impartire loro lezioni superflue.

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Nata e cresciuta a Napoli, amo apprendere storie e raccontarle. Ho una Laurea Triennale in Lingue e Letterature Europee e una Magistrale in Editoria e Giornalismo. Ho conseguito il Master in Giornalismo alla IULM di Milano.
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