
Nell’anno in cui la cronaca nera ha dominato più che mai i palinsesti televisivi, il personaggio di punta del mercato non poteva che essere un volto di questo universo. Non è stata Garlasco a rendere Milo Infante ciò che è, ma non c’è alcun dubbio che proprio questa vicenda abbia contribuito a creare le condizioni per arrivare a quello di cui si parla in queste ore.
Il corteggiamento di Mediaset nei confronti del conduttore di Ore14 con una presunta offerta che non si può rifiutare è il segno della consacrazione definitiva di un volto che la Tv sembra avere confinato per anni a una condizione gregaria, a personaggio di seconda fascia in continua attesa di un evento che legittimasse la sua scalata. Ci sono voluti anni di abnegazione, indiscutibile competenza professionale e anche la capacità di sentire il tempo che arrivava.
Infante ha protestato quando gli scioperi gli impedivano di andare in onda, ha rimproverato i suoi ospiti in diretta, ha criticato la sovrapposizione del suo programma con quello di Caterina Balivo, ha litigato con Bruzzone, è stato persino contestato da Vespa per la lesa maestà di andare in onda alla sua stessa ora. Insomma, è stato anche l’antipatico, ma ha costruito in questi ultimi anni un’identità riconoscibile, provando addirittura a ricercare di tanto in tanto un effetto meme che sembra antitetico alla sua apparente algidità.
Soprattutto, si è conquistato un ruolo dirimente e autorevole quando è riemerso il caso di cronaca nera più potente degli ultimi anni, inserendosi nel panorama dei volti televisivi di riferimento in quella che qualcuno ha definito di recente “una guerra tra bande”. Garlasco fa ascolti, Garlasco ha sostituito il gossip nelle conversazioni dal parrucchiere, Garlasco riempie i teatri. Ora diventa propulsore dello scatto definitivo della carriera di Infante, che farà un salto di qualità indipendentemente dalla sua scelta finale: che vada a Mediaset per una maggiore gratificazione economica e l’ebbrezza di una nuova avventura professionale; che resti in Rai per consolidare definitivamente la sua posizione. Comunque vada, non sarà più un gregario.