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OPINIONI

Il ritorno in Rai di Amadeus sta diventando peggio dell’addio

A furia di parlarne dal primo giorno del suo addio, il rientro in Rai di Amadeus si sta trasformando in una telenovela che sembra appassionare più Fiorello che lui. Purché il ritorno, sacrosanto, si concretizzi e venga accompagnato dal consenso collettivo, servono due cose fondamentali: il tempo e il “pentimento”.
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C’è un tempo per il ritorno e non è questo. L’insistenza su un rientro di Amadeus in Rai sta trasformando, anzi deformando, questo possibile evento, dimostrando che il caro Ama è bravissimo a costruire e supportare i racconti degli altri, soprattutto quelli sanremesi, ma è meno a suo agio se la narrazione da gestire è quella di se stesso.

Piccolo avvertimento per chi leggerà queste parole: ritengo Amadeus tra i migliori conduttori italiani, un top player indiscutibile della sua categoria, patente di cui lui non ha certo bisogna ma che mette le cose in chiaro rispetto a quello che credo sia il suo valore e quanto sarebbe importante per la Rai, soprattutto in questi anni difficili.

Non trovo fuori luogo un suo eventuale ritorno, dunque, ma il modo in cui l'operazione si starebbe costruendo. Il possibile rientro del conduttore del Sanremo dei miracoli sta bruciando tutte le tappe narrative possibili. Di fatto se n'è iniziato a parlare dal primo giorno del suo addio, con l’effetto di inibire qualsiasi aspettativa. L'attesa di un ritorno di Amadeus a casa sua (perché la Rai è la sua casa naturale) si è così afflosciata ancora prima di gonfiarsi.

Amadeus sarebbe certamente legittimato a rimettere piede negli studi del servizio pubblico e condurre, con diritto di talento, il 90% dei programmi in onda, perché è un lavoro che svolge con la mano sinistra e una facilità sconcertante. Si rischia di dimenticare, tuttavia, cosa è successo negli ultimi due anni, sia per gli effetti del suo distacco dalla Rai, con una sostanziale eclissi mediatica per lui, sia per quell'anello mancante alla credibilità del suo congedo: la cacciata, l’espulsione che ha sospinto l’altro addio celebre di Fazio, condito in quel caso anche da un elemento politico.

Amadeus, insomma, non è stato mandato via, ma ha scelto legittimamente di andarsene e questo rende l'ipotesi di un rientro per acclamazione meno solida. C’è inoltre da considerare un altro pezzo che manca alla costruzione del ritorno: Amadeus non ha mai riconosciuto il suo errore. Non che sia obbligato a farlo, né è scontato che di errore si sia trattato, visto che ha trovato un’altra occasione stimolante e altrettanto remunerativa. Ma in un ritorno accompagnato dalla partecipazione collettiva l’esilio e/o il pentimento sono due tessere essenziali.

In questi ultimi due anni invece Amadeus ha giustamente fatto il suo lavoro al Nove e non ha operato, dal punto di vista comunicativo, per gettare le basi di un ritorno che all'apparenza sembra interessare più a Fiorello che a lui. Ecco perché l'operazione dello showman siciliano, che da mesi si spende come sponsor per un rientro dell'amico in Rai e che lo ha riportato a La Pennicanza nelle scorse ore, appare spenta in partenza, insapore, quasi forzata viste le circostanze, sgrammaticata rispetto a un'operazione simpatia di cui sia Fiorello che Amadeus non possono non conoscere i canoni, da vecchie volpi del panorama mediatico quali sono.

Tocca ricordare che la parabola ascendente che ha portato Amadeus al meritato riconoscimento dei suoi Sanremo nasceva proprio da una risalita, l'ammissione di un peccato di hybris che portò il conduttore a ricominciare dalle basi pur di riacquisire rilevanza in quella Rai che aveva lasciato perché non si sentiva valorizzato, passando a Mediaset senza un riscontro. In questo, lo diciamo da sempre qui, Amadeus ha una carriera dai cicli baudiani, visto che lo stesso Pippo lasciò per due volte la Rai, per poi tornare sempre a casa passando dal via.

C’è un tempo per il ritorno, ma non sembra questo il tempo. O almeno non sembra questo il modo. Posto che, dovesse accadere, Amadeus saprebbe certamente confermarsi come l'eccellente conduttore che è sempre stato.

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"L'avvenire è dei curiosi di professione", recitava la frase di un vecchio film che provo a ricordare ogni giorno. Scrivo di intrattenimento e televisione dal 2012, coltivando la speranza di riuscire a raccontare ciò che vediamo attraverso uno schermo, di qualunque dimensione sia. Renzo Arbore è il mio profeta.
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