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Morte di Silvio Berlusconi

Perché l’ultima foto di Silvio Berlusconi ci racconta il suo mondo

L’ultima immagine di Berlusconi racconta il Cavaliere in un raro momento di semplicità, sorridente e fragile, senza trucco. Il contrario dell’uomo “in odore di santità”, che ha trasmesso la sua idea di invincibilità anche attraverso un’estetica perfezionista, impeccabile, che aspirava a fermare il tempo.
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A cura di Andrea Parrella
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Morte di Silvio Berlusconi

Le ultime foto di Silvio Berlusconi aggiungono un altro tassello alla narrazione post mortem totalizzante degli ultimi giorni, arrivata all'atto finale con i funerali del 14 giugno. Immagini scattate nella sua Milano 2 , quella che lui stesso edificò 50 anni fa e che ha voluto rivedere prima del ricovero in ospedale. Selfie al bar con i passanti, ultime istantanee di quotidianità. Foto normali, appunto, ma a loro modo sconcertanti. Questo perché questa nell'ultima apparizione Silvio Berlusconi ovviamente diverso, dal volto provato, quello di un uomo di 86 anni segnato dalla malattia. Se tutte queste informazioni si applicassero a una qualsiasi altra persona, il risultato non sorprenderebbe affatto.

Sorprende per Silvio Berlusconi. Quelle immagini generano un certo sconcerto e non manca chi ritiene andasse valutata l'opportunità di pubblicarle. La ragione è molto semplice, finanche banale: il volto di Berlusconi non è quello che siamo stati abituati a vedere. E questo colpisce per l'enorme distanza dalla "maschera" del Berlusconi di questi ultimi anni. Trucco pesante, ritocchi, artifizi di cui Berlusconi non ha mai fatto mistero, tanto erano evidenti, segno di una ricerca di impeccabilità della forma che è stata, in fondo, la sua filosofia di vita.

La sobrietà delle foto di un anziano provato dalla malattia è l'antitesi dell'uomo in odore di santità, di quella invincibilità ostentata da Berlusconi, l'immortalità professata negli anni e forse inseguita per davvero, con l'illusione che fosse davvero possibile. Bisogna illudersi di poter essere immortali, d'altronde, e come si può fare se non con il maquillage, il trucco appunto, l'apparenza che ha dominato l'estetica berlusconiana in una parabola che va dalla bandana indossata in Sardegna per il trapianto di capelli alla maschera di trucco degli ultimi anni? Un modello che ha trovato un naturale canale di diffusione, manco a dirlo, nelle sue televisioni, grancassa della normalizzazione della chirurgia estetica avvenuta nei decenni.

Non solo i messaggi subliminali, seni prorompenti, connotati dei personaggi noti che cambiavano magicamente e inspiegabilmente da una stagione televisiva all'altra. Le reti di Berlusconi hanno costruito il nuovo immaginario anche in modo esplicito, con esempi che vanno dall'ironia dei Nuovi Mostri, la rubrica di Striscia La Notizia, alla legittimazione del sogno di cambiare con programmi come Bisturi, fino ai fenomeni da baraccone del Ken umano. Le emissioni di Cologno Monzese tracciano negli anni i confini di un senso estetico in cui immaginarsi diversi, cambiati, quindi migliori, è una sorta di prefazione all'idea di potersi pensare eterni.

In linea con questa grande illusione, Silvio Berlusconi aveva agito sul suo aspetto addomesticandoci a una faccia diversa dalla sua, per questo ci colpisce vederlo in quelle condizioni. Il generale senso smarrimento per le ultime foto scattate prima della morte, a loro modo toccanti proprio per la semplicità inedita che trasmettono, ci racconta solo un'altra sfumatura dell'impatto gigantesco che il suo modello culturale patinato e artefatto ha avuto sul nostro sguardo verso il reale.

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"L'avvenire è dei curiosi di professione", recitava la frase di un vecchio film che provo a ricordare ogni giorno. Scrivo di intrattenimento e televisione dal 2012, coltivando la speranza di riuscire a raccontare la realtà che vediamo attraverso uno schermo, di qualunque dimensione sia. Renzo Arbore è il mio profeta.
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