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Marco Bellocchio e la serie su Tortora: “Non è una serie ideologica, affronto la complessità senza nostalgia”

Marco Bellocchio parla di Portobello, la serie che racconta la vicenda giudiziaria di cui è stato vittima Enzo Tortora, interpretato qui da Fabrizio Gifuni. Il regista racconta la genesi del progetto e dice di non aver raccontato quel momento in maniera ideologica: “L’ideologia ormai è scomparsa, tutto sta cambiando e continuerà a cambiare molto rapidamente”.
A cura di Ilaria Costabile
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Si sono concluse le riprese della serie Portobello, incentrata sull'errore giudiziario di cui è stato vittima Enzo Tortora, tra i più amati conduttori della televisione italiana, raccontata nella serie diretta da Marco Bellocchio e interpretata da Fabrizio Gifuni. Il regista, ospite all'Italian Global Series Festival, ha parlato della genesi e della costruzione di questo progetto, che dice di aver raccontato con lucidità, come d'altra parte era accaduto anche con Esterno Notte e il rapimento di Aldo Moro. La serie arriverà nel 2026 su HBO Max e non è da escludere che possa presentata alla Mostra del Cinema di Venezia il prossimo settembre.

Marco Bellocchio parla della serie Portobello

"Sono vicende che ho sviluppato in forma di serialità perché sapevo che entrambe avevano bisogno di più tempo, una cadenza che, curiosamente, per entrambe è stata di sei puntate" ha raccontato Marco Bellocchio che, però, ha chiarito di non poter parlare in maniera più approfondita della serie, limitandosi a raccontare il processo che ha seguito per ricostruire uno degli avvenimenti che più ha segnato l'opinione pubblica italiana e che, in fondo, ha minato anche la fiducia che i cittadini riponevano nella giustizia:

Serie come Esterno notte, sul rapimento e l'uccisione di Aldo Moro, e Portobello sulla terribile vicenda giudiziaria vissuta da Tortora, sono nate da temi che mi coinvolgevano profondamente. Come per Moro, anche nel caso della serie su Tortora, non ho voluto fare una serie ideologica. Portobello non è neutrale ma neppure prevenuta, c'è una riflessione sulla giustizia ma c'è anche molto altro. L'ideologia ormai è scomparsa, tutto sta cambiando e continuerà a cambiare molto rapidamente, soprattutto per i più giovani. Ho affrontato queste storie, così straordinariamente importanti, affrontandone la complessità, senza essere nostalgico, anche se c'è una parte del pubblico in Italia che quando proponi qualcosa di nostalgico, risponde.

Il legame con Fabrizio Gifuni

Bellocchio, poi, rivela di aver sempre amato la storia come materia scolastica e ancora oggi, da regista, trova il modo di fare suo un racconto centrale nella "La storia era l'unica materia in cui eccellevo a scuola. Parto da quella e ci innesto dei miei pensieri. Come facevano i pittori Paolo Uccello o Velázquez, che, nel dipingere grandi battaglie, individuavano un loro segno personale. In questo caso, nei personaggi, si cerca di recuperare quanto più di reale possibile, combinando su quello qualche bizzarria". Infine, parla anche del legame con Fabrizio Gifuni, attore che ha scelto nuovamente per interpretare il protagonista di questa seconda serie:

Amo gli attori che, come lui, studiano il testo a fondo. C’è il mio sguardo ma anche una sua suspense specifica, è quello che mi colpisce sempre nelle serie americane belle. C'è sempre, a un certo momento, uno scatto, una sorpresa che ravviva l'interesse dello spettatore.

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