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Davide Silvestri: “Con Vivere guadagnavo più dei miei genitori. L’Isola? Devo delle scuse a Walter Nudo”

L’attore si racconta a Fanpage.it: “Ho sempre mantenuto i piedi piantati a terra. Me la sono goduta, consapevole che non stavo vivendo la realtà. Dopo il reality decisi di iscrivermi all’Accademia dei Filodrammatici, sentivo che la tv mi aveva fatto bruciare le tappe. Oggi produco birra e punto a diventare un agente immobiliare”.
A cura di Massimo Falcioni
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La popolarità raggiunta quando non era nemmeno maggiorenne, la decisione di lasciare la tv per mettersi a studiare recitazione, le esperienze a teatro e la rinascita lontano dai riflettori. C’è tutto nella vita di Davide Silvestri, che a maggio compirà 45 anni nonostante un viso da eterno ragazzo che non l’ha mai abbandonato.

Nato a Milano, dove tuttora risiede, Silvestri fu notato da giovanissimo dalla fotografa Desdemona Varon. “Ero all’uscita della metro, alla fermata di Moscova – racconta a Fanpage.it – avevo una maglietta gialla fosforescente, dei pantaloni a scacchi e mille orecchini, praticamente uno zarro. Una tipa si fermò e, dopo avermi chiesto delle informazioni, uscì allo scoperto: ‘Hai un viso pazzesco, hai mai pensato di fare il fotomodello?’. Mi propose degli scatti, assicurandomi che non avrei dovuto sborsare nulla, e io accettai”.

Dopo un cambio di look e primissime foto realizzate all’altezza dei Navigli, per Silvestri si aprirono le porte dello spettacolo. “Desdemona mi firmò uno scatto con una promessa: ‘Un giorno diventerai famoso’. E quando approdò all’agenzia Caremoli presentò me come suo primo talento da lanciare”.

Fu l’inizio di tutto: fotomodello per Armani e Ferré, volto nelle pubblicità della Ferrero e degli zaini della Seven e, soprattutto, attore nel videoclip di “Da me a te” di Claudio Baglioni, per la regia di Renzo Martinelli. L’occasione di “Vivere” giunse quasi in concomitanza: “Fu un vero salto nel buio, trattandosi della prima soap opera firmata Mediaset. Era una cosa più grande di me, non mi rendevo conto della portata del progetto e di quanto fosse importante. Avevo 17 anni e il mio obiettivo era intascare qualche soldo per potermi comprare lo scooter e in seguito la macchina”.

Ti provinarono per il ruolo di Marco Falcon.

Era il 1998 e ricordo ancora il copione di prova. Dovendo interpretare il figlio del dottor Giacomo Falcon, mi affidarono un testo in cui a casa raccontavo di avere un amico con i genitori malati di Hiv. Venivo rassicurato sul fatto che non ci fosse il pericolo di trasmettere il virus tramite una semplice stretta di mano. Recitai la parte talmente bene che la responsabile del casting mi chiese se avessi vissuto davvero una storia del genere in famiglia. Mi convinsi che quella domanda fosse l’indizio di una performance gradita. Ma per cinque mesi non ne seppi più nulla.

Invece…

Un pomeriggio mi trovavo con degli amici e stavo raccontando proprio di questo provino. Tirai fuori il copione e spiegai che nessuno si era più fatto vivo. Mi rimisi a recitarlo quasi per gioco e in quell’istante esatto squillò il telefono. Era l’agenzia che mi comunicava di essere stato preso. Una coincidenza assurda, surreale.

La prima puntata andò in onda il 1° marzo 1999.

Guardai l’episodio e al termine invitai un amico a fare un giro in Duomo. Ci fermammo a mangiare un panino all’interno di un locale e all’improvviso vidi la gente fermarsi davanti alla vetrina. Una, dieci, cinquanta persone cominciarono a fissarmi. Non capivo cosa stesse accadendo, si era formata una folla incredibile.

Potere della televisione.

A nemmeno due ore dalla fine della puntata Davide, proveniente da Quarto Oggiaro, era diventato famoso. Fui costretto ad andarmene dall’uscita di sicurezza. Lì capii che la mia vita stava cambiando.

“Vivere” toccò addirittura i 5,5 milioni di spettatori quotidiani.

I primi due anni furono clamorosi. Guadagnavo più dei miei genitori, quasi me ne vergognavo. Ero felice, ma avevo paura. Ad ogni modo, me lo ripetevo costantemente: ‘Tutto questo prima o poi terminerà, questa non è la vita normale. Devo essere pronto’.

Un bagno di realismo.

Ho sempre mantenuto i piedi piantati a terra. Me la sono goduta, consapevole che non stavo vivendo la realtà.

Esordisti con i capelli lunghi, per passare successivamente al taglio corto.

Entrambi i look li decise la produzione. Non posi mai obiezioni, perché, come diceva mia madre, ‘peli e guai non mancano mai!’. Non era qualcosa di drastico o definitivo. Per me era lavoro.

Tuo cugino, Kekko Silvestre, apparve a più riprese come comparsa.

Lo volevo aiutare e, avendone l’opportunità, lo segnalai. Servivano sempre dei figuranti e ogni tanto si affacciava sul set. Già all’epoca incideva dei brani e veniva con delle musicassette. Ero io stesso ad invogliarlo: ‘Falle ascoltare, magari qualcuno nell’ambiente si accorge del tuo talento e intanto guadagni qualcosa’. Diventò presto un idolo della troupe, si faceva ben volere.

Con l’arrivo di “Centovetrine”, nel gennaio 2001, “Vivere” venne declassata.

La magia si interruppe, ma ero psicologicamente pronto. Avevo iniziato a percepire che qualcosa non andava quando mi accorsi che al personaggio di Marco erano state ridotte le battute. All’improvviso appresi che sarebbe partito per l’America. Girai l’ultima scena e nel giugno 2003 mi scadde il contratto. Non fu traumatico, forse perché avevo previsto questo epilogo.

Di lì a poco sarebbe giunta l’offerta per “L’Isola dei Famosi”.

Rimasi tecnicamente disoccupato per soli quattro giorni. Terminati i ciak di ‘Vivere’ avevo deciso di partire per una vacanza in Sardegna. Sarei andato da Lele Mora, che era il mio agente. Ma proprio quel giorno all’aeroporto incrociai Lele con Simona Ventura. Le rivelai che avevo concluso l’esperienza con Mediaset e lei, senza lasciarselo ripetere due volte, mi avanzò la proposta de ‘L’Isola’.

Una botta di fortuna.

Posso vantarmi di essere stato tra i protagonisti della prima soap di Canale 5 e del primo reality della Rai. Pochi giorni dopo l’incontro in aeroporto presenziai alla riunione con Lele, Simona e Giorgio Gori. Fui ufficialmente il primo concorrente de ‘L’Isola’ ad essere ingaggiato.

Durante la trasmissione ti alleasti con Adriano Pappalardo e dichiaraste guerra a Walter Nudo, che vinse quell’edizione.

Fui poco furbo e molto leale. Considerai il reality un’esperienza di vita e non fui così scaltro e sgamato da mettere in piedi strategie finalizzate ad uscire bene a livello mediatico. Sono comunque contento di essermela goduta, anche se ammetto che oggi sarei volutamente più finto. Non proporrei la mia sincerità. Riguardo all’amicizia con Pappalardo non rinnego nulla, mi diede tanto e fu un rapporto bellissimo. Tuttavia, se tornassi indietro una cosa la modificherei.

Cosa?

Il mio atteggiamento verso Walter. Non mi comporterei nella stessa maniera, ero piccolo e cretino, avevo 22 anni e non afferravo determinate situazioni che compresi dopo. Ora capisco la sua sofferenza, mentre allora lo giudicavo come uno che piangeva in continuazione e voleva farsi compatire. La verità era un’altra, era fragile e sincero. Sicuramente non mi scaglierei contro di lui. Gli chiedo scusa, purtroppo non l’ho più rivisto.

In effetti subì un vero e proprio accanimento.

Sono davvero dispiaciuto. Quando nel 2021 ero al ‘Grande Fratello Vip’ ricevetti un suo messaggio privato sui social che lessi una volta uscito. Si complimentava con me per la calma e il mio atteggiamento. Lo ringraziai ma non so se lesse la mia risposta. Rimasi in casa sei mesi e sulle pareti c’erano le sue foto, in quanto vincitore nelle edizioni passate. Quando ero giù di morale le osservavo e mi caricavo. Vorrei che lo sapesse.

Dopo “L’Isola” non si presentò nessuna occasione effettiva.

Chi faceva i reality veniva visto negativamente. Fu in quel periodo che decisi di tuffarmi nel teatro e di iscrivermi all’Accademia dei Filodrammatici. Andai in scena con ‘Il ritratto di Dorian Gray’ e mi accorsi che non sapevo recitare, che fare l’attore era tutt’altra cosa. Allora mi misi a studiare.

Scrivesti persino una lettera a Luca Ronconi.

Sentivo che la tv mi aveva fatto bruciare le tappe. Lui mi rispose e mi convocò: ‘Non ti posso far fare spettacoli, però puoi partecipare come uditore alle lezioni del Piccolo Teatro’. Ebbi il permesso di assistere alle prove. Monitoravo e prendevo appunti. Un giorno, quando uscii dalla sala, Ronconi si rivolse agli allievi: ‘Prendete esempio da quel ragazzo, è determinato’. Lo venni a sapere da uno degli studenti.

A quel punto ti saresti potuto iscrivere.

Il provino lo feci. Passai le prime selezioni, ma in contemporanea si palesò la chance dei Filodrammatici. Avevo 25 anni, età limite per potersi iscrivere. Non avrei avuto ulteriori possibilità e non me la sentii di rischiare. Optai per questo percorso, visto che sull’altro fronte non avrei avuto alcuna certezza di passare.

Nell’Accademia ci restasti due anni.

Dal 2005 al 2007. Fu quella la mia vera scuola. Appena diplomato mandai subito una serie di curriculum in giro, evidenziando in neretto proprio questo passaggio. Mi ero preso una lunga pausa per studiare e volevo informare tutti.

La pesca andò a buon fine.

Ripartii con ‘Capri 2’, i ‘Fratelli Benvenuti’ e ‘Benvenuti a tavola’. Poi arrivarono la particina in ‘Don Matteo’ e l’avventura in ‘Che Dio ci aiuti’, fino a ‘Squadra Mobile’.

Ti sei mai sentito ostaggio del personaggio di Marco Falcon?

Non so se mi abbia penalizzato, magari sì, ma lo reinterpreterei tranquillamente. Non mi sono mai sentito condizionato. Ѐ ovvio che mi riconoscano soprattutto per ‘Vivere’ e per ‘L’Isola’. Ci sta.

Oltre al video di Baglioni, ti si vede anche in quelli di Emma, Annalisa e Bianca Atzei.

‘Arriverà’, ‘L’ultimo addio’ e ‘La paura che ho di perderti’ erano tutti brani scritti da Kekko, che decise di farmi recitare nei rispettivi videoclip.

Sempre con Kekko ti sei messo a produrre birra.

Avevo comprato casa e acceso un mutuo, ma nell’ambito televisivo dei progetti non andarono come sperato e cominciarono a saltarmi dei lavori. Mi tremò la terra sotto i piedi. Casualmente scoprii che un mio amico produceva birra a domicilio. Andai a vedere, presi appunti e mi misi a fare mille ricerche. Mi mancava solo una location, che individuai in una cascina agricola di 20 metri quadrati. La ristrutturai, trovai un impianto pilota e ragionai sul marchio, optando per la birra ‘Lira’, un nome identificativo dell’Italia e assai nostalgico. Tra i primi assaggiatori ci fu Kekko, che mi prestò dei soldi per acquistare bottiglie ed etichette.

Ti sei sdebitato diventando suo assistente.

Una sera mi telefonò: ‘Davide, il mio assistente se ne andrà. Vuoi lavorare con me?’. Si stava preparando per il concerto di San Siro e dovevo rispondere subito. Non esitai.

Prima parlavamo del “Gf Vip”. Cosa ti spinse a partecipare?

C’era il covid, era tutto fermo, non si lavorava e anche con la birra faticavo, a causa delle limitazioni ai locali e ai ristoranti. Fui costretto a rialzarmi un’altra volta e pensai a questa soluzione, che mi consentì al contempo di fare promozione alla mia attività.

Ti contattò la produzione?

No. Fui io a scrivere alla Mondadori e a parlare con un’assistente di Signorini. Era un periodo drammatico, non si faceva nulla e mi feci avanti. Piuttosto che stare a casa a far nulla…

Il programma non ti ha tuttavia garantito un rilancio.

Fu un’esperienza fine a se stessa. Il mio scopo era guadagnare dei soldi e farmi pubblicità, ero consapevole che non mi avrebbe portato niente come attore. ‘L’Isola’ mi aveva insegnato qualcosa.

Oggi cosa fai?

Produco ancora la birra ‘Lira’. La società ha compiuto un rebranding, sono cresciuto, ho trovato nuovi clienti. Faccio tutto da solo, con l’aiuto di mia moglie Alessia. Ho incontrato la donna perfetta e ci siamo sposati. Non avrei mai pensato che potesse accadermi. Poi c’è all’orizzonte un’altra novità.

Ossia?

Sto intraprendendo un nuovo progetto di vita nel settore immobiliare e sto seguendo un percorso di formazione. Insomma, punto a diventare un agente immobiliare.

La tv è dunque un capitolo chiuso.

Non direi. Se si presentano scenari interessanti, sono ben accetti. Ma non voglio aspettare guardando il cielo, nella speranza che passi qualcosa. Il futuro devo provare a costruirmelo da solo. Non sto mai fermo. Quello immobiliare è un campo che mi affascina: chiacchiero, vedo gente, vado in giro. Sono appagato.

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