9 Marzo 2022
14:59

Giorgia Soleri: “Il dolore è stato il mio compagno devoto, al mattino speravo di non svegliarmi”

Giorgia Soleri ospite di Tonica racconta la sua malattia, il dolore di cui soffre da quando aveva 16 anni e che solo due anni fa ha trovato un nome, vulvodinia.
A cura di Gaia Martino

Il late show di Rai Due condotto da Andrea Delogu, Tonica, ieri sera in occasione della Festa Della Donna si è aperto con un monologo di Giorgia Soleri, influencer e attivista che da tempo convive e lotta contro la vulvodinia, una malattia che colpisce una donna su sette e della quale solo negli ultimi anni se ne parla. Ha deciso di rendere pubblica la sua privacy per chiedere a gran voce un diritto, ‘un riconoscimento sociale, politico, medico ed economico di una malattia ancora sottovalutata ma estremamente invalidante‘.

Il monologo di Giorgia Soleri

L'attivista Giorgia Soleri, fidanzata di Damiano David dei Maneskin, ospite di Tonica ha raccontato la sua malattia, quella con cui convive da quando aveva 16 anni.

L'anno in cui ho iniziato a stare male è stato quello in cui ho iniziato a lavorare, l'anno del primo tatuaggio, l'anno della scoperta del sesso. Avevo 16 anni. Da allora sono sempre stata accompagnata dal dolore come un ombra. Mangiavo, andavo a scuola, andavo a letto con il dolore e il più delle volte non dormivo per il dolore. E' stato il mio compagno più devoto, silenzioso ma sempre presente, ossessivo e possessivo, tanto da allontanare tutto e tutti come nella più classica delle relazioni tossiche.

La 26enne, nel suo lungo monologo, ha svelato step by step cosa ha vissuto, spiegando di essere arrivata anche ad avere pensieri estremi, perchè per lei quella ‘non era vita'.

Mi sono sentita dire di tutto, che ero pazza, che mi inventavo i sintomi. Sono arrivata a crederci e considerare quel dolore parte di me. Giorgia e il dolore, una cosa sola. Passavo le notti cercando di espellere un goccio di urina intriso di sangue che mi lacerava fino allo stomaco con le viscere in fiamme. Andavo a letto stremata, sperando di non svegliarmi al mattino perché quella non era vita. Non so più nemmeno quante cose ho perso per colpa del mio dolore.

Dopo essere stata ricoverata in diversi ospedali, dopo decine di visite con specialisti, dopo otto lunghi anni è riuscita a dare un nome alla sua malattia, vulvodinia.

Mi hanno vista decine di specialisti, sono stata ricoverata in decine di ospedali, sono svenuta per strada, tutto questo è durato otto lunghi anni fino a quando 2 anni fa questo dolore finalmente ha preso un nome e si è materializzato per tutti. Per me è sempre stato concreto, di invisibile c'era solo il nome.

La diagnosi arrivata dopo 8 anni di sofferenze

Quando finalmente il suo dolore ha trovato un nome, per Giorgia Soleri è arrivata la liberazione. La vulvodinia è reale, spiega, e una volta scoperta può arrivare anche una terapia. "Un mostro, quando lo guardi in faccia, fa meno paura".

Vulvodinia, contrattura pelvica e  neuropatia del pudendo anche detto, dolore pelvico cronico. Vi sembrerà strano ma ho pianto di gioia, la diagnosi è una condanna per tanti per me una liberazione. Perchè è reale, e significa anche la possibilità di ricevere una terapia. Un mostro quando lo guardi in faccia fa meno paura.

L'attivista ha concluso il suo monologo chiedendo a gran voce un diritto, quello di esserle riconosciuta la malattia come reale e invalidante.

Rinuncio la privacy per chiedere a gran voce un diritto, un riconoscimento sociale, politico, medico ed economico di una malattia ancora sottovalutata ma estremamente invalidante.

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