Sono stato alla manifestazione della Lega a Roma, o meglio: sono stato alla manifestazione per Salvini. La Lega nord è diventata Lega, la Lega è diventata Salvini e sabato a Roma non si è manifestato per la Lega ma per lui: il Capitano. Come ai tempi di Bossi ma un po' di più, e soprattutto questa volta a Roma.
Matteo Salvini è oggi l'unico in grado di tenere insieme istanze autonomiste (Veneto, Piemonte, addirittura Sardegna e Sicilia, quelli che ho incontrato io in piazza) con un'antica idea di patria nazionale, madre e duce.

Dobbiamo avere paura, di quella piazza e di quello che potrebbe diventare. A me è bastato sturare il lavandino, mostrando un finto contratto di Governo, per capire cosa i leghisti pensassero a proposito di argomenti palesemente anti costituzionali.
Non ho dovuto solleticarli sui barconi o sulle ONG, su cui anche oggi il rapporto di Amnesty International accusa: "Gestione repressiva sui migranti e attacco dell'Italia ai diritti umani". Non c'è stato bisogno di questo, anche se (teoricamente) ho osato ancora di più. Ho sollevato termini che dovrebbero tracciare il confine fra una democrazia e una dittatura. Mi è bastato dire "tortura per indurre alla confessione" per trovare persone (quasi tutte) favorevoli. Mi è bastato dire "arresto e detenzione arbitraria di dieci familiari e connazionali dell'immigrato clandestino per costringerlo alla confessione" per trovare persone favorevoli (quasi tutte). Mi è bastato dire "pena di morte" e il consenso era quasi unanime, mi è bastato parlare di "abrogazione della legge sull'aborto" per trovare una unanimità di consensi.

Matteo Salvini, in questo momento, potrebbe fare quasi tutto e un pezzo rilevante del Paese lo applaudirebbe. Potrebbe decidere di inserire nel programma di governo la tortura, la pena di morte, gli arresti arbitrari, potrebbe abolire l'interruzione volontaria di gravidanza (eccetto se "per stupro commesso da immigrato"), e avrebbe il consenso. Poi la vendita di armi, e magari una guerra. Può fare tutto, Matteo Salvini. Sembrano spariti gli argini culturali, la riflessione, il ricordo della storia, le opposizioni.

E non è un caso che abbia trovato chi mi diceva "Salvini è il nuovo Mussolini". Allora gli ho chiesto: "Ma non è un'offesa?" e mi hanno risposto: "No, perché?"

A Roma non c'era il folklore di certe manifestazioni padane d'annata, c'erano invece decine di migliaia di persone che invocavano Matteo Salvini, provenienti da tutta Italia, e a cui Matteo Salvini – dal palco – ha chiesto "il mandato". La prossima volta, se gli converrà, potrebbe chiedere di eleggerlo premier, o di togliere alcuni diritti umani per favorire (non è difficile immaginarlo) il controllo e la sicurezza del Paese.

Se Matteo Salvini volesse, oggi, potrebbe fare quasi tutto. E questa, per me, non è una bella notizia.