Dal primo gennaio è entrata in vigore la legge che stabilisce un prezzo aggiuntivo per i sacchetti della spesa. Saranno quindi a carico dei clienti i sacchetti biodegradabili e compostabili utilizzati per frutta, verdura, carne e pesce. Secondo l'Osservatorio di Assobioplastiche oscillerà fra 4,17 e 12,51 euro il prezzo che ogni famiglia dovrà aggiungere nel 2018 alla spesa alimentare fatta in supermercati e ipermercati.

Il decreto Mezzogiorno, la legge 123/2017, approvata lo scorso agosto, indica che queste buste non possono essere gratis: il costo di ognuna è compresa fra 1 e 3 centesimi. Ma i consumatori si sono subito ribellati, per quella che è sembrata una tassa ingiusta ed evitabile. La novità sta nel fatto che questi sacchetti dovranno essere necessariamente biodegradabili, e i negozi non potranno continuare a usare i normali sacchetti leggeri, che sono i principali responsabili dell’inquinamento dei mari. Nella legge viene specificato che le buste dovranno avere uno spessore di quindici micron e  certificate da enti appositi. Il materiale usato dovrà essere inizialmente per il 40% biodegradabile, per poi arrivare ad un 60% entro il primo gennaio 2021.

Assobioplastiche ha calcolato che il consumo di buste si aggira tra i 9 e i 10 miliardi di unità, per un consumo medio di ogni cittadino di 150 sacchi all'anno. Secondo i dati dell'analisi Gfk-Eurisko presentati nel 2017, le famiglie italiane fanno in media 139 spese all'anno nella grande distribuzione. Ipotizzando che ogni spesa comporti l'utilizzo di tre sacchetti, il consumo annuo per famiglia dovrebbe attestarsi a 417 sacchetti, per un costo complessivo compreso tra 4,17 e 12,51 euro (considerando appunto un minimo rilevato di 0,01 e un massimo di 0,03 euro). "Queste prime indicazioni di prezzo ci confortano molto – spiega Marco Versari, presidente di Assobioplastiche – perché testimoniano l'assenza di speculazioni o manovre ai danni del consumatore". Peraltro, i sacchetti "sono utilizzabili per la raccolta della frazione organica dei rifiuti – aggiunge – e quindi almeno la metà del costo sostenuto può essere detratto dalla spesa complessiva". Ma per il Codacons è "un nuovo balzello che si abbatterà sulle famiglie italiane, una nuova tassa occulta a carico dei consumatori". Per Legambiente, invece, "non è corretto parlare di caro-spesa. L'innovazione ha un prezzo, ed è giusto che i bioshopper siano a pagamento, purché sia garantito un costo equo, che si dovrebbe aggirare intorno ai 2-3 centesimi a busta. Così come è giusto prevedere multe salate per i commercianti che non rispettano la vigente normativa".

Nonostante i vantaggi derivanti dal rispetto per l'ambiente la maggior parte dei consumatori non sembra contenta dell'aumento. Per motivi di igiene è vietato portare da casa le vecchie buste, e non è possibile servirsi della stessa busta per impacchettare cibi diversi. Ma su questo aspetto bisogna ancora fare chiarezza. "Il Fatto Alimentare", testata online che si occupa di alimentazione, scrive che "la circolare del Ministero dello sviluppo economico del 7 dicembre 2017 ammette la possibilità di usare borse riutilizzabili, anche se rimanda per il benestare definito a un parere del Ministero della salute che dovrebbe valutare gli aspetti igienici e quelli sanitari". E su questo punto è intervenuto Legambiente: "È un problema che si può superare semplicemente con una circolare ministeriale, che permetta in modo chiaro, a chi vende frutta e verdura, di far usare sacchetti riutilizzabili, come ad esempio le retine, pratica già in uso nel nord Europa".

Le sanzioni previste per chi non rispetta la legge

Chi non rispetta le nuove disposizioni sarà punito con multe che vanno dai 2500 ai 25.000 euro.

La rabbia sui social 

Tra gli utenti scontenti su Facebook c'è anche chi propone soluzioni alternative: "C'era una soluzione intelligente e conveniente a portata di mano? Sì, Coop Svizzera: sacchetti a retina, riutilizzabili e lavabili in lavatrice a 30°C, su cui si possono attaccare e staccare le etichette con il prezzo dei prodotti acquistati. Ma tanto noi siamo pecore italiane e come al solito ci facciamo infinocchiare!".

Ma per i più questa sarebbe soltanto l'ennesima tassa occulta: "Non sarà possibile portare i propri sacchetti. A chi sta facendo un favore il ministero? Chi è il produttore dei sacchetti a cui stiamo per assicurare, per legge, un fatturato garantito?". E ancora: "Ci mancava anche questo…tra un pò pagheremo la tassa sull'aria che respiriamo…". E c'è anche chi pensa di boicottare la "tassa" sui sacchetti della pesa applicando le etichette direttamente sugli alimenti: "Popolo italiano quando andate a prendere la frutta e verdura fate così e lasciamo lì i sacchetti…dobbiamo ribellarci, Adesso stanno esagerando!".

Il favore all'amica di Renzi è una bufala?

Sta circolando un messaggio sulla chat di Whatsapp, in cui si ipotizza che sia stato proprio Matteo Renzi il regista di quest'operazione: "Questa legge è stata fatta su ordine di Renzi i primi di agosto scorso e applicata da Gentiloni e favorisce un'amica di Renzi che è l'unica che produce questo tipo di sacchetti biodegradabili". Si tratta di una bufala?

Secondo quest'interpretazione Renzi avrebbe dunque spinto per approvare questa legge per favorire una persona a lui vicina, Catia Bastioli, ad della Novamont che nel 2011 partecipò nel pubblico alla seconda edizione della Leopolda renziana. Come ha scritto il "Giornale", la Novamont deterrebbe l'80% del mercato dei sacchetti biodegradabili ed è nota per aver inventato i sacchetti di MaterBi, un materiale biodegradabile a base di mais. La donna sui social viene considerata addirittura "renziana di ferro". Catia Bastioli è stata nominata nel 2014 presidente di Terna, il colosso che gestisce le reti elettriche, appena due mesi dopo l'insediamento di Renzi a Palazzo Chigi. E a novembre 2017, come ricorda Il Fatto Quotidiano, il segretario del Pd, durante il suo tour in treno in giro per l'Italia, ha visitato l’azienda e incontrato a porte chiuse i vertici.

Questo uno dei post sui social che accusano Renzi: "Per capire chi in queste ore sorride al pensiero dei sacchetti a pagamento bisogna mettere insieme alcuni fatti, qualche sospetto e un numero impressionante di coincidenze: l'amministratore delegato di Novamont è Catia Bastioli, una capace manager che ha incrociato più volte la strada del Pd e di Renzi. L'azienda che guida è l'unica italiana che produce il materiale per produrre i sacchetti bio e detiene l'80% di un mercato che, dopo la legge, fa gola".

Ma Legambiente, su Repubblica.it, ha smentito la storia di questa presunta connessione tra l'ex premier e la manager: "Quella del monopolio è un'accusa senza fondamento, le bioplastiche le fanno le maggiori aziende al mondo e anche la difficoltà di approvvigionamento è pretestuosa" , ha detto Stefano Ciafani, direttore generale di Legambiente. "Oggi sul mercato ci sono dieci diverse aziende chimiche attive a livello mondiale", ha detto Ciafani a "ilfattoquotidiano.it". 

Matteo Renzi ha replicato su Facebook con ironia: "Voi non immaginate quanto sia diabolica la nostra mente: prepariamo complotti tutti i giorni, anche tra San Silvestro e Capodanno". La legge italiana, che recepisce una direttiva europea, la 2015/720/UE, è stata pensata per "combattere l'inquinamento alla luce degli impegni che abbiamo firmato a Parigi", ha scritto l0'ex premier. "E quanto all'accusa che il Parlamento lo avrebbe fatto per un'azienda amica del PD vorrei ricordare che in Italia ci sono circa 150 aziende che fabbricano sacchetti prodotti da materiale naturali e non da petrolio. Hanno quattromila dipendenti e circa 350 milioni di fatturato. Anziché gridare al complotto dovremmo aiutare a creare nuove aziende nel settore della Green Economy senza lasciare il futuro nelle mani dei nostri concorrenti internazionali". E poi ha concluso: "Noi faremo la campagna elettorale seriamente, parlando dei problemi veri e offrendo soluzioni. Per pulire l'Italia dall'inquinamento ambientale e anche da quello delle fake news. Chi vuole inventare bugie si accomodi pure, noi non lo seguiremo. Buon complotto a tutti".