12 Ottobre 2021
13:51

Uccide il convivente con un potente antidepressivo: condannata a 23 anni di carcere

Il corpo di 34enne è stato trovato in un appartamento seduto su una sedia e con una busta di plastica in testa. Nessuna traccia di violenza. Due mesi dopo, la sua convivente è stata arrestata per ma poi liberata dal Tribunale del riesame. A due anni dal delitto è stata condannata a 23 anni per omicidio volontario premeditato e tentato occultamento di cadavere.
A cura di Luca Ferrero

Lalla Halima Najah Idrissi, 49 anni, è stata condannata a ventitré anni di carcere dalla Corte d'Assise. È accusata di omicidio volontario premeditato e tentato occultamento di cadavere. L'imputata avrebbe ucciso l'ex convivente Adil Kadmiri la notte del 31 gennaio del 2019 con un cocktail letale: nella bottiglia di whisky avrebbe aggiunto del clonazepam, un potente antidepressivo. Il delitto è avvenuto a Vigne Nuove, in via Dina Galli. A rendere nota la sentenza di primo grado è il quotidiano Il Corriere della Sera. Una vicenda giudiziaria complicata. Un giallo che, tuttavia, non sembra risolversi con la sentenza della Corte d'Assise. Il pubblico ministero Eleonora Fini aveva chiesto dodici anni e sei mesi di reclusione, proponendo come prevalente l'attenuante delle provocazioni subite dalla donna. Il partner l'avrebbe perseguitata con violenze e minacce e lei avrebbe agito per liberarsi dalla morsa: ma i giudici hanno del tutto bocciato la versione della Procura.

Condannata a due anni dal delitto

Idrissi avrebbe agito seguendo un piano ben studiato, che la Corte ha tentato di ricostruire nonostante gli ostacoli. Il primo fra tutti: il corpo di Adil Kadmiri, seduto su una sedia a rotelle e con una busta di plastica in testa, è stato ritrovato la notte del 31 gennaio del 2019 senza tracce di violenza sul corpo. Sembra essere morto nel sonno, nonostante la scena del delitto appaia da subito anomala. Gli investigatori hanno imboccato una strada senza uscita e la donna è stata arrestata solo due mesi dopo, il 4 marzo. Il Tribunale del Riesame, però, l'ha liberata poco dopo: gli indizi di colpevolezza sono carenti. Fino ad oggi, la donna è rimasta libera. Ma la Procura ha continuato a lavorare: sarebbe stato proprio il risultato degli esami tossicologici a fare luce sul cocktail letale. Per l'accusa non c'è dubbio: è stata Idrissi a prepararlo. E la sentenza della Corte d'Assise va anche oltre la ricostruzione della Procura: la donna avrebbe premeditato l'omicidio, prevedendo anche l'occultamento del cadavere. Idrissi, infatti, avrebbe acquistato qualche settimana una smerigliatrice per fare a pezzi il cadavere. L'utensile, però, non è mai stato utilizzato perché un conoscente della vittima avrebbe allertato i carabinieri.

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