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Fabrica di Roma, Valentin ucciso dopo un compleanno: chiesti 14 anni di carcere per il cognato

La Procura di Viterbo ha chiesto 14 anni di carcere senza attenuanti per Dumitriel Daniel Ene, imputato per omicidio preterintenzionale. Avrebbe ucciso il cognato Valentin Ionut Crisan a Fabrica di Roma.
Valentin Ionut Crisan
Valentin Ionut Crisan

Quattordici anni di carcere è la richiesta fatta dalla pubblico ministero Paola Conti nei confronti di Dumitriel Daniel Ene. Il trentaquattrenne è a processo per omicidio preterintenzionale. È accusato di avere ucciso il cognato trentunenne Valentin Ionut Crisan, dopo una festa di compleanno la sera del 26 luglio del 2025 a Fabrica di Roma.

Crisan aggredito dopo una festa di compleanno

La Procura della Repubblica di Viterbo ha chiesto alla Corte d'Assise una pena senza attenuanti. La madre e la sorella di Crisan, la figlia e la vedova, si sono costituite parte civile nel processo. Ene, difeso dagli avvocati Marco Borrani e Leonardo Lener, si trova nel carcere Nicandro Izzo di Viterbo.

Secondo quanto ricostruito in sede d'indagine in merito ai fatti Crisan sarebbe intervenuto nei confronti di Ene per una questione che riguardava maltrattamenti in famiglia, per i quali quest'ultimo ha già ricevuto una condanna a cinque anni e mezzo di reclusione. L'imputato, ubriaco, avrebbe aggredito il cognato, che poi è morto.

L'autopsia: "Crisan morto per stress emotivo e ipertensivo"

Come riporta la testata locale Tuscia Web dai risultati dell'autopsia svolta dalla medico legale Benedetta Baldari è emerso che "la vittima è morta in seguito allo stress emotivo e ipertensivo, innescato dalla colluttazione, anche se le lesioni riportate del loro era non lievi". Ene sottoposto all'alcol test in ospedale, è risultato positivo. Crisan soffriva di insufficienza cardiocircolatoria e lo stress emotivo gli ha fatto salire la pressione.

Sul caso hanno indagato i carabinieri, che hanno svolto gli accertamenti di rito e ascoltato alcune persone. La Procura, concluse le indagini, ha chiesto il rinvio a giudizio, con una pena di quattordici anni senza attenuanti. Ora spetterà ai giudici della Corte d'Assise pronunciarsi sul verdetto.

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