Divide et impera. Per i Romani non c'era modo migliore di governare una città: più piccole erano le aree, più facili sarebbero state da controllare. Ogni zona si chiamava "regionem", da qui poi l'uso del termine rioni. A capo di ognuno di questi c’era un Caporione, una figura del popolo che godeva di un certo status sociale, spesso nominato grazie all’influenza di nobili famiglie o del pontefice stesso. A lui era affidata una piccola milizia raccolta tra la gente del rione: non un vero e proprio esercito, ma piuttosto un gruppo di mercenari per far rispettare l’ordine nel quartiere.

Col passare del tempo i rioni sono aumentati, seguendo l’espansione della città. E nel 1921 sono stati definiti in totale 22 diversi rioni, che indicano altrettante zone del centro storico (I Municipio) di Roma. Tante le storie dietro i simboli di ognuno, che andiamo a scoprire.

1. I tre colli del rione Monti

Tre dei sette colli campeggiano sullo stemma rionale: l’Esquilino, il Viminale e Celio. Il rione Monti è il più antico della città, l'atto di costituzione riporta la data ufficiale del 18 maggio 1743.

Un tempo il nome del rione era Suburra, cioè sotto la città, che all'epoca corrispondeva all’area dove si estendono i fori. Si trattava di un quartiere malfamato e frequentato soprattutto da assassini, ladri e prostitute. Ma c'era anche una parte ricca del quartiere, dove abitavano i patrizi con le loro sontuose domus: ed è qui che nacque Giulio Cesare.

2. I tre pugnali del rione Trevi

Tre "misericordie", ovvero tre pugnali, sono il simbolo araldico del rione Trevi. Che a Roma è quello dove si contano meno chiese, ma dove si trova la fontana più famosa della capitale: Fontana di Trevi. Il nome del rione deriva probabilmente dal latino trivium, che sta ad indicare la confluenza di tre vie nella piazzetta dei Crociferi, situata al lato della moderna piazza di Trevi.

In questo rione visse anche Michelangelo Buonarroti, in una casa a "Macel de' Corvi" oggi sparita, che si trovava vicino a piazza Venezia.

3. Le tre bande oblique del rione colonna

Il Rione Colonna deve il proprio nome alla colonna di Marco Aurelio. Lo stemma presenta due varianti: in alcune versioni riporta tre bande oblique su fondo bianco, più frequente si trova – soprattutto per le vie della città – quello in cui è presente una colonna.

Questa zona, che si estende da Montecitorio fino a Piazza Barberini, ha avuto un momento di forte sviluppo nella Roma Imperiale, quando Augusto costruì in questa zona l'Ara Pacis (oggi trasferita presso il Mausoleo di Augusto) e la Meridiana di Montecitorio.

Con l'Unità d'Italia la zona cambia volto sia fisicamente, per via dell'apertura di Via del Tritone, sia dal punto di vista politico, visto che Palazzo Chigi diviene sede della Presidenza del Consiglio ed il Palazzo di Montecitorio, già sede della Curia Innocenziana, diviene la sede della Camera dei Deputati.

4. La mezzaluna del rione Campo Marzio

Il simbolo araldico del rione Campo Marzio è una mezzaluna in campo azzurro. Che si crede possa essere stata tratta dall'immagine marziale di un cimitero ornato con una falce di luna. In epoca antica, il punto più rappresentativo di questa zona era l'Ara di Marte, altare dove si pregava il Dio della guerra e che era connesso con la funzione principale di questa pianura: quella militare. Era così importante che ha dato il nome alla zona. Ma il campo militare decadde presto e, con l'aumento della cavalleria disposto da Giulio Cesare, il campo militare si spostò a "Centum Cellae" (Centocelle, un nuovo quartiere di Roma).

È il rione che può vantare tra i monumenti più famosi al mondo: come piazza del Popolopiazza di Spagna, la scalinata di Trinità dei Monti ed il Mausoleo di Augusto.

5. Il passaggio del rione Ponte

L'immagine dello stemma è chiara: un ponte. È quello di sant'Angelo, che collega piazza di Ponte S. Angelo al lungotevere Vaticano. Si tratta del rione più densamente abitato in età antica ed è anche l’unico che abbia mantenuto una presenza abitativa ininterrotta dalle origini della città ad oggi.

In origine, il rione Ponte era una distesa di paludi, come ricorda Ovidio nei "Fasti": un luogo misterioso, sibillino e "gonfio di agguati".

6. Il grifo del rione Parione

Il suo stemma è un grifo, creatura mitologica greca con la testa d'aquila e il corpo di leone. Perché questa scelta? Perché l'animale è un simbolo di fierezza e nobiltà. Il nome del rione deriva invece dal latino paries ("muro") col significato di "muraglione": si riferisce ai resti di un'antica struttura che non è stata più trovata.

Non è più come prima neanche piazza Navona, luogo principale del rione. Un tempo, nel XVII secolo, la piazza aveva una pavimentazione concava, come si legge sul sito web ROMA Virtuale. Per quale motivo? Veniva riempita d'acqua e allagata per spettacoli navali organizzati dalle famiglie nobili. Alle uscite venivano collocate delle paratie che impedivano all'acqua di tracimare all'esterno e si ostruivano gli scarichi delle tre fontane. Poi si portavano finte imbarcazioni a grandezza naturale, ma probabilmente provviste di ruote, che venivano fatte sfilare nella piazza: come se galleggiassero. Un'idea ripresa dalle naumachiae (stadi navali) dell'antica Roma, che avevano gran successo di pubblico.

7. Il cervo del rione Regola

Conciatori, tintori e artigiani del cuoio popolavano questo rione. La vicinanza del Tevere li favoriva, perché qui si conciavano le pelli della vaccine dopo averle uccise. Questo è il motivo per cui la tradizione vuole che la famosa "coda alla vaccinara" sia figlia di Regola.

Tra le pelli trattate c'era quella di cervo, considerata la più pregiata. Da qui la scelta del simbolo dello stemma: un cervo in campo azzurro.

Il rione comprende piazza Farnese, ma anche largo e via Arenula. Cosa significa in latino renula? Sabbia sottile, la stessa che il Tevere lasciava dopo le sue piene.

8. La leggenda di Sant’Eustachio

Se nello stemma si vede un cervo con le corna e in mezzo una croce (che rappresenta Sant'Eustachio), lo si deve a una leggenda cristiana. Siamo intorno all'anno 100, un generale di nome Placidus va a caccia, vede uno splendido cervo, ma, al momento di prendere la mira, una croce luminosa appare tra le corna dell'animale. Si sente una voce: "Placidus perché mi perseguiti?". Il militare rimane folgorato e decide di convertirsi al cristianesimo, cambiando il suo nome in Eustachius.

Come diventa santo? Dopo la conversione, si rifiuta di venerare il dio Apollo durante una pubblica celebrazione e viene condannato assieme ai suoi familiari a una pena disumana: essere sbranato dalle fiere. Le belve, però, miracolosamente li risparmiano. L'imperatore Adriano comanda allora di ucciderli introducendoli in un toro di bronzo arroventato. Muoiono all'istante, ma quando i cadaveri dei martiri vengono estratti si scopre che sono intatti. La loro casa diventa luogo di culto e si trasforma poi nella chiesa di S.Eustachio.

9. La fontana del rione Pigna

Su piazza Venezia c'è una fontana a forma di pigna dove spesso romani e turisti si fermano ad abbeverarsi. Ce n'era una anche in tempi medievali: si trovava dentro le Terme di Agrippa, le più antiche di Roma (tardo I secolo a.C.) che sorgevano alle spalle del Pantheon. Ed è questa che diede il nome al rione.

La pigna latina del toponimo fu in seguito spostata durante l'alto medievo in Vaticano (ove oggi si trova nel Cortile della Pigna), e ad essa Dante fa riferimento nella Divina Commedia parlando di Nembrotte nel XXXI canto dell'Inferno:

«La faccia sua mi parea lunga e grossa
come la pina di San Pietro a Roma»

(Divina Commedia, Inferno XXXI, vv. 58-59)

10. Il drago del rione Campitelli

Una testa di drago contraddistingue il rione Campitelli. Secondo una leggenda medioevale, come si legge sul Romasegreta, in una grotta presso il Palatino viveva un terribile drago che uccideva i passanti col suo alito. Papa Silvestro I lo avrebbe affrontato armato di una croce. Alla vista di quell'oggetto sacro, il mostro sarebbe divenuto così docile da lasciarsi condurre via al guinzaglio dal pontefice, per essere poi ucciso dal popolo. Il racconto è una metafora della vittoria del cristianesimo sul paganesimo (il drago): Silvestro I fu infatti il papa che battezzò l'imperatore Costantino I (seppure in punto di morte), che nel 313 con l'Editto di Milano aveva cancellato il secolare divieto di professare la religione cristiana nell'Impero Romano.

Con appena 552 abitanti, Campitelli è il rione meno popolato di Roma. Ma è anche quello più turistico e frequentato: Campidoglio, Foro Romano e Colosseo sono tra i principali punti di interesse.

Da dove deriva il nome del rione? Probabilmente dal latino campus telluris, cioè campo sterrato.

11. I pesci del rione Sant’Angelo

Sant'Angelo in Pescheria è la piccola chiesa che dà il nome a questo rione. In origine si chiamava Sant'Agnolo Pescivendolo, per via del vicino mercato ittico situato sotto le colonne del Portico di Ottavia. Un curioso avviso riguardante la lunghezza dei pesci è ancora oggi affisso al pilastro destro. Riporta un'iscrizione latina che dice: «Le teste dei pesci più lunghi di questa targa marmorea devono essere date ai Conservatori [cioè agli amministratori civici] fino alle prime pinne incluse».

Lo stemma del rione presenta diverse versioni. La più ricorrente è quella in cui si trova una figura alata di un angelo che regge con una mano una bilancia e con l'altra una spada, mentre una seconda figura umana giace nuda in terra, quasi l'iconografia di un Giudizio Universale. Ma la bilancia potrebbe essere anche un riferimento alla vendita del pesce.

Questo rione ospita il ghetto ebraico ed è il più piccolo di Roma.

12. Il timone del rione Ripa

Il principale porto fluviale di Roma sorgeva in questo rione: è per questo che come stemma si è scelta la ruota di un timone. Si chiamava Ripa Grande, dove per "ripa" s'intende riva, e si trovava su entrambi i lati del Tevere. Ma solo la sponda orientale del fiume appartiene a questo rione, essendo quella occidentale compresa nel territorio di Trastevere.

Secondo la leggenda, è qui che la piccola cesta con Romolo e Remo fu trovata e presa in custodia dalla lupa.

Punto di interesse del rione è piazza della Bocca della Verità.

13. Il leone del rione Trastevere

Perché lo stemma di Trastevere è una testa di leone d'oro. Ha provato a ricostruire la storia di questo simbolo Giuseppe Baracconi, storico del XIX secolo.

Tra il 1100 e il 1414, ai piedi del Campidoglio c'era sempre una gabbia con dentro un leone. Una volta, un giovane si avvicina e viene sbranato. Si decide allora di eliminare la belva. Il leone scompare dal Campidoglio e viene rimpiazzato da una lupa. La celebre spoglia leonina viene regalata al capo del Rione Ripa (in cui a suo tempo era compreso anche Trastevere) che la sotterra in un suo giardino oltre il Tevere. Ed è per questo motivo che, nel XVIII secolo, al momento della separazione di Trastevere da Ripa, per il nuovo quartiere si sceglie la testa di leone.

È in questo rione che si trova uno dei migliori punti d'osservazione di Roma: il Gianicolo.

14. Tre monti, un leone e la stella del rione Borgo

Borgo è l'unico rione il cui nome ha una radice straniera: deriva dal termine sassone Burg, che significa "cittadella": un piccolo villaggio racchiuso entro una cinta muraria.

Lo stemma rappresenta un leone (dal nome Città leonina, con cui il quartiere viene anche chiamato) rivolto verso tre monti, sormontati da una stella a otto punte. Elementi che fanno parte dell'insegna di Sisto V, il papa che durante il suo regno (1585-90) elevò Borgo a quattordicesimo rione di Roma.

È il rione di Castel Sant’angelo.

15. L'albero caro a Giove del rione Esquilino

Il 15esimo rione di Roma è anche colle: Esquilino. Il nome deriverebbe da esculus, albero caro a Giove. Questo viene rappresentato nella parte alta dello stemma, mentre in quella bassa c'è un monte con 3 cime. Sono il colle Oppio, il Fagutale e il Cispio: le tre parti del colle Esquilino.

Tutta questa zona, fin dall’antichità, era malsana e destinata ai sepolcreti di schiavi, prostitute e condannati a morte. Solo nel VI secolo a.C., grazie agli interventi di bonifica e di costruzione dell’Aggere Tulliano di Servio Tullio, si incomincia a costruire abitazioni. L'area riprende la sua brutta fama nel Medioevo: proprio qui si riunivano streghe, maghi e negromanti per i loro misteriosi riti notturni. Ma fu anche un luogo dove vissero personaggi illustri: come Mecenate, Virgilio, Orazio, Properzio e tanti altri.

Punto più alto di Roma, l’Esquilino è stato da sempre il centro di incontro degli acquedotti: ben 8.

16. Lo stemma nobiliare del rione Ludovisi

Lo stemma è quello della famiglia Ludovisi: un drago insieme a tre bande d'oro. Il rione prende il nome dal nipote di Gregorio XV, il cardinale Ludovico Ludovisi, sulle cui proprietà è sorto e si è poi sviluppato. Ma prima non era così. Nell’antica Roma era una zona fuori della città, senza importanti edifici e cosparsa di tombe.

A rendere famoso questo rione è stato il film La Dolce Vita di Fellini, con le sue scene eterne girate, tra l'altro, a via Veneto.

17. L'ippodromo del rione Sallustiano

Quello che si vede nello stemma è un ippodromo con al centro un obelisco. Era all'interno degli "Horti Sallustiani": giardini costruiti nel 40 a.C. dal celebre storico Gaio Sallustio Crispo. Se si è potuto permettere di averli è stato grazie all'amicizia con Cesare, che gli assegnò cariche importanti. Nel 49 a.C. fu questore e nel 46 a.C. ebbe la pretura in Africa e il proconsolato Numidia, divenuta provincia romana.

Con la morte di Cesare alle idi di marzo del 44 a.c., Sallustio terminò definitivamente la sua carriera politica. Fu un bene, perché si dedicò alla composizione delle sue opere storiche, tramandate per tradizione diretta dai codici medioevali.

18. Il labaro del rione Castro Pretorio

C'era solo un'insegna militare romana che veniva utilizzata quando l'imperatore si trovava con l'esercito: era il labaro, oggi stemma del rione Castro Pretorio. Che prende il nome dai Castra Praetoria, le caserme costruite dall'Imperatore Tiberio per ospitare i soldati. In questa zona, che era esterna alle Mura Serviane, inizialmente aveva sede il Campus Sceleratus, ovvero il luogo ove venivano sepolte le Vestali che venivano meno al loro voto di castità.

Il monumento più importante del rione è la fontana delle Naiadi in Piazza della Repubblica, dove sono raffigurate quattro ninfe: dei Laghi, dei Fiumi, degli Oceani e delle Acque Sotterranee.

19. Il profilo africano del rione Celio

È su questo colle, il Celio, che si stabilirono i legionari africani guidati dal Console Scipione, detto l'Africano. Ed è per questo motivo che lo stemma rionale raffigura il profilo di un africano con un copricapo di testa di elefante e spighe d'oro su fondo argento.

Il nome più antico del Celio, come si legge su Romasegreta, sarebbe stato "Mons Querquetulanus" (cioè "monte delle querce"). Soltanto in seguito si sarebbe imposto il nome attuale, dovuto tradizionalmente a "Caele" ("Caelius") Vibenna, uno dei due fratelli di Vulci con l'aiuto dei quali, secondo una tradizione etrusca, Servio Tullio (sesto re di Roma) sarebbe riuscito ad occupare prima il Celio e poi Roma.

Non si può fare a meno di ricordare che, all'interno del suo perimetro si trova il simbolo dell'eternità di Roma: il Colosseo.

20. Le anfore del rione Testaccio

Testaccio è una zona pianeggiante, eccetto per il suo monte artificiale: il Monte dei cocci. Come si è formato? Nei secoli, i cocci delle anfore che servivano a contenere grano e alimenti liquidi durante il trasporto vennero accumulati fino a prendere la forma di una montagna.

Da non perdere in questo rione è la piramide Cestia: una piramide di stile egizio costruita a Roma tra il 18 e il 12 a.C.

21. L'arco del rione San Saba

Il crescente lunare in alto e l'arco di Diana in basso: questi gli elementi dello stemma del rione San Saba. L'arco è il simbolo della dea della caccia, protettrice e insieme cacciatrice di animali che cercava di notte, al lume di torce.

Il rione San Saba prende il nome dal monastero e relativa chiesa che furono per secoli, dopo la caduta dell'impero, la sua unica presenza abitata. Monastero che, col tempo, divenne assai ricco: possedeva, fra l'altro, il castello di Marino e il castello di Palo.

Da visitare nel rione sono le terme di Caracalla.

22. Il mausoleo del rione Prati

È l'ultimo dei rioni di Roma in ordine di tempo. Nato il 20 agosto 1921, il rione Prati era stato concepito come quartiere che accogliesse le strutture amministrative del Regno d'Italia e, di conseguenza, zona residenziale per i funzionari dello Stato.

In questa zona, un tempo c'erano i "prati neroniani", che andavano da Monte Mario al Tevere. Più avanti sono stati rinominati "Prati di Castello" (in riferimento a Castel Sant'Angelo). Prima dei grandi lavori edilizi del 1888, qui la gente veniva a mangiare nelle osterie e a divertirsi, passando il fiume in barca a Ripetta.

Cosa rappresenta lo stemma? Il mausoleo d'Adriano: Castel Sant'Angelo.