Truffa da 3,5 milioni di euro ai Parioli: “La sua auto usata per una rapina, dobbiamo esaminare i gioielli”

Hanno truffato una sessantaseienne romana, rubandole tre milioni e mezzo di euro. I fatti risalgono al 21 aprile scorso e si sono verificati nel quartiere Parioli a Roma. I carabinieri hanno arrestato un ventiduenne, con precedenti, per truffa aggravata in concorso. Insieme ad alcuni complici avrebbe messo a segno una truffa nei confronti della donna, fingendosi un poliziotto e dicendole che l‘auto di suo padre defunto era coinvolta in un'indagine per una rapina in gioielleria e che doveva "verificare" la provenienza dei gielli che aveva in casa. Così con questo raggiro la banda è riuscita a far sparire un bottino di preziosi dal valore di oltre tre milioni di euro.
La telefonata dei finti poliziotti per una rapina mai avvenuta
Il provvedimento nei confronti del ventiduenne è scattato al termine delle indagini dei carabinieri della Stazione di Roma Salaria, coordiante dalla Procura della Repubblica di Roma. Accertamenti che sono partiti dalla denuncia di una donna, vittima di una truffa. Secondo quanto ricostruito il ventiduenne e alcuni complici si sono finti poliziotti, camuffando il numero di telefono per far apparire la chiamata come proveniente dalla Questura di Roma. "Pronto signora, l'auto di suo padre risulta utilizzata in una rapina in gioielleria. Dobbiamo verificare la provenienza dei gioielli che ha in casa, per accerarci che non siano rubati" sono le parole che i truffatori avrebbero rivolto alla sessantaseienne. Il padre della donna era morto.
Per rendere ancora più credibile il raggiro, i malviventi hanno inviato alla vittima dei falsi documenti giudiziari su WhatsApp, in cui il suo nome compariva come indagata. I truffatori avrebbero inoltre minacciato la donna, dicendole che "non doveva parlare con il marito della telefonata e che sarebbero passati a casa sua a prendere i gioielli, per farli esaminare da un perito del Tribunale". In caso si esito "negativo" sarebbe stata scagionata – sempre a loro dire – dalle indagini, in realtà mai esistite. In preda al panico, la donna ha fatto tutto ciò che chiedevano: ha consegnato loro una scatola piena di gioielli, 650 euro in contanti, tremila dollari, 2.500 franchi svizzeri e una borsa prelevata da una cassetta di sicurezza contenente altri oggetti preziosi, per oltre tre milioni di euro.
La svolta nelle indagini da un'impronta digitale
I carabinieri della stazione Roma Salaria insieme al Nucleo Operativo della Compagnia di Napoli Bagnoli, hanno rintracciato il ventiduenne a Napoli e lo hanno arrestato. A tradirlo è stata un'impronta digitale emersa dai rilievi scientifici: era proprio sull'auto della vittima. Gli accertamenti del Reparto Investigazioni Scientifiche di Roma hanno permesso di risalire all'identitàe l’indagato, confermata anche attraverso un riconoscimento fotografico. Il ventiduenne si trova nel carcere di Napoli Poggioreale, a disposizione dell'Autorità Giudiziaria, mentre le indagini proseguono per identificare i suoi complici.