Tornata in Italia dopo 10 anni a Madrid: “Mi manca molto, Roma è come una bella signora vestita di stracci”
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Beatrice aveva 35 anni quando, nel 2001, ha lasciato Roma per trasferirsi a Madrid. All’inizio era stato il lavoro a portarla sempre più spesso in Spagna, fino a che, cogliendo un'opportunità, non ci è rimasta. Nella capitale spagnola ha lavorato, è diventata madre e ha cresciuto suo figlio fino ai cinque anni, scoprendo una città dove muoversi senza macchina era semplice, gli uffici pubblici rispondevano e conciliare famiglia e lavoro le sembrava meno faticoso. Quando nel 2010 è tornata a Roma, il confronto è stato duro: trasporti, sporcizia, servizi e difficoltà nel portare avanti insieme carriera e famiglia le hanno fatto rimpiangere spesso Madrid. "Negli ultimi tempi, però, qualcosa di diverso comincio a vederlo", ha raccontato a Fanpage.it con un barlume di speranza.
Il trasferimento a Madrid: "Era davvero una vita comoda"
I primi viaggi in Spagna erano iniziati tra il 2000 e il 2001. Beatrice lavorava per un ingrosso di gioielli, un'impiego che la portava spesso in giro per l'Europa fra fiere e appuntamenti professionali. Quando l'azienda ha aperto un'ufficio a Madrid ha colto la palla al balzo, entusiasta da una città che già nei viaggi precedenti le era sembrata "molto comoda", racconta. "Naturalmente un conto è stare in una città per una settimana e un altro è viverci tutti i giorni. Quando mi sono trasferita, però, quella prima impressione è stata confermata: mi sono trovata benissimo. Ho trovato tutto molto comodo, molto facile".
La macchina portata dall’Italia e riportata indietro
Da vera romana, Beatrice ha pensato sin da subito di portare la propria automobile nella sua nuova città. Era abituata a usarla per qualsiasi spostamento e pensava che anche a Madrid sarebbe stata indispensabile. È successo l’opposto. "Sotto casa avevo la fermata della metropolitana e tantissimi autobus. Già nel 2001 c’era un numero a cui potevi mandare un messaggio per sapere dopo quanto sarebbe passato l’autobus. Parliamo del 2001, non di oggi".
Tenere una macchina significava chiedere il permesso per parcheggiare sotto casa, preoccuparsi di dove lasciarla la sera. Solo problemi in più in una città nella quale, invece, si poteva raggiungere quasi tutto con i mezzi. "La metropolitana, poi, rimaneva aperta fino all'una e mezza di notte". Così la macchina è tornata presto a Roma, dove, "ancora oggi – dice Beatrice -, se devo andare in centro, devo pensarci due volte: ‘Oddio, come vado? Che cosa faccio?'. A Madrid questo problema non ce l’avevo".
La telefonata dell’impiegato pubblico che la lasciò senza parole
Il confronto con l’Italia non passava soltanto dai trasporti, ma anche da un generale approccio diverso delle istituzioni pubbliche. Uno degli episodi che Beatrice ricorda meglio risale alla nascita del figlio, quando doveva presentare alcuni documenti alla Seguridad Social, l’ente spagnolo che svolge funzioni simili a quelle dell'Inps. "Stavo parlando al telefono con un impiegato per capire quali documenti servissero, quando è caduta la linea. Ho pensato: ‘Porca miseria'. Poco dopo mi è squillato il telefono: era l'impiegato della Seguridad Social che mi aveva richiamato e si è scusato. Io sono rimasta senza parole. Ho pensato ironicamente a cosa sarebbe successo in Italia". Piccoli episodi, ma che per lei contribuivano alla sensazione di vivere in una città organizzata intorno alle esigenze quotidiane delle persone.
Crescere un figlio a Madrid
A Madrid è nato anche suo figlio. Per i primi cinque anni ha vissuto nella capitale spagnola, mentre il padre, italiano, continuava a spostarsi tra i due Paesi. "Nei suoi primi anni di vita mio figlio ha preso più aerei che autobus". L'efficienza spagnola Beatrice l'ha misurata anche nei servizi per l'infanzia. "L'ho iscritto a un asilo, privato ma molto vicino a casa. Ma lo Stato mi aiutava con un'agevolazione per la retta legata al reddito. Mi arrivavano degli assegni, io li consegnavo alla scuola, loro scalavano quell'importo dalla retta e io pagavo l'eventuale differenza", spiega. Un modo concreto di aiutare i genitori senza costringerli a scegliere un solo tipo di struttura.
Il ritorno a Roma e la corsa contro il tempo: "Impossibile far combaciare tutto"
La decisione di lasciare Madrid è arrivata anni dopo, nel 2010. La crisi economica iniziata nel 2008 aveva cominciato a pesare, sua madre era morta e il figlio aveva raggiunto un’età in cui bisognava scegliere dove avrebbe proseguito il proprio percorso scolastico. "Volevo che mio figlio facesse in Italia l'ultimo anno di scuola materna, in modo da ambientarsi prima di iniziare il suo percorso scolastico qui". Il passaggio, però, ha cambiato anche il suo rapporto con il lavoro. "Una volta tornata sono cominciate le corse. Abitavo lontano dal lavoro e alle 16.15 dovevi essere lì a prendere tuo figlio. Non riuscivo a far combaciare tutto. Alla fine ho ricominciato a lavorare parecchio tempo dopo."
"Mamma, perché è così sporco per terra?"
Il ritorno a Roma è passato anche dallo sguardo di suo figlio, cinque anni, cresciuto a Madrid, che ha affrontato con la massima innocenza possibile l'impatto con la Capitale. "Lo accompagnavo a piedi a scuola, vicino casa. Un giorno, mentre camminavamo, mi ha chiesto: ‘Mamma, ma perché è così sporco per terra?'". Una frase rimasta impressa nella memoria della madre perché raccontava una differenza che per un adulto romano rischia di diventare invisibile proprio a forza di conviverci. "Per lui era qualcosa di nuovo. Era cresciuto tutti i giorni in una città che percepiva come pulita e ordinata". In quel periodo Beatrice e la sua famiglia sulla Cassia, che ricorda cosparsa di rifiuti lasciati per strada e cassonetti strapieni.
"Roma è una bella signora vestita di stracci"
A trovare una definizione che Beatrice sente ancora sua è stato il fratello, che vive negli Stati Uniti. Durante una visita a Roma la descrisse come "una bella signora vestita di stracci". La bellezza della città, per lei, non è mai stata in discussione. Il problema è sempre stato ciò che accade quando si smette di guardarla con gli occhi del turista e si comincia ad affrontare la quotidianità. "Per me il ritorno è stato abbastanza deludente, anche se sapevo a cosa andavo incontro. Quando vivevo in Spagna tutti mi dicevano: ‘Che bello, sei di Roma, ma che ci fai qui?' – ricorda Beatrice -. Io rispondevo sempre che Roma è una città meravigliosa da vivere come turista, ma che il quotidiano ti distrugge. E continuo a pensarlo".
I primi cambiamenti a Roma: "Comincio a vedere qualcosa"
Oggi Beatrice vive nella zona di Ponte Milvio. Ed è proprio lì che ha cominciato a notare segnali positivi che, fino a qualche anno fa, non pensava avrebbe visto. "L'altro giorno ho visto i cantieri della linea C della metropolitana. Pensare che la metropolitana possa arrivare fin qui, dieci anni fa, mi sarebbe sembrato fantascienza". Cita poi il lungotevere, che le appare più pulito, gli argini sistemati e una maggiore attenzione generale alla manutenzione della città. "Non so dire nel concreto se poi tutto funzioni bene o male. Ma vedo una maggiore consapevolezza del fatto che le istituzioni debbano offrire un servizio e rendere migliore la città. Questa coscienza, secondo me, prima mancava".
"Madrid mi manca tutti i giorni"
Dopo tanti anni, però, il ricordo di Madrid è ancora fortissimo e preme dentro di lei. Beatrice continua ad avere amici in Spagna e a mantenere rapporti con le persone incontrate durante quel periodo della sua vita. Alcuni sono rimasti lì, altri si sono trasferiti in altre città europee, ma quel legame non si è spezzato. "Madrid mi manca tutti i giorni. Molto. Resta una parte importante della mia vita". La nostalgia per le amicizie si mescolano forse con la facilità con cui riusciva a muoversi e organizzare la vita quotidiana. Nonostante i cambiamenti che inizia a vedere a Roma.