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15 Dicembre 2020
17:47

Tornano i lupi alle porte di Roma: “Nessun allarme, ecco come conviverci”

Alcuni allevatori del Lazio hanno segnalato la presenza di lupi nelle scorse settimane e l’attenzione è alta anche a Roma, dove sono stati già avvistati alle sue porte. I cittadini si chiedono cosa li spinga ad avvicinarsi ai centri urbani e se la loro presenza possa costituire un rischio per l’essere umano.
A cura di Alessia Rabbai
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Lupi al Sorbo, immortalati a giugno del 2019. (Immagini del Parco di Veio)
Lupi al Sorbo, immortalati a giugno del 2019. (Immagini del Parco di Veio)

"Il lupo non è una minaccia per l'essere umano, ma vanno messi in atto comportamenti virtuosi per instaurare una convivenza sicura". Fanpage.it ha intervistato Vito Consoli, direttore della direzione regionale capitale naturale delle aree protette del Lazio e Daniele Badaloni, il direttore del Parco di Bracciano e Martignano, alle porte di Roma, uno dei territori in cui la settimana scorsa un'azienda agricola ha denunciato un attacco al bestiame. L'attenzione dei romani è infatti alta, per gli episodi di cronaca degli ultimi giorni, che raccontano di un ritorno del predatore nelle zone limitrofe alla città, con avvistamenti provenienti da varie parti del Lazio. A Roma le segnalazioni sono arrivate specialmente nella zona Nord e provincia, sulla Cassia, a Castel di Guido, nel Parco di Veio, (con tre branchi nel 2020), mentre a Sud dall'area dei Castelli Romani. Per fare il punto e avere certezza della localizzazione dei branchi è in corso uno studio pilota del monitoraggio nazionale lanciato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio del Mare e coordinato dall’Ispra.

Le zone di Roma e del Lazio in cui abita il lupo

Consoli ha spiegato come per il lupo il concetto di abitare in un certo posto non corrisponde alla realtà. "I branchi, cioè le coppie che si riproducono e i loro figli, hanno un’area vitale di decine di chilometri quadrati, fino addirittura a 300! Poi ci sono i singoli, che si allontanano dal branco quando hanno poco più di un anno e iniziano a muoversi da soli che sono dei grandi viaggiatori e possono stare quasi ovunque, finché non trovano un partner riproduttivo per fondare un branco, allora si fermano. Per questo motivo in teoria il lupo potrebbe trovarsi quasi ovunque, e questo succede nel Lazio come in tutta la nostra penisola".

Il lupo ripopola il Lazio grazie alle aree protette

"Fino a una ventina di anni fa circa il lupo era presente stabilmente quasi solo nelle aree appenniniche; poi è tornato a occupare tante altre aree del Lazio in cui viveva fino alla fine dell’Ottocento e da cui era scomparso per la nostra persecuzione – spiega Consoli – Oggi, grazie alla tutela legale, alla presenza delle aree protette e a un grande rispetto della società ci sono branchi non solo nell’Appennino ma anche sui Monti Lepini, sugli Aurunci, nella Conca Reatina, in tutta la Tuscia, nella Campagna Romana (una stabilizzazione recentissima, avvenuta negli ultimi cinque anni), perfino nel Litorale Laziale (per esempio nella zona dell’Oasi di Castel di Guido e nei dintorni)".

Il lupo si avvicina ai centri abitati perché attratto dal cibo

Quando i lupi si avvicinano ai centri abitati, continua Consoli "lo fanno principalmente perché attratti dal cibo. Gli avanzi abbandonati per strada sono dei formidabili attrattori, tanto potenti da far modificare il comportamento di un individuo o di un intero branco, che si abitua a una fonte alimentare che non richiede attività di caccia e che non ha nulla di naturale perché fornita da noi. La prima regola da adottare per evitare ciò è di eliminare qualsiasi attrattore alimentare".

Il lupo non attacca l'uomo

"Il lupo non costituisce un pericolo per essere umano, non vi sono stati attacchi all’uomo in Italia almeno negli ultimi 200 anni". Consoli però avverte che "il lupo è e resta un animale selvatico, non un domestico, e quindi non va trattato come un cagnolino: in caso di avvistamento non bisogna avvicinarsi, inseguirlo, attirarlo con del cibo. Diversa è la questione del bestiame che, senza alcuna forma di custodia e di protezione è alla mercé del lupo, che predilige l’agnello e il vitello appena nati. La coesistenza tra l’allevamento e il lupo è possibile attraverso la prevenzione degli attacchi".

Un attacco di lupi denunciato ad Angullara Sabazia

Una delle segnalazioni da parte di un'azienda allevatori arriva dalla zona di Anguillara Sabazia, che hanno denunciato danni al loro gregge di pecore, con diversi capi sbranati. Il Parco di Bracciano e Martignano monitora la presenza del lupo con misure di prevenzione in collaborazione di Ispra e Regione Lazio. "Per quanto riguarda il territorio dell'Ente Parco, la prima segnalazione dopo moltissimi anni risale al 2017, alla quale ne sono seguite poi nel tempo altre – spiega Badaloni – Nella scorsa settimana ci è arrivata la prima denuncia da parte di un'azienda locale che alleva pecore. Non sappiamo di quanti esemplari si tratti ancora, ma dovrebbe essere un piccolo branco, né sappiamo se siano di passaggio o stanziali, potrebbero essere scesi dai Monti della Tolfa, stiamo monitorando la situazione".

La convivenza virtuosa tra uomo e lupo

"La maggior parte degli attacchi al bestiame tuttavia resta causata dal randagismo, con branchi di cani selvatici, come accaduto in passato – chiarisce Badaloni – Sicuramente vanno messi in atto comportamenti virtuosi per instaurare una convivenza sicura. Per tutelare gli allevatori, è necessario tenere presenti tre punti fondamentali: monitoraggio, prevenzione e indennizzo. In poche parole serve continuare fare rilevazioni accurate che ne tengano sotto controllo la presenza, assicurare i terreni con recinzioni idonee e cani da guardia al gregge e disporre degli indennizzi per le perdite degli allevatori eventualmente colpiti. A tal proposito abbiamo avviato un progetto pilota con due allevatori, ai quali forniremo cani da guardiania e recinzioni con fondi regionali. Bisogna continuare sulla linea di una sinergia tra allevatori, enti del territorio e Regione Lazio".

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