Strage Pietralata, parla Cristina che strangolò la madre malata: “Si sono sentiti soli come me, la società ha fallito”

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Cristina Scarpetti è stata condannata in secondo grado a 11 anni e 4 mesi di carcere per aver strangolato la madre, affetta da demenza e che accudiva da mesi h24.

Da due giorni non riesce a pensare ad altro Cristina. La sua mente è tutta rivolta alla famiglia di Pietralata e soprattutto a Valentina Pambianco che per qualche strano scherzo del destino è stata una sua amica d'infanzia. Avevano frequentato insieme le scuole elementari e medie, sempre nello stesso quartiere dove è avvenuta

Cristina Scarpetti si trova agli arresti domiciliari, attende una sentenza definitiva in Cassazione per aver strangolato la madre, affetta da una demenza e che accudiva da mesi giorno e notte. Ha ricevuto una condanna in secondo grado a 11 anni e 4 mesi di carcere poiché le è stato riconosciuto  un vizio parziale di mente. Per i giudici della Corte d'Assise d'Appello di Roma, Cristina non voleva uccidere la madre ma non ha retto più la situazione. Valentina è stata trovata senza vita insieme al marito Luca Abbasciano, alla figlia Bianca di 5 anni e al loro cane Teo. Tutti colpiti da colpi d'arma da fuoco. Si sarebbero tolti la vita non riuscendo più ad affrontare la grave disabilità della bambina, che nonostante i loro enormi sforzi continuava a versare in condizioni molto difficili.

Cristina ha tentato il suicidio tre volte

"Mi sto immedesimando in quello che magari hanno provato loro, per arrivare a prendere una decisione così estrema. Quanto possono essersi sentiti soli? – si chiede Cristina mentre le si spezza la voce al telefono – io ho tentato di togliermi la vita tre volta prima di quel maledetto giorno. Non ci sono mai riuscita ma non ce la facevo più. Poi quella mattina non so cosa mi è successo e ho messo le mani al collo di mia madre". Un gesto terribile che l'ha poi portata ad affrontare un processo lungo e doloroso.

Una rete che spesso manca

Storie diverse ma accumunate dallo stesso dolore e senso di solitudine che caratterizza troppo spesso il mondo dei caregiver. Cristina torna a parlare della sua storia, dopo la prima intervista pubblicata su Fanpage.it, perché scossa dalla vicenda avvenuta nel quartiere Pietralata di Roma ma anche per cercare di portare una luce e un po' di attenzione su questo tema. La donna infatti sottolinea la mancanza di un sostegno psicologico e pratico per chi assiste familiari disabili, evidenziando come i costi elevati delle cure private rendano la salute mentale un privilegio. "Io sono consapevole di quello che ho fatto ma qualcuno dovrebbe considerare le responsabilità di chi ci ha abbandonate. Da quando ho lasciato il carcere spendo 70 euro a settimana di psicoterapeuta, per me lei è un angelo e mi sta aiutando ad affrontare tutta questa storia. Mi sono dovuta arrangiare da sola con le mie forze e con i miei soldi ma non tutti poi ce la fanno e scoppiano queste tragedie" conclude la donna.

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