Sequestrò il figlio del boss di San Basilio: condanna definitiva a nove anni per l’ex promessa della Roma

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Definitive le condanne per il rapimento di Danilo Valeri a Ponte Milvio: nove anni a Diaby Aboudramane e cinque al complice Osvaldo Jimenez Gonzalez.

È diventata definitiva la condanna a nove anni a Diaby Aboudramane, ex promessa della Primavera della Roma che la notte del 23 dicembre 2022 ha sequestro un ragazzo fuori da un sushi bar in zona Ponte Milvio per un debito di droga. Insieme a lui affronterà il carcere anche il complice, Osvaldo Isaac Jimenez Gonzalez, condannato a cinque anni. Il processo, così come le indagini, si è concluso senza testimonianze della vittima: Danilo Valeri, figlio del boss dello spaccio di San Basilio, Maurizio detto "Sorcio". Per il rapimento, conclusosi senza il pagamento di un riscatto, è stato arrestato a maggio scorso un terzo indagato che nel frattempo era fuggito in Spagna.

Il sequestro davanti a un ristorante giapponese a Ponte Milvio

Il sequestro è andato in scena la notte fra il 22 e il 23 dicembre 2023. Quella sera Danilo Valeri si trovava all'interno di un famoso ristorante di cucina giapponese su viale di Tor di Quinto, a pochi passi da Ponte Milvio. In quel momento fra i clienti c'era anche la figlia di Francesco Totti, Chanel. Un commando di sette persone si è presentato all'esterno aspettando che Valeri, all'epoca ventenne, uscisse. Poi Diaby lo ha colpito alla nuca e, insieme agli altri, lo ha caricato in auto. Un rapimento andato in scena a una folla di ragazzi sgomenti a cui è stato intimato: "A rega' fateve i cazzi vostri o facciamo saltare tutto".

Un debito di droga dietro il rapimento

A spingere i sequestratori c'era la volontà di riscuotere un debito di droga di quasi 10mila euro contratto da Valeri. Nella notte quei soldi sono stati chiesti al padre, il "Sorcio". Maurizio Valeri è accusato di essere stato, fino al suo arresto nel maggio 2025, a capo della piazza di spaccio conosciuta come "l'edicola" di San Basilio, fra le poche rimaste con il commercio di stupefacente che si sta spostando sempre di più su piattaforme online. Attraverso vari intermediari, Valeri ha fatto sapere che avrebbe pagato il debito del figlio. Tanto è bastato ai rapitori per rilasciare il ragazzo la mattina dopo.

Il silenzio di Danilo Valeri

La questione, per sequestratori e famiglia della vittima, si sarebbe potuta chiudere lì. Interrogato per oltre sette ore dal pubblico ministero dell'antimafia, il 20enne non aveva fornito elementi utili attenendosi alla regola criminale del silenzio. Un dogma da seguire per evitare di essere bollati per sempre con il marchio di ‘infame'. Un insegnamento presumibilmente trasmesso dal padre, che non ha parlato neanche quando è stato gambizzato a maggio 2022 e che non denuncia il rapimento del figlio. "Mi sono svegliato in un taxi senza soldi né documenti", ha raccontato Danilo Valeri.

L'analisi dei filmati delle telecamere di videosorveglianza del ristorante e la localizzazione del cellulare ha portato gli investigatori fino ai sequestratori, due dei quali sono stati ora condannati in via definitiva.

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