“Ho perso il lavoro e non posso più pagare l’affitto”: Omar, ex sacerdote, rischia di restare senza casa
È arrivato in Italia 35 anni fa per motivi religiosi. Oggi Omar, ex sacerdote colombiano, non riesce a trovare una casa stabile e lotta per ottenere la cittadinanza. Vive in una stanza in affitto a Ostia, che fatica a mantenere dopo aver perso il lavoro. Paga 300 euro al mese, bollette escluse, per una sistemazione precaria. Dopo tre decenni e mezzo in Italia, è ancora costretto a rinnovare ogni anno il permesso di soggiorno. Al suo fianco c'è l'Unione Inquilini, che lo sta aiutando a cercare una soluzione abitativa. Il sindacato assiste gli inquilini in affitto, gli assegnatari di edilizia residenziale pubblica e le persone senza casa.
«Mi hanno aiutato a trovare un centro di accoglienza, ma non è andata bene. Avevo una camera, è vero, ma non c'era il bagno e la porta della stanza era sempre aperta. Mi hanno detto che, se il posto mi andava bene, potevo restare, altrimenti dovevo andarmene. Mi hanno detto anche di stare attento con i documenti, perché di notte cercano di rubarli, e di non portare tutte le mie cose, ma soltanto quelle essenziali. Non me la sono sentita di restare», racconta a Fanpage.it.
«Ero un religioso e ho lavorato come cappellano dell'esercito del mio Paese, la Colombia. Poi ho lasciato la Chiesa, intorno al 2005, e ho dovuto ricominciare la mia vita da zero. Da lì è iniziato il mio calvario. Ho fatto tanti lavori, dalle pulizie al portiere, ma non ho mai trovato un impiego stabile. Sono sempre stato in affitto, ma adesso ho perso il lavoro e non riesco più a pagarlo. Ho trovato questa stanza a Ostia, ma non posso più permettermela. Sono venuto in Italia come sacerdote e avevo un permesso di soggiorno per motivi religiosi, ma dopo 35 anni non ho ancora la cittadinanza e lotto per ottenerla. Ogni anno devo rinnovare il permesso di soggiorno. Adesso mi trovo senza lavoro e con problemi di salute. Per me è una situazione terribile e non so come andare avanti», spiega l'ex sacerdote colombiano.
Nei giorni scorsi abbiamo raccontato la storia di Olena, arrivata dall'Ucraina per scappare dalle bombe insieme al marito e al figlio gravemente malato. Anche lei non riesce a trovare un alloggio, perché le case disponibili per gli affitti a lungo termine sono sempre più difficili da trovare. Studenti e lavoratori faticano a trovare una sistemazione stabile. Il Comune di Roma prevede un contributo per l'affitto, ma è necessario avere un contratto regolare, un requisito che molti inquilini in difficoltà non riescono a soddisfare.
«La sala operativa propone soluzioni, ma non è facile per tutti accettare una tensostruttura, un tendone. E allora si preferisce uscire dal meccanismo, per riacquistare un po' di dignità. Ma così quel poco che si riesce a trovare sono affitti brevi, magari in nero, nella precarietà più assoluta. Da un giorno all'altro ti ritrovi senza casa», spiega l'Unione Inquilini.