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Una cassiera del Verano a Roma è finita nei guai e rischia di essere rinviata a giudizio con l'accusa del reato di peculato, querelata dall'amministratore unico di Ama Stefano Zaghis. La dipendente è ritenuta responsabile della grave accusa di aver lucrato sui pagamenti dei diritti cimiteriali. Come riporta Il Messaggero la quarantenne tratteneva parte delle somme e se le intascava di nascosto, per aumentare il proprio stipendio, approfittando dei minori controlli e dell'aumento dei decessi durante i mesi di marzo e aprile, a causa del lockdown dovuto all'emergenza coronavirus, per arrontondare di migliaia di euro la cifra che abitualmente portava a casa. Nel giro di un mese il suo compenso è aumentato rapidamente, fino a raggiungere un ammontare di quasi tremila euro. Come ricostruito in sede d'indagine, la quarantenne agiva di nascosto dalla sua collega e soltanto in alcuni giorni, sicura di non essere scoperta. Mettendo da parte poco denaro alla volta, è riuscita a raggiungere la discreta somma grazie ai soldi che riscuoteva dalle agenzie di pompe funebri o dai privati cittadini che aveva subito un lutto e che chiedevano di acquistare loculi per le sepolture oppure urne cinerarie.

La commessa rubava il denaro quando era sola al lavoro

Le indagini disposte dalla Procura di Roma ormai ultimate sono scattate a seguito dei controlli da parte del responsabile del settore amministrativo Cimiteri. Ad insospettirlo sono state delle discrepanze emerse tra la cifra versata e e quelle rendicontate. Ciò lo ha spinto ad approfondire la questione e ad avvisare i vertici dell'azienda che gestisce il servizio funebre in città. Dagli accertamenti svolti dai carabinieri è emerso come le irregolarità sulle somme si presentavano nei giorni in cui una delle cassiere del cimitero del Verano era in turno da sola, mancanze che a fine giornata, in un caso, hanno raggiunto quasi la cifra di mille euro sottratti in sole 24 ore.