24 Giugno 2022
20:23

Precari della cultura accolti al ministero: “Salario minimo non basta, servono maggiori controlli”

Durante la manifestazione, i precari della cultura di ‘Mi riconosci?’ sono stati accolti al ministero del lavoro: “Abbiamo chiesto maggiori controlli”, hanno spiegato a Fanpage.it.
A cura di Beatrice Tominic

Sono scesi in piazza per chiedere la fine degli abusi e del precariato di Stato: sono i giovani precari che lavorano nel settore della cultura del nostro Paese. Oggi pomeriggio i lavoratori del settore della cultura di Mi riconosci? Sono un professionista dei beni culturali si sono presentati sotto al ministero del Lavoro insieme ai sindacalisti e alle sindacaliste dell'USB Unione Sindacale di Base. Durante la manifestazione, una loro delegazione è stata ricevuta da uno della vicecapo di gabinetto del ministero che, in un incontro durato poco meno di 20 minuti, ha ascoltato le loro richieste.

"Per prima cosa abbiamo spiegato come si lavora nel settore dell'archeologia e dei beni culturali in generale: può sembrare assurdo ma al ministero non sono note molte delle dinamiche che caratterizzano il settore – hanno rivelato a Fanpage.it i lavoratori e le lavoratrici della delegazione accolta al Ministero – In primis l'abuso delle partite iva e anche la proliferazione di contratti inadeguati. Poi abbiamo chiesto un incontro con il ministro: servono maggiori tutele."

Le priorità dei lavoratori della cultura

Una volta descritto come si lavora nel settore della cultura, la delegazione ha avanzato alla vicecapo la richiesta di maggiori tutele. "Ci è stato ribadito, come già sapevamo, che il ministro Orlando si sta occupando della questione del salario minimo e noi siamo assolutamente favorevoli all'istituzione di un salario minimo, ma non ci basta questa rassicurazione – hanno continuato a spiegare a Fanpage.it- E non possiamo neanche aspettare mesi e mesi continuando a lavorare nel modo che conosciamo."

Fra le tutele rivendicate, ci sono maggiori controlli dell'ispettorato del lavoro: "Il caso di Niccolò (Daviddi, l'archeologo che ha perso il lavoro dopo aver denunciato la situazione lavorativa, ndr) darà via a una vertenza in cui si mette nero su bianco il fatto che lui stava lavorando come se fosse dipendente e invece è stato obbligato ad aprire una partita iva. Ma questo riguarda tantissimi archeologi: se l'ispettorato del lavoro facesse quello che deve fare, cioè le giuste verifiche, questo non avverrebbe."

Un'attenzione particolare, inoltre, deve essere riservata anche ai contratti: "Molti non sono adeguati – hanno specificato – Inoltre occorrerebbe controllare anche le gare d'appalto: quando vengono vinte al massimo ribasso, chiaramente comportano un'erosione dei diritti dei lavoratori, che sono i primi a risentirne. E serve l'istituzione di un salario minimo, ormai è chiaro."

La richiesta di incontri

I lavoratori hanno chiesto esplicitamente anche un incontro congiunto con il ministro Orlando e il ministro Franceschini: "Noi chiediamo di incontrarlo da anni, ma non ci ha mai risposto – hanno spiegato – Abbiamo chiesto anche un incontro con la società di Niccolò."

Dopo aver esposto le loro necessità, è arrivata infine la risposta da parte dei responsabili presenti al ministero: "La vicecapo di gabinetto ha assicurato che riporterà ai vertici le nostre richieste quindi confidiamo di ricevere notizie nei prossimi giorni, altrimenti continueremo a chiedere incontri con il ministero, se necessario anche con nuove manifestazioni – hanno ribadito con convinzione – Ma il fatto di essere riusciti ad essere accolti nel ministero è un passo molto positivo."

Le persone presenti alla manifestazione

A manifestare, sotto al Ministero, erano presenti archeologi e operatori museali, ma anche, più in generale, lavoratori della cultura e dello spettacolo e studenti. Sono gli stessi che, qualche giorno fa, hanno interrotto gli Stati Generali del Lavoro per chiedere salario minimo e maggiori tutele. Sono gli stessi colleghi e le stesse colleghe di Niccolò Daviddi, l'archeologo che è stato licenziato dopo aver denunciato di essere pagato 6 euro l'ora.

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