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“Eravamo ubriachi ed è caduto”, le menzogne di Monica Belciug dopo aver ucciso Alberto Pacetti con l’appendiabiti

Monica Belciug ha provato a depistare le indagini dopo aver ucciso il compagno Alberto Pacetti con l’appendiabiti nella loro casa a Primavalle.
A cura di Beatrice Tominic
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Alberto Pacetti.
Alberto Pacetti.

"Ci siamo ubriacati ieri sera, poi è inciampato ed è caduto a terra da solo". Queste le parole di Monica Belciug agli agenti della polizia nell'appartamento di Primavalle, a Roma, dopo la morte del compagno convivente Alberto Pacetti, per cercare di depistare le indagini. Una versione che la donna avrebbe fornito anche ai figli dell'uomo. I due convivevano quando, lo scorso 27 aprile, è scattato l'allarme: l'uomo aveva riportato delle lesioni gravi ed è stato richiesto l'intervento del pronto soccorso sanitario del 118. Durante il tragitto d'emergenza verso il policlinico Agostino Gemelli è morto a causa delle ferite riportate. E sono state aperte le indagini. Dopo averi accertamenti questa mattina è stata arrestata la compagna: per lei il reato contestato è quello di omicidio volontario.

L'omicidio a Primavalle: uccide il compagno con un appendiabiti e cerca di depistare le indagini

I fatti risalgono allo scorso 27 aprile, quando è arrivata un'ambulanza davanti all'appartamento di Primavalle per soccorrere un uomo di circa 60 anni. L'uomo è apparso subito in condizioni critiche, con diverse lesioni: aveva fratture al setto nasale e alle costole e una lesione alla milza, a causa della quale è scattato il trasferimento d'emergenza al policlinico Agostino Gemelli, in prognosi riservata. Poco dopo l'arrivo al nosocomio, ha perso la vita. Così sono scattate le indagini da parte degli agenti del commissariato di Primavalle e delle polizia Scientifica.

Gli inquirenti hanno iniziato a raccogliere le testimonianze a partire dalla compagna: è stato in questo momento che la donna avrebbe provato a depistare le indagini. Secondo la trentaseienne, infatti, i due avrebbero bevuto insieme l'uomo sarebbe poi inciampato e caduto autonomamente. Una versione, però, che non ha convinto gli inquirenti.

Le indagini in corso e gli accertamenti nell'appartamento

Non convinti dalla versione fornita loro dalla donna, gli inquirenti hanno proseguito gli accertamenti e hanno continuato a raccogliere testimonianze. Una volta ascoltati i vicini e gli inquilini del palazzo è stato possibile ricostruire quanto accaduto: è emerso che fra i due sarebbe scoppiata una lite violenta la sera prima, il 26 aprile, verso le 23. I vicini sarebbero riusciti a distinguere urla e rumori compatibili con violenti colpi contro il muro. A quel punto sono scattati anche i rilievi della polizia Scientifica in casa.

Nel corso degli accertamenti sono state ritrovate tracce ematiche su un appendiabiti e su alcuni indumenti, così come sulla biancheria del letto e su una delle pareti del soggiorno, nel punto in cui è stato trovato dai soccorritori.

L'arresto della trentaseienne

Una volta analizzato il corpo dell'uomo, il medico legale ha escluso che le ferite riportate potessero essere state provocate da una caduta a terra: risultavano invece essere state provocate da corpi contundenti che, in seguito, hanno scoperto essere compatibili con una cornice e un'asta appendiabiti sul volto e la testa. Ulteriori verifiche, invece, hanno accertato che c'è stato un tentativo di rimozione delle tracce di sangue nell'abitazione.

Nel corso delle indagini gli inquirenti hanno scoperto che a carico della trentaseienne c'erano già altri reati a carico della donna, già condannata in passato per reati contro la persona. Raccogliendo le testimonianze, inoltre, gli agenti hanno scoperto che la donna avrebbe utilizzato un comportamento aggressivo da tempo nel quartiere, dove si sarebbe vantata di avere legami con i clan Spada e Casamonica. 

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