26 Maggio 2022
19:28

Peste suina, accertato un caso a Rieti: “Nel Lazio è il primo fuori dalla zona rossa romana”

Nella regione Lazio si tratta del primo caso fuori dalla zona rossa individuata a Roma nei giorni scorsi: le Asl hanno attivato il protocollo operativo.
A cura di Beatrice Tominic

Un nuovo caso di peste suina è stato accertato dall'Istituto Zooprofilattico, nella provincia di Rieti, nella zona di Borgo Velino, a poco più di 10 chilometri dal confine con la regione Abruzzo: si tratta del quattordicesimo caso all'interno della regione Lazio, ma del primo riscontrato fuori dalla zona rossa identificata nella città di Roma.

Lo ha fatto sapere l'assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D'Amatao, con un nota: "L’Istituto Zooprofilattico ha comunicato un nuovo caso positivo su una carcassa di cinghiale, questa volta nella zona di Borgo Velino in provincia di Rieti. I servizi veterinari della Asl hanno già attivato i protocolli operativi. Salgono complessivamente a 14 i casi finora accertati di peste suina, questo è il primo al di fuori della zona rossa."

I casi precedenti

Nell'ultima ordinanza emanata dalla regione Lazio erano state individuate due aree differenti, una infetta, la zona rossa e una "confinante", individuabile grazie al tratto nero. Fino a questo momento erano stati rintracciati e confermati tredici cinghiali affetti dalla peste suina africana: tutti si trovavano all'interno della zona più a rischio, quella rossa, dove, all'inizio del mese di maggio è stata rinvenuta la carcassa di un esemplare malato, il primo nel Lazio, all'interno del Parco dell'Insugherata.

Mappa della zona confinante con la zona infetta
Mappa della zona confinante con la zona infetta

I rischi per l'uomo

L'ordinanza è stata redatta insieme al coordinatore dell'emergenza nazionale della peste suina Angelo Ferrari. Intervistato per Fanpage.it, il dottor Ferrari ha spiegato come la peste suina africana colpisca soltanto cinghiali e suini, senza avere alcuna ripercussione su qualsiasi animali e sull'umanità. Diversamente, il rischio per gli umani si riscontra soltanto a livello economico. A far le spese di questa malattia sarebbero gli allevatori, qualora colpisse gli animali della propria azienda e soprattutto i commercianti: molti Paesi, come il Giappone, la Corea e la Cina, hanno già bloccato le importazioni da tempo.

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