Ospedale dei Castelli senza collaudo da otto anni: criticità su impianti elettrici, acqua e ascensori

A cura di Luca Teolato
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Inaugurato nel 2018, l’ospedale dei Castelli non ha ancora ottenuto il collaudo tecnico amministrativo. In una relazione del 2023 venivano segnalate criticità su impianti, ascensori e documentazione.

L’ospedale dei Castelli, inaugurato in pompa magna otto anni fa, ancora non ha passato il collaudo tecnico amministrativo. Il documento, obbligatorio per legge, certifica la conformità dell’opera al progetto, al contratto d’appalto e alle norme vigenti. Tecnicamente, senza questo collaudo, il contratto d’appalto è ancora aperto e l’agibilità dell’ospedale nei pressi della Capitale è temporanea. E le cause di questo ritardo, per usare un eufemismo, sono molteplici e non sembrano neanche marginali, leggendo il lungo elenco stilato in una relazione ufficiale dallo stesso presidente della commissione collaudo nel 2023, cinque anni dopo l’apertura dell’ospedale, l’ultimo grande nosocomio pubblico inaugurato nel Lazio costato 120 milioni di euro di soldi pubblici.

La “sospensione del collaudo”

La lunga relazione del marzo 2023 del presidente della commissione di collaudo della Asl Roma 6, l’ingegnere Giuseppe Sergio Sajeva, snocciola nel dettaglio “le cause e i motivi di sospensione del collaudo”, recita l’incipit del documento. Cause e motivi evidentemente ancora non risolti visto che, ad oggi, il collaudo non è stato fatto. L’ingegnere riporta la cronologia e i dettagli dei lavori svolti per la costruzione dell’ospedale nel Comune di Ariccia, sottolineando che, prima del 2023, la commissione collaudo aveva emesso una serie di prescrizioni “rimaste senza riscontro, disponendo la redazione di un nuovo certificato di ultimazione lavori”.

Documento che però, evidentemente, è ancora assente all’appello. Infatti Sajeva prosegue evidenziando che “non risulta emesso il nuovo certificato di ultimazione lavori a conclusione effettiva dei lavori e degli adempimenti di verifica”. La mancanza di questo atto fondamentale è solo una delle cause che hanno impedito il collaudo che in base alle norme vigenti “deve avvenire entro mesi sei a decorrere dalla data di ultimazione dei lavori – prosegue il presidente – prorogabili di ulteriori sei mesi in relazione alla complessità delle operazioni da svolgere. La Commissione Collaudo ha più volte evidenziato che tale termine doveva necessariamente decorrere dalla data di acquisizione di tutta la documentazione di fine lavori necessaria all’espletamento delle operazioni di collaudo nonché dalla data di effettiva conclusione di tutti i lavori e degli iter tecnico amministrativi connessi. Alla data di stesura della presente relazione conclusiva mancano ancora i presupposti per poter procedere alla visita finale, concludere le operazioni di verifica ed emettere il certificato di collaudo”.

Una dichiarazione opposta a quella vergata nella Sca di novembre 2018, la segnalazione certificata per l’agibilità grazie alla quale l’ospedale ottiene l’autorizzazione all’esercizio e all’accreditamento dall’allora commissario ad acta per la sanità e presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti. Infatti nel documento trasmesso otto anni fa dalla Asl Roma 6 al Comune di Ariccia si afferma che “la presente segnalazione vale come comunicazione di fine lavori e a tal fine attesta che gli stessi sono stati ultimati in data 28/11/2018 completamente”.

L’elenco delle criticità stilato da Sajeva nel 2023, causa del mancato collaudo tecnico amministrativo, prosegue inesorabilmente. Il presidente della commissione parla di “affidabilità impianti elettrici”, sottolineando la mancanza di alcuni “necessari correttivi richiesti” e la mancata realizzazione del cogeneratore che “compromette la sicurezza elettrica in continuità degli impianti tecnologici sicché in caso di guasto del gruppo elettrogeno non è garantita la continuità elettrica degli impianti tecnologici ai reparti e ai locali sensibili”. Si passa poi all’impianto idrico che “per come realizzato, non offre garanzie di affidabilità per eventi avversi”, fino ad arrivare ad alcune “problematiche connesse agli ascensori” e annesse “presunte irregolarità costruttive”, passando per problemi di “umidità di risalita al piano interrato” e altre questioni, comprese varie “carenze documentali”.

Possibili conseguenze del mancato collaudo

Senza il collaudo tecnico amministrativo l’appalto ufficialmente non è concluso e, in teoria, potrebbero ancora sussistere opere non completate o carenze nelle lavorazioni effettuate evidenziatesi a distanza di tempo. Una situazione che potrebbe portare al rischio di contenziosi legali tra le parti con eventuali ricadute economiche sulla finanza pubblica. Ad oggi non è dato sapere se nel corso del tempo sono stati avviati, ed eventualmente risolti, procedimenti giudiziari amministrativi tra stazione appaltante, la Asl, e l’impresa. Di fatto l’iter economico amministrativo non può dirsi concluso senza il certificato di collaudo. E inoltre, quando l’appalto non è concluso, una parte dell’importo dei lavori non viene saldata all’impresa: sono i cosiddetti decimi a garanzia, la cui percentuale varia a seconda del contratto firmato. Percentuale comunque non inferiore al 10% della quota totale del valore dell’appalto. In questo caso quindi si parla di almeno 12 milioni visto che l’ospedale è costato 120 milioni.

Abbiamo chiesto dei chiarimenti alla Regione Lazio su tutti gli aspetti di questa complessa vicenda. Da via Cristoforo Colombo hanno confermato che il collaudo tecnico amministrativo non è stato ancora ultimato spiegando che, in merito a questa vicenda, gli uffici chiederanno “una relazione dettagliata alla Asl Roma 6 e, qualora dovessero emergere negligenze, ritardi o inadempienze da parte dei soggetti responsabili dell'iter procedurale, si attiverà per fare piena luce su eventuali criticità, riservandosi di avviare procedimenti disciplinari ed eventuali azioni di tutela”.

La Regione inoltre, in merito ai quesiti formulati, ci ha invitato a inoltrare formale richiesta alla Asl Roma 6 che ha spiegato a Fanpage.it che “la materia oggetto delle richieste è particolarmente complessa e richiede ulteriori approfondimenti tecnici e amministrativi” e che l’azienda sanitaria “salvo imprevisti sarà in grado di fornire un riscontro organico alle questioni rappresentate nel corso delle prossime settimane”.

La storia infinita

Un elenco lungo ancora da chiarire, quello riguardante le cause del mancato collaudo, quanto gli anni trascorsi dall’inaugurazione dell’ospedale che hanno visto avvicendarsi presidenti di Regione e direttori generali di Asl senza però arrivare al sospirato collaudo. Quando l’ospedale è stato aperto nel 2018 a capo della Regione Lazio c’era Nicola Zingaretti che ora siede al parlamento europeo come capo delegazione del Pd. Alla Asl Roma 6 il direttore era Narciso Mostarda ora a capo dell’Ares 118, l'ente pubblico della Regione Lazio che gestisce e coordina tutti i soccorsi medici di emergenza e urgenza sul territorio, comprese le ambulanze, le automediche e l'elisoccorso. Oggi al posto di Zingaretti c’è Francesco Rocca, ex presidente della Croce Rossa Italiana e a capo della Asl c’è Giovanni Profico con alle spalle una lunga e variegata esperienza nella dirigenza sanitaria. Cambiano gli attori ma la trama purtroppo è sempre la stessa.

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