Mario Adinolfi in carcere, i legali delle vittime: “Vinse al casinò di Sanremo: dove ha messo i soldi?”

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Adinolfi dai domiciliari al carcere: “Atto doveroso”, dicono gli avvocati Giorgio Dipietromaria e Stefano Brustia che assistono chi lo ha denunciato.

Post su X e Facebook. Aveva commentato, nel corso dell'estate, l'indagine sull'attentato a Ranucci e si era paragonato a Lavitola, all'epoca ancora a piede libero. Ha commentato, in tempi più recenti, le elezioni in Sassonia e il rapporto fra Vannacci e Meloni, fino all'uomo che sparava pallini nel quartiere Prati a Roma. Ma trovandosi in regime di arresti domiciliari, non avrebbe potuto farlo. Così è stato trasferito oggi in carcere Mario Adinolfi, arrestato lo scorso 8 luglio per truffa ed evasione fiscale legate a un suo presunto sistema di scommesse "Scommessa Collettiva".

Nel frattempo il lavoro della magistratura non si ferma: si continua a cercare di fare chiarezza fra le transazioni e i movimenti bancari, senza tralasciare neppure l'ipotesi di conti esteri. Nel frattempo, però, a Fanpage.it l'avvocato Brustia parla di una vincita al Casinò di Sanremo nel 2024: "Sarebbe interessante sapere su quale conto bancario ha disposto il pagamento di questa vincita".

Le ultime parole di Mario Adinolfi su Facebook prima di essere trasferito in carcere

"Mi portano in carcere perché scrivo su Facebook. Sono il primo italiano nella storia a subire questo tipo di arresto", scrive in un post su Facebook poco prima di essere trasferito in carcere, allegando l'immagine del provvedimento. Sul foglio campeggia il nome dell'avvocato Giorgio Dipietromaria che, legale di un nutrito gruppo di persone che sarebbero rimaste vittime del presunto sistema, ha segnalato la presenza online del leader del Popolo della Famiglia.

"Il trasferimento in carcere non è scattato per i post su Facebook – spiega proprio l'avvocato Dipietromaria a Fanpage.it – Come risulta riportato nel testo dell’ordinanza che lo stesso Adinolfi ha diffuso via Facebook, il suo trasferimento in carcere è stato infatti un atto doveroso determinato dalle ripetute violazioni delle prescrizioni dell’ordinanza che l’aveva sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari", sottolinea.

"Chiaramente non conosco il contenuto della precedente ordinanza emessa a luglio, ma leggendo il testo dell’ultima ordinanza ho appreso che ad Adinolfi era stato vietato l’utilizzo di dispositivi telefonici, informatici e telematici; le uniche comunicazioni consentite erano quelle tra Adinolfi ed i suoi avvocati difensori. Ma Adinolfi ha quindi deciso coscientemente di violare queste prescrizioni, non solo pubblicando, con cadenza quotidiana, post sui suoi profili social, ma anche utilizzando WhatsApp per comunicare con svariate persone. A mio parere, era pertanto inevitabile che la magistratura disponesse il suo trasferimento in carcere".

La segnalazione alla Procura da parte degli avvocati delle vittime

Come si legge nel documento pubblicato su Facebook dallo stesso Adinolfi, "violazioni analoghe sono state segnalate dall'avvocato Dipietromaria" che, insieme all'avvocato Stefano Brustia, aveva allertato la Procura. "Questa estate insieme all'avvocato Brustia, avevo segnalato alla Procura la possibile violazione delle prescrizioni imposte con l’ordinanza che l’aveva sottoposto agli arresti domiciliari. Numerosi miei assistiti mi avevano infatti segnalato che Adinolfi stava inviando tramite WhatsApp messaggi a vari simpatizzanti del Popolo della Famiglia – spiega il legale – Pur non conoscendo il contenuto dell’ordinanza che aveva disposto gli arresti domiciliari, ci sembrava inverosimile che ad Adinolfi fosse stata concessa una deroga all’utilizzo dei dispositivi elettronici, visto che con un computer, o anche semplicemente con uno smartphone, egli avrebbe potuto agevolmente inquinare le prove", effettuando eventualmente anche transazioni per spostare il denaro.

Una possibilità sottolineata anche dall'avvocato Brustia, che assiste un altro folto gruppo di persone che hanno denunciato Adinolfi per la sua Scommessa Collettiva. Secondo il legale l'esistenza che esistano dei conti esteri risulta essere verosimile. "Io non ho prove dell’esistenza di questi conti esteri, fatta eccezione per un conto lituano su cui risultano depositati pochi spiccioli, meno di 1.000 euro. Ma mi limito a fare notare che in un articolo apparso su un noto quotidiano si faceva menzione del fatto che le indagini condotte dalla Procura di Roma avessero accertato uscite dai conti italiani intestati ad Adinolfi di somme ingenti (€ 678.093) verso case da gioco italiane e straniere, senza però riscontrare alcun accredito proveniente da quegli stessi casinò – spiega l'avvocato Brustia a Fanpage.it – Visto che in passato Adinolfi, come giocatore di poker, ha partecipato con successo ad importanti tornei internazionali incassando vincite considerevoli, ritengo statisticamente improbabile che abbia sempre perso tutte le somme giocate al casinò. Al riguardo, mi limito a segnalare che nel giugno 2024 Adinolfi partecipò a Sanremo a una competizione ufficiale del World Poker Tour, dove vinse una modesta somma di denaro (8.500 euro)".

Secondo quanto appreso, avrebbe iniziato la fase conclusiva del torneo, per la cui partecipazione aveva pagato 100 euro, con 985.000 euro di chip: una situazione economica ben diversa da quella a cui più volte fa riferimento.

"Sarebbe interessante sapere su quale conto bancario il Casinò Municipale di Sanremo ha disposto il pagamento di questa vincita", conclude l'avvocato Brustia.

Adinolfi su Facebook: "Mi leggete in più di un milione"

Invece Adinolfi, proprio una settimana fa, vantava di essere seguito da oltre un milione di persone, con oltre 7 milioni di views ai suoi post. "Non posso pubblicare i miei video, rilasciare interviste, parlare come al solito in tv o in radio, neanche vedere un amico o telefonargli, andare in strada a girare le mie inchieste, figurarsi partecipare a iniziative o manifestazioni. M’hanno sparato a entrambe le gambe, reso zoppo per sempre, ma voi camminate per me", si leggeva proprio in un post.

"Hanno seppellito in casa coi ceppi ai piedi uno che non volevano parlasse mai più, ma le idee non le puoi uccidere, le fate volare voi: più di 7 milioni di views, un milione e seicentomila persone che leggono questa pagina, più degli acquirenti di tutti i quotidiani italiani messi insieme. Io lo so che non sono solo anche quando sono solo", chiudendo citando Jovanotti.

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