Adinolfi sull’attentato a Ranucci: “Invidio Lavitola a piede libero: io ai domiciliari per molto meno”

"Invidio Lavitola: puoi essere pure pluripregiudicato mandante di una strage, ma il sistema mediatico e giudiziario ti tratta con i guanti. A me toccano la sentenza già emessa urbi et orbi dai media, la definizione di soggetto pericoloso per via delle orrende scommesse e ovviamente arresti, più braccialetto elettronico". Queste le parole di Mario Adinolfi sulle indagini dell'attentato a Sigfrido Ranucci a carico dell'imprenditore Valter Lavitola in una nota diffusa dal suo pool difensivo.
Le accuse a Lavitola per l'attentato a Sigfrido Ranucci
La comunicazione di Adinolfi è arrivata dopo la notizia della perquisizione in casa del factotum di Valter Lavitola: secondo quanto emerso dalle indagini, l'imprenditore sarebbe stato pronto a partire per l'Africa dove si trova già il suo factotum, ritenuto di essere il collegamento fra Lavitola, a sua volta considerato il mandante dell'attentato a Ranucci e i quattro esecutori materiali dell'attentato.
Le ipotesi di reato contestate a suo carico sono detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, aggravati dal metodo mafioso. A qualche giorno dalla notizia delle indagini a carico di Valter Lavitola è arrivato l'arresto di Mario Adinolfi con l'accusa di truffa per la sua Scommessa Collettiva ed evasione fiscale. Stando a quanto ricostruito dagli inquirenti, si sarebbe fatto consegnare del denaro da privati senza che questi ultimi ottenessero neppure le vincite garantite dal sistema.
"C'è chi ha perso i risparmi di una vita, decine di migliaia di euro consegnate in pochi giorni: occorre verificare se siano scattate o meno le segnalazioni da parte delle banche previste per legge", ha spiegato a Fanpage.it l'avvocato Stefano Brustia che assiste circa una decina delle vittime della presunta truffa. Fra loro anche Michele e Luisa (nomi di fantasia, ndr) che hanno raccontato a Fanpage.it cosa si sono ritrovati a vivere dopo essere caduti in quella che gli inquirenti ritengono essere una truffa.
La nota di Mario Adinolfi: "Per me e Lavitola due pesi e delle due misure"
"Il sistema mediatico e giudiziario italiano è adorabile nell'applicazione sistematica dei due pesi e delle due misure – esordisce nella nota Adinolfi – Invidio Valter Lavitola che, accusato di un reato lievissimo, mandante di strage, è lasciato tranquillamente a piede libero dalla procura di Roma anche se avrebbe fatto scappare il suo complice factotum in Camerun ed era pronto di fuggire lui stesso".
La causa, secondo Adinolfi, sarebbe presto detta: "Può giocare la carta jolly: il suo amico Sigfrido Ranucci. E così per lui sui giornali scattano i condizionali, mentre il pm lo ascolta a piede libero e quello si avvale pure della facoltà di non rispondere – scrive – Io, evidentemente accusato di reati più gravi di strage, sono stato arrestato e mi mettono il braccialetto elettronico. Ai giornali sono state passate istantaneamente e illegalmente tutte le carte sempre della procura di Roma, quotidiani e tg emettono sentenze già definitive di condanna, per me niente uso del condizionale, anzi ci sono pure le vittime intervistate, ovviamente in forma anonima perché sono quelle fornite dalle Iene e dall'avvocaticchio che appresso a loro si è fatto ricco minacciando chi non voleva costituirsi contro di me".
E ancora: "Invidio Lavitola perché se sei amico di Ranucci e vai a cena con Paolo Mieli, puoi essere pure pluripregiudicato mandante di una strage, ma il sistema mediatico e giudiziario ti tratta con i guanti bianchi. A me toccano la sentenza già emessa urbi et orbi dai media, la definizione di soggetto pericoloso per via delle orrende scommesse e ovviamente arresti, più braccialetto elettronico – ribadisce Adinolfi- Per Lavitola e Ranucci è tutta macchina del fango, per Adinolfi la sentenza è già marchiata a fuoco, tipo lettera scarlatta. Quando notate i due pesi e le due misure, così plateali, chiedetevi almeno il perché", conclude infine.