Dai messaggi su WhatsApp al “bavaglio digitale”: cosa succede ora che Mario Adinolfi è tornato ai domiciliari
È trascorsa una settimana da quando Mario Adinolfi è tornato ai domiciliare dopo un mese in carcere dove era finito per aver continuato a pubblicare online nonostante si trovasse ai domiciliari. Guardando il suo profilo Facebook, dove era solito discutere di fatti di cronaca, l'ultimo post risale invece allo scorso 21 settembre e mostra il provvedimento del tribunale che lo portava in carcere. "Mi portano in carcere perché scrivo su Facebook. Sono il primo italiano nella storia a subire questo tipo di arresto", si legge.
"Abbiamo presentato due appelli. Nelle more ho poi pensato di fare un'altra istanza di scarcerazione anche in relazione al decorso del tempo in carcere – ha spiegato a Fanpage.it l'avvocato che assiste Adinolfi Pablo De Luca – Secondo me la misura del carcere era eccessiva rispetto alla violazione della prescrizione accessoria del divieto di comunicare con i social e con i media". La settimana scorsa per Adinolfi è finito il periodo in carcere: "È tornato ai domiciliari senza braccialetto elettronico, sempre con le solite prescrizioni. Ovviamente può parlare con i familiari e gli avvocati".
Diverso, invece, il parere dell'avvocato che assiste le presunte vittime della truffa, secondo cui avrebbe utilizzato un'utenza telefonica per inviare messaggi su WhatsApp. "Non posso che prendere atto della decisione. Non conosco ancora le motivazioni dell’ordinanza, che naturalmente rispetto", ha commentato, invece, l'avvocato che assiste le presunte vittime della "scommessa collettiva" organizzata da Adinolfi, Stefano Brustia.
Dal "bavaglio digitale" al rientro ai domiciliari
L'avvocato De Luca, che assiste Adinolfi, aveva parlato di "bavaglio digitale" non appena arrivata la notizia del trasferimento in carcere. "Di fatto Adinolfi non ha violato la misura principale: non ha tentato l'evasione o ha manomesso il braccialetto elettronico, ma le prescrizioni accessori, cioè la violazione di dialogare tramite dispositivi elettronici con il resto del mondo. In realtà, però, i contenuti degli articoli che lui ha scritto sul suo blog personale e qualche pubblicazione social sulle sue pagine, erano articoli di tematiche di attualità: non si è mai esposto parlato del suo caso", ha spiegato a Fanpage.it.
"È un giornalista, si è limitato a svolgere la sua professione". Ora Se dai contenuti fosse emerso che lui poteva effettivamente violare le esigenze cautelari e quindi il rischio di inquinamento probatorio, un pericolo di fuga, sarebbe stato diverso. Ma non è mai stata violata la misura cautelare principale".
La reazione delle persone che hanno denunciato Adinolfi: "Sono sconfortate"
Dopo che il gip ha accolto l'istanza della difesa di Adinolfi e ne ha disposto la scarcerazione, non hanno tardato ad arrivare le reazioni del caso. "Prendo atto della decisione. Non conosco ancora le motivazioni dell’ordinanza, che naturalmente rispetto. Immagino che il giudice abbia tenuto conto anche delle condizioni di salute dell’indagato – ha spiegato l'avvocato Stefano Brustia che assiste le persone che hanno denunciato Adinolfi – Molti mi hanno scritto già nel giorno stesso della scarcerazione. Sono comprensibilmente sconfortati: riferiscono di aver affidato a Mario Adinolfi tutti i propri risparmi, perché si fidavano della credibilità che si era costruito negli anni. Oggi temono di non rivederli più".
Secondo l'avvocato Brustia la decisione di trasferire in carcere Adinolfi non era una violazione eccessiva: "Non condivido affatto quella lettura. Dopo l’applicazione degli arresti domiciliari, l’8 luglio, Adinolfi non si è limitato a pubblicare contenuti sui social network. Dispongo di elementi che indicano che ha usato anche un’utenza mobile già in suo uso prima dell’arresto per inviare messaggi tramite WhatsApp. Per questo continuo a ritenere che l’aggravamento fosse pienamente giustificato – ha spiegato – L'augurio oggi è che Adinolfi scelga finalmente di collaborare. Dovrebbe spiegare in modo chiaro come siano stati gestiti i risparmi delle centinaia di persone che gli avevano dato fiducia.”