Mario Adinolfi, gli avvocati della difesa fanno ricorso al Riesame contro il carcere: “Bavaglio digitale”
"Bavaglio digitale", Questa è l'espressione utilizzata dalla difesa di Mario Adinolfi dopo che il leader del Popolo della Famiglia e giornalista è stato trasferito in carcere perché avrebbe continuato ad utilizzare i social mentre era agli arresti domiciliari. La misura cautelare era scattata lo scorso 8 luglio e a carico di Adinolfi sono scattati i domiciliari per truffa aggravata e continuata, esercizio abusivo dell'attività di raccolta del risparmio, abusivismo finanziario ed omessa dichiarazione dei redditi per la sua Scommessa Collettiva.
Il ricorso della difesa di Mario Adinolfi contro il carcere
All'interno dell'istanza presentata dagli avvocati di Mario Adinolfi viene contestato il provvedimento del trasferimento in carcere e si parla di "bavaglio digitale". Secondo l'avvocato Pablo De Luca la violazione contestata non riguarderebbe la misura principale: "Adinolfi non ha cercato di evadere né di alterare il braccialetto elettronico, quindi si tratta di violazione di una misura accessoria, e in questo caso il giudice deve valutare se c'è stato un rischio per le esigenze cautelari – ha spiegato il legale – Si è limitato a scrivere articoli su fatti di attualità che non avevano nulla a che fare con la sua vicenda processuale. Si tratta di un provvedimento abnormeil giudice avrebbe potuto sequestrargli il cellulare".
La segnalazione degli avvocati che assistono le persone che hanno denunciato Adinolfi
Come si legge nella foto del provvedimento pubblicata da Adinolfi su Facebook non appena appreso del trasferimento imminente in carcere, "analoghe violazioni sono state segnalate anche dall'avvocato Giorgio Dipietromaria" che assiste un gruppo di persone, per la maggior parte legate al Popolo della Famiglia, che hanno denunciato Adinolfi. "Il trasferimento in carcere è un atto doveroso determinato dalle ripetute violazioni delle prescrizioni dell’ordinanza che l’aveva sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari – sottolinea l'avvocato Dipietromaria- Le uniche comunicazioni consentite erano quelle tra Adinolfi ed i suoi avvocati difensori. A mio parere, era pertanto inevitabile che la magistratura disponesse il suo trasferimento in carcere".
Un'opinione condivisa anche con l'avvocato Stefano Brustia che assiste un altro gruppo di denuncianti. È stato proprio lui a rivelare a Fanpage.it che l'attività nel poker di Adinolfi sarebbe andata avanti fino a tempi recenti. "Ha partecipato con successo ad importanti tornei internazionali incassando vincite considerevoli, ritengo statisticamente improbabile che abbia sempre perso tutte le somme giocate al casinò – spiega, a proposito dell'impossibilità di risarcire chi aveva partecipato alla Scommessa Collettiva – Al riguardo, mi limito a segnalare che nel giugno 2024 Adinolfi partecipò a Sanremo a una competizione ufficiale del World Poker Tour, dove vinse una modesta somma di denaro (8.500 euro): sarebbe interessante sapere su quale conto bancario il Casinò Municipale di Sanremo ha disposto il pagamento di questa vincita".