Ladispoli, “Papà sta soffocando mamma”: bimbo chiama il 112 in lacrime e lo fa arrestare

"Papà sta soffocando la mamma": era di questo tenore la telefonata a cui ha risposto un poliziotto della centrale operativa della Questura di Roma. Dall'altro lato, la voce di un bambino, rotta dalle lacrime. Ed è stata proprio la sua forza a salvare sia la madre sia i tre fratellini, vittime delle violenze del padre. Storia che arriva da Ladispoli, e che si è conclusa con l'arresto di un uomo per tentato omicidio; la compagna, madre dei piccoli, ha riportato lesioni giudicate guaribili in 20 giorni ed è stata medicata in ospedale. Le indagini sono coordinate dalla Procura della Repubblica di Civitavecchia.
L'episodio risale allo scorso 28 giugno. La violenza, in quella casa di Ladispoli, era scoppiata alle prime ore del mattino, ultima tappa di una lunga storia di violenze domestiche di cui erano da tempo vittime compagna e figli. L'uomo, secondo le ricostruzioni, si sarebbe scagliato contro la compagna e le avrebbe stretto le mani al collo, cercando di soffocarla davanti ai quattro bambini, terrorizzati. È stato in quei momenti che uno di loro ha fatto l'unica cosa che avrebbe potuto fare: ha preso il telefono e ha composto il 112, numero unico di emergenza, e, tra le lacrime, ha spiegato all'operatore quello che stava succedendo.
La segnalazione è immediatamente stata girata alle pattuglie e, poco dopo, i poliziotti hanno raggiunto l'appartamento. Gli agenti hanno trovato la donna in lacrime, sdraiata sul letto e circondata dai figli. Il compagno era ancora in casa, e aveva ancora un atteggiamento aggressivo: probabilmente in preda all'alcol, si è opposto agli agenti anche quando hanno tentato di rassicurarlo. L'uomo è stato arrestato in flagranza e portato in carcere a Civitavecchia; è gravemente indiziato, riferiscono le autorità, "dei reati di tentato omicidio, maltrattamenti, lesioni personali e resistenza a pubblico ufficiale". La donna nella stessa mattina è stata accompagnata al Pronto Soccorso ed è stata ricoverata in ospedale per lesioni guaribili in venti giorni.