La mossa di Rampelli per le comunali a Roma: i suoi mettono Gualtieri sotto pressione in Senato
La partita per il Campidoglio si gioca già in Senato, a pochi mesi dalle elezioni comunali. Un'audizione per discutere dei poteri della Capitale si trasforma in un'occasione per mettere il sindaco Roberto Gualtieri sulla difensiva a pochi mesi dalla sfida per Roma. La regia, evidente, quasi esplicita, è di Fabio Rampelli, storico esponente romano di Fratelli d'Italia, vicepresidente della Camera dei deputati, uno dei possibili candidati sindaco del centrodestra, forse il più probabile. Il confronto con Gualtieri vede infatti protagonisti il presidente della commissione Affari costituzionali Andrea De Priamo e la senatrice Lavinia Mennuni, entrambi vicini a Rampelli; poi è lo stesso vicepresidente della Camera a intervenire sulla questione a stretto giro.
I fondi per Roma e il botta e risposta tra Gualtieri e De Priamo
Il nocciolo della questione è rappresentato dai finanziamenti ricevuti dal Campidoglio per le opere collegate al Giubileo. Per De Priamo, quelle risorse "sono dello Stato e non del Comune di Roma e non si capisce perché tutti pensano che le opere realizzate siano merito del sindaco. Evidentemente c'è stato un abile maldestro gioco degli specchi teso ad attribuire a Gualtieri meriti che non ha".
Secondo il presidente De Priamo, "in questa legislatura siamo oltre 15 miliardi erogati in favore di Roma Capitale". Pur riconoscendo il ruolo dell'esecutivo, Gualtieri ha fatto notare nel corso della sua audizione che il Pnrr è stato messo a punto durante il governo Conte, poi portato avanti dal governo Draghi e attuato dall'esecutivo guidato da Giorgia Meloni: "Il governo lo ha portato avanti e questo non significa non avere un merito. Gli 1,4 miliardi del Giubileo sono stati stanziati dal governo di Draghi, il governo Meloni ha meritoriamente aggiunto 500 milioni. Per il debito di 500 milioni, invece, ricordo che si tratta di un'anticipazione finanziaria vincolata. I 2,3 miliardi per la Metro C invece sono una cosa fatta dal governo, sono risorse che ho chiesto e ho ringraziato. Credo che una Capitale non debba ringraziare per una cosa dovuta, ma politicamente è corretto farlo e io ringrazio. Questo governo ha fatto cose importanti, altre non le ha fatte e noi le chiediamo, ci sono stati tagli sui bilanci dei Comuni, sulle politiche sociali in particolare".
La riforma di Roma Capitale e le accuse al Pd
Nel corso della lunga audizione, il sindaco è stato sollecitato sul ruolo del Pd nell'interruzione dell'iter di approvazione della riforma dei poteri di Roma Capitale: "Il mio auspicio è che si riparta, sia con il tavolo sulla legge ordinaria che con il confronto su quella costituzionale" e "con onestà riconosco che il governo probabilmente non avrebbe fermato il tavolo se non ci fosse stata l'astensione, però con la stessa onestà devo dire che sulla nostra proposta non avevamo ancora avuto la risposta, quindi non sappiamo se quanto abbiamo proposto va bene o meno".
De Priamo ha sottolineato però che Gualtieri "è anche un importante dirigente del Partito democratico, per fortuna non è stato sorteggiato a caso per fare il sindaco". Il primo cittadino ha replicato: "Voglio chiarire, però, che io sono il sindaco di Roma e penso che sia positivo e giusto che Roma Capitale sia stata coinvolta nella redazione del testo, questo però non può trasformare Roma Capitale o il governo in un legislatore costituzionale, il legislatore costituzionale resta il Parlamento".
Mennuni: "Atteggiamento sconcertante", poi interviene Rampelli
L'atteggiamento del sindaco è stato definito dalla senatrice Mennuni "francamente sconcertante". "La riforma di Roma Capitale è un provvedimento storico, atteso da decenni e che dovrebbe unire tutte le forze politiche nell'interesse esclusivo dei cittadini romani, e proprio per questo il governo scelse di coinvolgere anche il Pd e il sindaco stesso. Dopo un iniziale dialogo la sinistra, per ragioni meramente di interesse di partito, ha scelto di rifugiarsi nell'astensione accampando pretesti sulla futura cornice finanziaria della legge ordinaria".
Nel corso dell'audizione, aggiunge Mennuni, "abbiamo ricordato al sindaco che questo Governo ha dimostrato con i fatti, e non a parole, una straordinaria attenzione per la Capitale, stanziando risorse senza precedenti. Eppure Gualtieri, nel tentativo di sminuire l'impegno dell'esecutivo Meloni riducendolo ai soli 500 milioni dell'ultima manovra o a fondi pregressi del 2021, è arrivato a dimenticare persino l'entità dei finanziamenti per un'opera strategica come la Metro C".
"Da Gualtieri e dal Pd non ci aspettiamo un grazie, perché quello che è stato fatto è stato fatto per amore di Roma, e per estremo senso del dovere nei suoi riguardi, ma da chi guida il Campidoglio, e punta a governare anche la nostra nazione, ci saremmo aspettati lealtà istituzionale e un sostegno convinto a una riforma decisiva per il futuro di Roma, non amnesie contabili per giustificare calcoli di partito", ha concluso Mennuni.
Rampelli ha rincarato la dose: "Dire che i soldi di Pnrr e Giubileo sono stati erogati da Draghi e non dalla Meloni è un falso storico oltre che una meschineria". E ancora: "Meloni li avrebbe potuti rimodulare e invece li ha incrementati, come ha fatto per il Giubileo 2025 e per la metropolitana". Infine, il vicepresidente della Camera ha affermato: "Il Governo Meloni ha lavorato per la Capitale senza indugio, diversamente dal Pd che, per non offendere i Cinque Stelle, si è perfino astenuto sulla riforma tesa a dare più poteri a Roma Capitale, mentre FdI ha continuato a sostenerla nonostante non fosse perfettamente in linea con le proprie idee".