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Indagine Istat su violenza di genere, la lettera di 140 rilevatori: “Paghe basse e difficoltà, chiediamo incontro sindacale”

Dopo l’inchiesta di Fanpage.it, circa 140 rilevatrici e rilevatori hanno inviato una nota al nostro giornale per denunciare le loro condizioni di lavoro. Nella lettera chiedono che la questione venga affrontata con serietà e sollecitano un confronto sindacale con Istat e Csa Research.
A cura di Natascia Grbic
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Dopo le criticità emerse nell’inchiesta di Fanpage.it sull'indagine Istat sulla violenza contro le donne e sulle condizioni di lavoro nella rete nazionale di rilevazione, circa 140 rilevatori e rilevatrici hanno inviato una nota al nostro giornale per denunciare la loro situazione e chiedere che la questione venga affrontata con la dovuta serietà. Si tratta di lavoratrici e lavoratori impiegati da Csa Research, tutti iscritti al sindacato di Istat ‘Coordinamento laboratori statistica pubblica Clasp', e che da tempo chiedeno un incontro alla società per discutere le loro condizioni di lavoro.

La lettera dei rilevatori e delle rilevatrici

"In questi giorni alcuni organi di stampa si sono occupati della qualità dei dati delle rilevazioni Istat e delle condizioni di lavoro di coloro che li raccolgono – recita la nota inviata a Fanpage.it -. Da più di 20 anni la Rete di rilevazione è costituita da un gruppo di circa 350 professioniste/i che garantisce la raccolta dei dati per le indagini della Statistica ufficiale per lo stesso Ente, l’Istat, ma intermediati da Società diverse, di volta in volta vincitrici degli appalti. Nel corso di questi anni abbiamo fornito i dati che guidano le politiche del Paese (da quello sull’occupazione alla disoccupazione a quello sulla povertà), operando in condizioni di crescente difficoltà, sia logistica che economica. Affrontiamo lunghe trasferte senza rimborsi chilometrici anche quando il prezzo del carburante schizza in alto per la guerra o la speculazione, assumendoci anche l’onere di sopperire alle mancanze istituzionali dell’Istat e dei Comuni, come il mancato recapito delle lettere di preavviso per le interviste ai cittadini/e, con un dispendio di tempo e di energie per vincere le resistenze delle famiglie non informate del nostro arrivo".

Il caso delle interviste inventate nell'indagine sulla violenza contro le donne

Il caso è emerso dopo che Istat ha avviato un procedimento nei confronti di Csa Research, la società che si è aggiudicata l’appalto per l’indagine sulla sicurezza delle donne. Nel corso dell’elaborazione dei dati, in particolare per quanto riguarda le interviste alle donne straniere, l’Istituto ha riscontrato alcune anomalie: secondo le verifiche effettuate, alcuni questionari sarebbero stati inventati, con il rischio di compromettere l’intero campione. Per questo motivo, secondo quanto appreso da Fanpage.it, Istat potrebbe decidere di comminare una sanzione alla società qualora il procedimento dovesse concludersi in senso sfavorevole. Csa Research ha presentato le proprie controdeduzioni, respingendo le accuse e ribadendo la validità delle interviste.
Proprio queste ultime, però, secondo quanto riferito da numerose lavoratrici, si sarebbero rivelate particolarmente difficili da portare a termine, non solo per le difficoltà nel raggiungere le donne da intervistare, ma anche per le condizioni di lavoro delle rilevatrici, che hanno denunciato compensi molto bassi per un impegno molto gravoso. Una situazione che ha portato molte di loro ad abbandonare l’indagine in corso d’opera, nonostante ne riconoscessero l’importante valore sociale.

"Chiediamo da mesi un incontro sindacale"

"Nonostante la professionalità maturata negli anni, il meccanismo al ribasso degli appalti , negli ultimi anni affidati a Consip, ha determinato una contrazione delle nostre retribuzioni pari al 30% – spiegano rilevatori e rilevatrici nella nota -. Trattare l’attività di rilevazione dei dati come un mero acquisto di articoli da cancelleria svilisce il nostro lavoro che richiede un livello di complessità molto più elevato e che dovrebbe essere tenuto adeguatamente in conto nella scrittura della gara di appalto. È comodo, ma irresponsabile, da parte dell’Istat ritenere le condizioni retributive ed organizzative in cui lavoriamo un affare solo delle ditte appaltatrici, perché l’accuratezza del dato è inevitabilmente condizionata dal contesto in cui viene raccolto. Anche CSA Research , la società vincitrice dell’ultimo appalto per le indagini Spese delle famiglie e Forze di Lavoro, ripetutamente sollecitata ad un confronto negli ultimi mesi dall’associazione sindacale che ci rappresenta, allo stato attuale ancora declina le proprie responsabilità ignorando la richiesta di un tavolo di discussione. Iniziare ad affrontare le questioni più urgenti, dimostrerebbe sia da parte di CSA che dell’Istat serietà e professionalità. Ripensare il processo di raccolta del dato, offrendo maggiori garanzie e stabilità occupazionali in ottica di internalizzazione dei processi, significa difendere l'integrità della statistica ufficiale . Ascoltateci, sapremo fornirvi le giuste risposte".

Interrogazione parlamentare di Avs

In seguito all'inchiesta, la deputata di Alleanza Verdi Sinistra Elisabetta Piccolotti ha depositato un'interrogazione parlamentare per chiedere di sapere "quali iniziative urgenti di competenza intendono intraprendere per assicurare tipologia contrattuale e la retribuzione adeguate alle rilevatrici e ai rilevatori che conducono le indagini per ISTAT" e "se non ritengono che, vista l’importanza delle rilevazioni ISTAT per orientare l’azione di governo, non sia necessario porre in essere ogni iniziativa di competenza per sollecitare e al contempo favorire un percorso di internalizzazione delle rilevatrici e dei rilevatori".

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