"Il malore di mio fratello è legato alla scomparsa della musica live dalla sua vita" sono le parole di Emanuele Urso, fratello di Adriano, il professore di musica morto lo scorso 10 gennaio mentre spingeva la sua macchina ferma durante le consegne di cibo a domicilio. Fanpage.it ha intervistato il fratello, per capire come le chiusure e lo stop alle esibizioni abbiamo cambiato la vita dei due musicisti. "Per Adriano non poter più suonare e stare in mezzo alla gente è stato un duro colpo, quella sera il suo malessere si è manifestato tutto insieme – spiega – Faceva molto freddo, lui già aveva un po' di dolore al petto pensava fosse un dolore reumatico, quindi non gli aveva dato peso".

"Persi 40 concerti da ottobre"

"Con mio fratello avevamo messo in piedi un'impresa che era diventata molto grande ed avevamo anche fondato un'orchestra, con serata in Italia e all'estero nel circuito dello swing – racconta Emanuele – Con le chiusure per l'emergenza sanitaria da ottobre ad oggi abbiamo perso una quarantina di concerti importanti, è stato pesante. Inizialmente pensavamo che la situazione sarebbe durata solo per qualche mese. Mio fratello l'aveva presa male e con il passare del tempo la situazione è peggiorata".

"Adriano faceva le consegne per stare in mezzo alla gente"

Adriano si è riproposto al mondo del lavoro come fattorino, più che per necessità, per sentirsi bene, svolgendo le consegne a domicilio il sabato e la domenica. "Non è stato considerato nell'emergenza e nei provvedimenti presi, il bisogno di socialità degli artisti di stare in mezzo alla gente e di suonare per la gente" continua Emanuele. Un bisogno che era fortissimo in Adriano "così coinvolto da alcuni amici, ha iniziato questa nuova avventura lavorativa, anche per questo bisogno appunto, di socialità. La parentesi estiva è stata meravigliosa perché abbiamo ripreso a suonare per quattro mesi, forse era meglio non averla avuta perché poi siamo tornati come prima, quindi è subentrata la depressione, la noia".

Servizio di Filippo Poltronieri