Come funziona la truffa dei Gratta e Vinci: dipendenti scoprivano i vincenti attraverso il sistema informatico

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Immagine di repertorio (La Presse)
Con un software gli ex dipendenti di una società concessionaria dello Stato, che aveva in gestione il servizio informatico, sono riusciti a sapere dove si trovavano i Gratta e Vinci vincenti e mandavano amici e parenti ad acquistarli.

Nessun hackeraggio ma "dipendenti infedeli" dietro alla truffa dei Gratta e Vinci scoperta dalla Guardia di Finanza di Roma, sulla quale indaga la Procura della Repubblica. I cinque ex dipendenti di una società concessionaria dello Stato, che aveva in gestione il servizio informatico, sono riusciti a venire a conoscenza delle informazioni sui Gratta e Vinci tramite l'applicativo informativo della concessionaria per la quale lavoravano dov'erano indicati anche i Gratta e Vinci vincenti.

Una questione dunque prettamente informatica senza alcuna manomissione dall'esterno. Il sistema era il seguente: i dipendenti avevano accesso al sistema informatico, perché appunto fornivano questo servizio alla concessionaria. Tramite un loro applicativo, un software da loro ideato, individuavano il biglietto vincente e il posto dove materialmente veniva venduto, dunque la tabaccheria, l'edicola, il bar o la ricevitoria. Tramite soggetti terzi, che potevano essere amici o parenti, andavano ad acquistare il biglietto nel punto vendita di cui erano a conoscenza e incassavano la vincita.

Nessun hackeraggio dall'esterno: il sistema dei Gratta e Vinci è sicuro

Il sistema dei Gratta e Vinci è sicuro, non c'è stato alcun hackeraggio dall'esterno. Chi ha messo in atto la truffa aveva tutte le abilitazioni per lavorare sul sistema informatico e impossessarsi delle informazioni per rintracciare i biglietti vincenti senza dover manomettere né forzare nulla, perché appunto ci lavorava.

L'indagine partita nel 2021

L'indagine è nata da un profilo panale seguito dal Nucleo speciale di polizia valutaria che risale al 2021. Successivamente è stata fatta la segnalazione alla Procura regionale della Corte dei Conti, che ha delegato i militari della Guardia di Finanza di Roma come polizia erariale. Ai cinque ex dipendenti della società è stato contestato un danno erariale superiore ai 25 milioni di euro.

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