Spari il 25 aprile, Eitan Bondì era noto alla digos: lo striscione alla Sapienza e la Brigata Vitali

"Non faccio parte di nessun gruppo: non ci sono moventi politici e ideologici dietro il mio gesto", questa è una parte delle dichiarazioni spontanee rese davanti al giudice per le indagini preliminari da Eitan Bondì, il ragazzo di 21 anni ai domiciliari per aver sparato con una pistola ad aria compressa contro due attivisti dell'Anpi ferendoli il 25 aprile scorso. In realtà, il suo nome sarebbe stato già noto alla digos di Roma, non come ‘cane sciolto' ma come parte di un gruppo di giovani sionisti militanti legato alla comunità ebraica della Capitale.
Gli striscioni davanti alla Sapienza e al Colosseo
La prima segnalazione risale alla notte fra il 26 e il 27 gennaio 2025, in occasione della Giornata della Memoria. Bondì sarebbe stato parte del gruppo che ha affisso uno striscione davanti all'ingresso dell'università La Sapienza: "Il nemico di 80 anni fa, ieri nazi oggi Hamas", recitava. La stessa notte, sul ponte di via dei Serpenti vicino al Colosseo, ne era stato affisso un altro con la scritta "Propal non hai memoria, il terrorismo la tua gloria", un esplicito attacco contro le manifestazioni a sostegno della popolazione palestinese e contro il genocidio nella striscia di Gaza. Entrambi erano contrassegnati solo da una stella di David.

Il gesto è stato celebrato in alcuni canali social filo-israeliani come esempio di "sionismo militante". Sarebbe, inoltre, la prima uscita pubblica della Brigata Vitali, gruppo che quello stesso 27 gennaio 2025 comunica la propria nascita. Il simbolo è il teschio con la rosa fra i denti su campo nero, il nome è preso da Dario Vitali, ebreo eroe della prima Guerra Mondiale, fascista della prima ora e poi ancora soldato nelle campagne coloniali italiane in Africa.
L'azione della Brigata Vitali al liceo Manara
La grafia e lo stile di quei due striscioni sono, infatti, gli stessi di quello esposto al Liceo Manara contro il collettivo antifascista della scuola e in accompagnamento a un raid vandalico in cui l'ingresso dell'istituto è stato sigillato con catene e silicone. L'azione è stata rivendicata con un messaggio: "Non saranno più tollerate azioni di bullismo e antisemite volte ad allontanare studenti ebrei dai licei pubblici". Senza, però, riferimenti a fatti specifici.

Bondì al gip: "Non faccio parte di nessun gruppo"
Il 21enne, subito dopo essere stato fermato dalla polizia il 29 aprile in casa sua nella zona di viale Marconi, aveva dichiarato di appartenere "alla Brigata Ebraica". L'associazione aveva, però, dichiarato di non conoscere il ragazzo e di non avere iscritti a Roma. Nel corso della perquisizione domiciliare gli agenti avevano trovato altre pistole anche non da softair e con tanto di proiettili, ma anche coltelli e bandiere israeliane. Bondì è in possesso di un porto d'armi.
"Mi assumo la responsabilità di questo gesto deplorevole, mi vergogno di quanto ho fatto", ha dichiarato al gip, che ha derubricato l'accusa da tentato omicidio a tentate lesioni pluriaggravate anche dalla premeditazione. "Esprimo solidarietà verso le persone ferite e di chi si è sentito offeso dal mio gesto. Voglio specificare che non faccio parte di nessun gruppo: non ci sono moventi politici e ideologici dietro il mio gesto. Non ho nessuno legame con la Brigata Ebraica". Ma il legame fra Bondì e la Brigata Vitali resta da approfondire.