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Elezioni comunali Roma 2021

Come e perché il centrodestra ha perso clamorosamente le elezioni comunali a Roma

Come è successo che la destra perdesse in maniera così disastrosa le elezioni romane, contro il non brillantissimo candidato del centrosinistra? È il risultato della scelta di un candidato sbagliato e inadeguato come Enrico Michetti, e delle dinamiche di competizione interne al centrodestra che hanno portato a una campagna elettorale poco efficace.
A cura di Valerio Renzi
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Un candidato sindaco inadeguato e una campagna elettorale sbagliata, così il centrodestra ha perso le elezioni romane in modo rovinoso, oltre ogni aspettativa.

Il peccato originale è stata la scelta di presentare candidati civici in tutte le grandi città, un modo per non usare il Cencelli all'interno della coalizione, ma senza rendersi che di volti e nomi in grado di reggere la sfida fuori di partiti non ce ne erano.

Archiviata l'ipotesi del sempiterno Guido Bertolaso che tanto piaceva a Salvini e Forza Italia, sono stati i Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni a tirare fuori dal cilindro il nome di Enrico Michetti. Il retroscena vuole che a proporlo sia stata Arianna Meloni, la sorella di Giorgia e compagna di Francesco Lollobrigida, plenipotenziario del partito a Roma e provincia e capogruppo alla Camera.

La Lega aveva provato a indicare l'ex giudice Simonetta Matone, un curriculum di tutto rispetto, ma niente la destra non ne ha voluto sapere. "Su Roma decidiamo noi, siamo il primo partito", hanno fatto notare gli eredi dell'Msi che considerano la partita del Campidoglio un'affare di famiglia.

Così arriva sulla scena lo sconosciuto tribuno radiofonico. "Vedrete è bravo e competente", vengono rassicurati i più scettici e preoccupati. Il punto di debolezza di Michetti, il non essere un personaggio pubblico, gli strateghi della campagna elettorale provano a ribaltarlo in un punto a suo favore inondando la città di cartelloni con su scritto "Michetti chi?" elencando poi meriti ed esperienze dell'avvocato esperto in diritto amministrativo.

Ma non funziona. Michetti è troppo moderato per la destra identitaria che lo ha eletto a suo paladino, e troppo di destra e tutt'altro che competente sui temi della città per l'elettorato più moderato. Così i leader nazionali  – Meloni e Salvini in testa – lo scavalcano per condurre in prima persona la campagna elettorale. Michetti parla poco e, quando parla, in sostanza "fa danni" come si dice Roma.

La campagna elettorale condotta parallelamente dai partiti di centrodestra, si traduce in una competizione interna alla coalizione che sfugge di mano ai protagonisti e finisce per danneggiare la campagna elettorale, anche perché la Lega si trova al Governo con Draghi (dove Matteo Salvini sta stretto) mentre Fratelli d'Italia è all'opposizione, una posizione che Giorgia Meloni capitalizza per aumentare il suo consenso con leader e le intenzioni di voto per il suo partito nei sondaggi. Un sorpasso che rende nervoso l'alleato leghista.

Quando poi escono fuori gli imbarazzanti audio su Shoah e immigrazione di Michetti dai microfoni di Radio Radio, mentre il diretto interessato disperatamente continua a ripetere "mai stato fascista io sono democristiano", la situazione non può che peggiorare.

Il clima in cui il centrodestra arriva al voto è ben rappresentato dai selfie alla fine della conferenza stampa in cui i leader del centrodestra hanno sottoscritto il "Patto per Roma": il candidato viene "impallato", come si usa dire in gergo cinematografico, scompare sullo sfondo coperto da tutti gli altri presenti.

E se Enrico Michetti scompare, non ci si può stupire del risultato finale del ballottaggio, dove il centrodestra prende solo 35.000 voti in più del primo turno, ovvero non riesce a conquistare voti al di fuori del proprio consolidato elettorato di riferimento..

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Giornalista pubblicista e capo area della cronaca romana di Fanpage.it. Ho collaborato prima prima di arrivare a Fanpage.it su il manifesto, MicroMega, Europa, l'Espresso, il Fatto Quotidiano. Oltre che di fatti e politica romana mi occupo di culture di destra e neofascismi. Ho scritto per i tipi di Edizione Alegre "La politica della ruspa. La Lega di Salvini e le nuove destre europee" (2015) e per Fandango Libri "Fascismo Mainstream" (2021).
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