Centinaia di impiegati del comune di Roma trasferiti al Tintoretto: “Un disagio, ogni giorno il viaggio supererà le 4 ore”

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L'attuale sede in via Capitan Bavastro.
Il trasferimento di centinaia di impiegati comunali dalla Garbatella a via del Tintoretto: “Non ci sono treni né metro, le ore di tragitto raddoppiano. A chi viene da lontano quanto tempo resta da vivere fuori?”.

"Per anni la nostra routine è stata scandita da macchina, autobus, metro per andare e tornare dal lavoro. C'è chi usa molti mezzi di trasporto pubblico, chi viene con la propria auto e si trova a cercare parcheggio. Lo abbiamo sempre fatto: la zona in cui abbiamo lavorato fino è ben collegata. Ma presto le cose potrebbero cambiare". C'è preoccupazione per gli impiegati e le impiegate del Comune di Roma che lavorano in via Capitan Bavastro che saranno trasferiti in un'altra sede, in via del Tintoretto.

"Lontano dalla metropolitana e con una sola linea di autobus, saremo penalizzati ogni giorno – spiegano alcune impiegate del dipartimento Scuola – C'è già chi impiega anche più di un'ora per andare e un'altra per rientrare a casa dopo il lavoro. I tempi rischiano di raddoppiarsi. Per noi parlare dei pendolari. Alcune colleghe arrivano da Manziana, Bracciano, altre ancora da Napoli e Salerno. Impiegare quattro o cinque ore fra andata e ritorno ogni giorno per noi non è ammissibile: significherebbe rinunciare ad avere una vita privata.

Al fianco del gruppo di impiegati, ma soprattutto di impiegate in difficoltà, c'è il Sindacato Generale di Base. "Roma è già alle prese con traffico, disservizi e gravi problemi di mobilità. Allontanare ulteriormente la sede di lavoro, collocandola in un’area mal collegata, significa aggravare tempi di percorrenza, costi e sacrifici, compromettendo la qualità della vita e la conciliazione tra lavoro e famiglia", scrivono in una nota firmata da Cinzia Conti e Patrizia Pagliara di Sgb annunciando un'assemblea per giovedì 22 ottobre.

Fanpage.it ha provato a contattare il Comune di Roma per avere delucidazioni sulla situazione in corso, ma al momento non ha ancora ottenuto risposta.

La sede da abbandonare: "Problemi strutturali, lo sapevamo"

"La qualità più evidente della sede in via Capitan Bavastro per noi è sempre stata la facile raggiungibilità con diversi mezzi di trasporto pubblico. Treno, metro, autobus: anche chi viene da fuori regione, come tutti i colleghi pendolari da Napoli e Salerno, ad esempio, può arrivare in ufficio in tempi umani. Ma a quanto pare, presto dovremo lasciare la sede", spiega a Fanpage.it chi lavora in quella struttura da anni.

"Le ragioni sono sotto ai nostri occhi da tempo: abbiamo avuto problemi di elettricità, gli ascensori a volte si rompono, manca l'aria condizionata. Si tratta di una sede con numerosi disagi che sicuramente va lasciata. A quanto ne sappiamo ci sarebbero anche problemi con i proprietari dello stesso stabile", precisano i dipendenti.

La lontananza dalla nuova sede: "I tempi raddoppiano"

A spaventarli, però, non è abbandonare la sede, ma la ricollocazione. "Abbiamo saputo che l'alternativa che è stata pensata per noi è una sede in via del Tintoretto. Ma la scelta è stata presa senza prima valutare da dove arrivano i dipendenti – spiegano – Oggi la maggior parte di noi raggiunge la sede di Garbatella con la metropolitana o, addirittura, scendendo direttamente alla stazione Ostiense e facendo un quarto d'ora a piedi".

Ora invece rischiano di essere trasferiti tutti in via del Tintoretto, in una zona lontana dalla metropolitana e servita da un numero esiguo di mezzi pubblici: ipotizzando di svolgere il medesimo percorso di oggi, dalla stazione della metropolitana di Garbatella la possibile nuova sede dista più di mezz'ora; dalla stazione Ostiense quasi quaranta minuti di autobus, mentre da Termini quasi un'ora.

Il trasferimento: "Nella nuova sede fino a 750 posti"

"Ai collegamenti più difficoltosi rispetto a come da anni siamo abituati, si aggiungono anche i vari disagi dei mezzi pubblici in una grande città e il traffico. La sede, teoricamente, da quanto abbiamo appreso finora, potrebbe ospitare circa 750 persone (a fronte di un numero di parcheggi che non arriva a 400). Prendere l'automobile oggi, però, è diventato impossibile: oltre all'usura dovuta ai lunghi chilometraggi, occorre tenere conto dei costi dei carburanti. Si tratta di centinaia di persone che dovrebbero muoversi tutte alla stessa ora verso la stessa sede su pochi autobus disponibili – spiegano – È stata avanzata la proposta di organizzare delle navette. Ma il rischio, soprattutto per chi viene da lontano, è quello di perdere la coincidenza e, di conseguenza, uno dei pochi mezzi che permettono di raggiungere la sede".

Il risultato è quello di impiegare molto più tempo rispetto a quello impiegato finora. "Se tutto va bene, chi arriva anche solo dalla provincia di Roma impiega circa due ore e mezza di viaggio ad andare e due ore e mezza a tornare. Ma anche chi si muove dentro Roma rischia di dover trascorrere lo stesso tempo in viaggio. Anche adesso non si tratta di dieci minuti, ma con il trasferimento i tempi rischiano di raddoppiare".

I tempi di percorrenza verso la nuova sede raddoppiano: "Chi viene da fuori Regione smette di vivere"

Per cercare di far sentire la propria voce, i dipendenti hanno organizzato una raccolta firme: "C'è chi rischia di trovarsi in disagi seri e chi ha firmato per solidarietà, perché anche chi vive in zona riesce a mettersi nei panni di chi, per lavorare, si troverà costretto a dire addio alla propria vita privata – spiegano – Il nostro dipartimento, inoltre, è composto da molte donne che, purtroppo ancora oggi, in molti casi si trovano a farsi carico del lavoro di cura in ambito familiare. Che si andrà ad aggiungere in maniera ancora più prepotente e faticosa a una quotidianità che rischia di mettere a dura prova la nostra salute mentale".

Una situazione che, soprattutto dopo tanto tempo, può iniziare a pesare: "Non chiediamo di restare dove ci troviamo adesso: siamo consapevoli che un trasferimento è inderogabile. Ma chiediamo almeno di trovare un'alternativa in altri edifici del comune di Roma. Che lo spostamento fra casa e lavoro sia umanamente accettabile, gestibile e sostenibile anche a lungo andare – continuano – Mancano tanti anni alla pensione. In che condizioni rischiamo di arrivarci con questi ritmi? Siamo delusi, ci sentiamo abbandonati: pensare di vivere la quotidianità in questo modo diventa fisicamente complesso. Rischiamo di trovarci a vivere una vita che, lontana dal lavoro, potrebbe smettere di esistere".

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