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Cavalletti, si allarga l’inchiesta sul gruppo: dopo i furti di energia, indagini per riciclaggio

Dopo gli arresti per furto di energia, l’indagine sul gruppo Cavalletti si allarga al possibile riciclaggio. Sospetti sulla scalata dell’imprenditore Christian Delle Fave.
A cura di Francesco Esposito
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Insegna di un punto vendita Cavalletti (Foto Google Maps)
Insegna di un punto vendita Cavalletti (Foto Google Maps)

Un'espansione rapida, decine di punti vendita aperti in pochi anni e ora il sospetto che dietro quella crescita possano esserci flussi di denaro da chiarire. È anche sull’ipotesi di riciclaggio che si concentrano le indagini della Procura di Roma sulla holding che ha rilevato i marchi Cavalletti e Ricci, finita al centro di una serie di accertamenti coordinati tra carabinieri e Guardia di finanza. Intanto, domani mattina tre amministratrici di alcune società del gruppo – Rita Delle Fave, Cristina Gigli e Brunella Desideri – compariranno davanti al giudice per le indagini preliminari dopo l’arresto per le ipotesi di furto di energia elettrica e acqua.

Le indagini sull'ascesa della holding di Delle Fave

Gli investigatori stanno cercando di ricostruire come, a partire dal 2021, l’imprenditore Christian Delle Fave, fratello di Rita e compagno di Gigli, sia riuscito ad acquisire il marchio Cavalletti, storico nome della pasticceria romana noto per il millefoglie della prima sede in via Nemorense. Inoltre, in poco tempo sono state avviate quindici attività tra punti vendita Cavalletti, salumerie Ricci e panifici Buono come il pane. Un'espansione accompagnata da frequenti lavori di ristrutturazione e da un intreccio di società che ora è sotto la lente degli inquirenti. Proprio questo sistema societario, insieme alla provenienza dei capitali utilizzati, è uno degli aspetti su cui si concentrano le verifiche, anche alla luce delle normative antimafia che prevedono controlli sui fondi impiegati per avviare attività economiche.

Dalle manomissioni dei contatori agli stipendi non pagati

Il primo intervento delle forze dell’ordine risale al 30 marzo nella pasticceria di viale Parioli, seguito da un secondo blitz una settimana dopo. In quelle due occasioni, insieme ai tecnici di Acea, sono stati scoperti un allaccio abusivo alla rete elettrica e la manomissione del contatore dell’acqua. Irregolarità che hanno portato a due denunce per furto nei confronti della titolare, Rita Delle Fave. Nei giorni successivi, le verifiche si sono estese ad altri punti vendita della catena in diversi quartieri della città.

Parallelamente, sono emerse le testimonianze di ex dipendenti che hanno denunciato stipendi arretrati per migliaia di euro, contributi non versati, infortuni sul lavoro non segnalati e turni particolarmente gravosi. "Risultano più società aperte e chiuse nel tempo, anche con nomi molto simili. Ne fallisce una e ne aprono un'altra. Questo rende complicato individuare il soggetto contro cui agire per recuperare effettivamente le somme", ha spiegato a Fanpage.it il legale di uno dei lavoratori.

Indagini anche su alcuni furti sospetti

Nel corso degli accertamenti sono stati inoltre individuati numerosi allacci abusivi alle utenze, circa una quindicina, non solo nei negozi ma anche in alcune abitazioni utilizzate come sedi societarie. Gli investigatori stanno verificando anche possibili anomalie contabili, tra ammanchi di cassa e furti denunciati. Stando ad alcuni controlli specifici dei carabinieri, ci potrebbero essere ampie discrepanze fra le reali somme sottratte in vari negozi e quanto denunciato alle forze dell'ordine e alle assicurazioni che hanno poi emesso dei risarcimenti.

I negozi Ricci e Buono come il pane anche nell'inchiesta Sciacallo

A rendere ancora più complesso il quadro è il fatto che due locali riconducibili alla holding compaiono anche nell’inchiesta “Sciacallo”, che a febbraio ha portato all’arresto per spaccio di tre poliziotti infedeli. Il salumiere Ricci di viale Adriatico, secondo gli atti, sarebbe stato uno dei luoghi utilizzati per gli incontri tra il narcotrafficante Guerino Primavera e l’agente Danilo Barberi. Qui gli indagati lasciavano i telefoni lontano prima di spostarsi in terrazza per parlare, nel tentativo di eludere eventuali intercettazioni. Altri incontri sarebbero avvenuti anche nel punto vendita Buono come il pane di via Ferruccio Amendola.

Un intreccio di attività commerciali, società e frequentazioni che ora gli investigatori stanno cercando di ricostruire nel dettaglio, mentre proseguono gli accertamenti per chiarire la reale dimensione e le modalità di gestione del gruppo.

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